Placenta previa non ti temo

Non tutte le gravidanze sono uguali.

Lo so: questo incipit è degno della fiera del cliché. Ma per chi, come la sottoscritta, ha scoperto di avere una gravidanza a rischio, il significato di questa frase assume un valore particolare

Anche le gravidanze a rischio non sono tutte uguali.

Io, oltre ad avere alcuni problemi pregressi, ho la placenta previa. In altre parole, la mia placenta si è impiantata nella parte bassa dell’utero.

Volendo essere scientificamente corretta – e visto che parliamo di salute, è opportuno dire cose esatte -, specifichiamo che fino alla 30esima settimana si parla semplicemente di placenta bassa. Una situazione non ideale, certo; ma abbastanza comune nei primi mesi di gravidanza e che, appunto fino alla 30esima settimana, può risolversi da sé. L’utero cresce, la placenta risale… e vissero tutti felici e contenti.

Ma se…

Ma se, scongiuri facendo (e a questo punto ho già abbandonato il mio rigore scientifico), la placenta non dovesse risalire per conto suo, allora c’è solo una cosa sensata da fare:

Placenta previa - non cercarla su Google, altrimenti uscirà fuori tutto e il peggio di tutto
Placenta previa – cercando su Google esce fuori di tutto…

Cara mamma work in progress, sorella di placenta previa, sappilo: se cercherai placenta previa” su Google, ti uscirà fuori di tutto.

Siamo sincere: resistere alle sirene dei motori di ricerca è come cercare di non masticare le Fruit Joy. Semplicemente impossibile.

L’importante, come sempre, è essere preparati psicologicamente. I forum possono essere luoghi di terrorismo psicologico, ma anche canali per condividere e quindi esorcizzare le nostre paure.

Basta prendere tutto con le pinze e tenere sempre a mente che chi scrive in internet (da che pulpito, direte magari voi ;)) spesso è affetto dalla sindrome del pescatore: e in men che non si dica, una sardina diventa un tonno da 12 kg…

Piuttosto, ascolta quello che ti dice il ginecologo – che in questi nove mesi è il tuo personale Leader Maximo – e stai serena. Il tuo ginecologo è tranquillo? E allora tira il fiato e stai tranquilla anche tu.

Te lo dico per (traumatica) esperienza personale. Io dopo aver saputo della mia placenta previa, sono andata su internet per “informarmi” e ho iniziato a leggere i racconti di altre mammine con la stessa buona fede con cui Heidi portava le caprette al pascolo.

Grosso, grosso errore.

Dopo due ore di googling compulsivo, passando febbrilmente da un link all’altro e da un forum all’altro, sono riemersa in lacrime e mi sono gettata tra le braccia di mio marito (angosciando parecchio anche lui) convinta che avrei avuto un parto cesareo d’urgenza anticipato da fiumi di sangue e seguito dall’asportazione dell’utero.

Insomma: mancava solo il clown demoniaco che mi offriva il palloncino per avere un film dell’orrore fatto e finito.

Ma come tutti i film dell’orrore, anche la trama del mio personale “Placenta previa – splatter edition” era basata su paure infondate e combinazioni di accadimenti altamente improbabili.

Nel corso di queste settimane, ho scoperto infatti che molte donne che conosco – colleghe o amiche di famiglia – hanno avuto la placenta previa. Tutte hanno dato alla luce bambini sani (e senza i temuti fiumi di porpora…) . È bastato un semplice cesareo programmato e un po’ di riposo prima del parto.

(Del congedo maternità anticipato per gravidanza a rischio – e del decimo girone infernale non cantato da Dante, vale a dire l’INPS – parlerò nel dettaglio in un prossimo post).

Ah, dimenticavo: nessuna ci ha rimesso l’utero, in parecchie hanno avuto altri figli. E io non ho più paura della placenta previa.

Insomma. La dolce attesa non sempre è così dolce. È anche un periodo di timori (in gran parte privi di fondamento) e di dubbi. Ma va tutto bene, rientra tutto nel normale processo di metabolizzazione del fatto – enorme – che stiamo diventando mamme. 

… e ovviamente i succitati timori e dubbi non spariranno dopo il parto…

Anzi.

Quando il nostro bambino cadrà e sbatterà la testa – è pura statistica: succede a chiunque, prima o poi, rassegniamoci fin da ora -, andremo tutti su Google a cercare “neonato caduto ha sbattuto la testa”. Idem per le coliche, il pianto incessante e quella macchiolina rossa sulla pelle…

Quindi fin da ora, seppure con la mano destra stiamo già digitando “morte in culla prevenire” sulla tastiera del pc, continuiamo comunque a ripeterci come un mantra:

Keep calm & don’t google it!

Chissà? Forse prima o poi potremo anche riuscirci…