Stupro di minore depenalizzato? La Turchia, il mondo e la ribellione di mamma pinguino

Anche oggi quello che leggo sui giornali supera e inghiotte in mio piano editoriale.

Avevo preparato un post un po’ ironico e assolutamente frivolo sulle canzoni d’amore più insultanti della storia della musica (un mio pallino da tempo… Ognuno ha le sue piccole manie). Ma poi nella rassegna stampa di stamattina ho trovato questa notizia:

In Turchia «tra le proposte avanzate dalla Commissione parlamentare sul divorzio c’è la depenalizzazione dell’abuso sessuale sui minori se viene seguito da matrimonio». (News completa qui)

Ecco.

Ora capite perché il post sulle canzoni d’amore insultanti per oggi – come diciamo elegantemente noi a Roma – me lo posso anche dare in faccia.

Depenalizzare la violenza su minorenni se seguita da matrimonio riparatore significa che dopo essere stata stuprata, una bambina turca sarà anche costretta a nozze forzate con il suo stupratore. Il matrimonio – badate bene – dovrà durare almeno cinque anni e sarà posto sotto “controllo governativo” (qualunque cosa questa fumosa locuzione voglia intendere…).

La depenalizzazione legalizzerebbe pratiche crudeli e arcaiche che ancora adesso nel Paese di Erdogan sono una realtà. Come si legge in un articolo dell’8 luglio comparso sul quotidiano turco Hurryet e ripreso in questi ultimi giorni da molte testati internazionali, anche ora migliaia di stupratori di bambine la passano liscia sposando le proprie vittime.

I numeri totali delle spose bambine turche sono impressionanti: circa un terzo dei matrimoni coinvolge minorenni.

E nel 2011 Human Rights Watch ha pubblicato uno studio che mette in luce la dimensione massiccia degli abusi commessi tra le mura domestiche. Soprattutto nelle zone rurali e più arretrate del Paese, ma non solo. Lo studio, che era stato associato a una campagna di sensibilizzazione, ha un titolo decisamente “parlante”: “He loves You, He beats You”.

"He loves You, He beats You" - copertina
“He loves You, He beats You” (2011) – copertina

I dati raccolti sono del 2009, ma indicatori più recenti non mostrano purtroppo cambianti sostanziali.

Uno su tutti: “Circa il 42% delle turche sopra i 15 anni e il 47% di quante vivono i aree rurali – approssimativamente 11 milioni di donne in totale – ha subito violenza fisica o sessuale per mano del marito o del partner”.

Conciliare queste notizie con l’immagine da turista che ho della Turchia e di Istanbul in particolare è molto difficile.

Chi ha conosciuto Istanbul di recente, nel pieno della sua nuova fioritura dopo anni di clamorosa crescita economica del Paese, non può non ricordare il fiume costante di gente nelle larghe strade, a ogni ora del giorno e della notte. La città vibrante. Teste velate e minigonne. Pastrani castigati e minishorts. Il richiamo dei muezzin nella parte musulmana della città e i ristoranti e bar aperti fino a tardi, super cool (e super cari), nella metà occidentale. E ovunque grande pulizia e decoro urbano.

Certo, sono stati proprio questi anche gli anni di una islamizzazione crescente del Paese, modellata sulle convinzioni personali del presidente Erdogan. Ma l’opinione pubblica e pezzi delle istituzioni erano state finora pronte a contestare, vigilare, denunciare, resistere.

Fino a oggi questo Paese incantava chi lo visitava anche e proprio in virtù della sua doppia anima. Le radici e il futuro; la tradizione e l’innovazione. Ora però la Turchia sta seriamente “valutando” di trasformarsi in un nuovo Bangladesh, Afghanistan, Burkina Faso. Posti dove, per prassi largamente praticata, se stupri una bambina, anche di 10, 9 anni, ti basta poi sposarla per evitare il carcere (e a quel punto puoi pure continuare a violentarla senza alcun ritegno). Il Paese, in altre parole, di fatto sta pensando di legalizzare la pedofilia. 

Questo fatto mi fa accapponare la pelle. Mi indigna. Mi preoccupa.

In tanti reputano che questo sia un periodo strano, infausto per fare figli. «Il mondo è impazzito», dicono. «Siamo in guerra». Un po’ dappertutto, il nichilismo sembra avere la meglio sull’ottimismo e la voglia di costruire.

Certamente non è facile. Ma io dico che il modo migliore per continuare a sperare è proprio mettere al mondo ed educare gente perbene. Tramandare valori. Insegnare il rispetto.

I francesi continuano ad andare in locali e ristoranti per non dare ai terroristi la loro vittoria definitiva. Le turche laiche scendono in piazza con cappelli da strega per denunciare la deriva islamista di leggi ed istituzioni nazionali.

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Protesta femminista di studentesse turche

Io farò nascere una bambina e la educherò all’indipendenza e all’emancipazione, alla faccia di tutte le spinte retrograde, dei rigurgiti sciovinisti e dei fanatismi che ogni giorno riempiono i giornali. 

Del resto, lo sappiamo:

non può piovere per sempre.