Controllo peso. E la visita ginecologica diventa il set di Full Metal Jacket

Un tempo pensavo che, semmai fossi rimasta incinta, beh, quello sarebbe stato il primo anno in cui potermi serenamente risparmiare lo psicodramma stagionale della prova costume.

Una donna incinta ha diritto di essere rotonda. Giusto?

Sbagliato.

L’epoca del “devi mangiare per due” è finita. Superata. Kaputt.

Oggi la prima cosa che il ginecologo ti dice è: «Sei incinta, congratulazioni!». E subito dopo: «Massimo dieci chili».
«Dieci chili?», chiedi tu, perplessa. «Dieci chili», conferma lui, impassibile. «Ma quelle davvero brave ne prendono solo nove». 

«Quelle davvero brave prendono solo 9 chili». Ginecologo dixit.
«Quelle davvero brave prendono solo 9 chili». Ginecologo dixit.

Altro che i venti, venticinque, anche trenta chili di una volta. Oggi la regola aurea a cui bisogna attenersi è la cristallina e gelida equazione matematica di “uno al mese”.

E se quando non sei incinta il tuo peso è un fatto personale e segreto come il PIN del bancomat, quando sei in gravidanza diventa invece oggetto di scrutinio, dibattito, pubblico commento.

E’ il convitato di pietra di tutte le cene e i pranzi in famiglia. Prima si parlava del tempo? Di un libro? Della sciatica di zia? Ora è il tuo peso a tenere banco.

Tutti e non meno di tutti ne parlano, dicono la loro. Si esprimono. Hanno opinioni.

Tanto per rendere l’idea, domenica scorsa, a cena con la famiglia di mio marito, il suo nipotino (otto anni) tra il primo e il secondo ha inclinato la capocetta per guardarmi meglio e poi ha cinguettato soave: «Ma lo sai che sei un po’ grassa?». Il caro piccino.

Ma soprattutto il controllo peso è la vera super star degli appuntamenti con il ginecologo. Quanto meno il mio, che quando si parla di peso si trasforma nel Sergente Maggiore Hartman di Full Metal Jacket. 

Ogni visita inizia con il rituale mortificante della pesata, neanche fosse una seduta collettiva da Weight Watchers.

Ginecologo (serio. Molto serio): «Virginia, ti sei pesata prima di venire?»

Virginia: «Ehm, no. Ma i vestiti mi entrano ancora. Non sarò ingrassata più di tanto».

G.: «Lo vediamo subito. Lì c’è la bilancia»

V.: «Cioè, mi dovrei pesare proprio adesso?»

G.: «Virginia, lo sai. Il controllo peso è importante».

V.: «Certo, certo. Giusto. “Uno al mese”. E’ il mio mantra, ormai. Però, ecco…»

G.: «Ecco cosa?»

V.: «Ieri sera sarei andata a cena fuori con mio marito… Quindi forse oggi sono un po’ appesantita. Magari mi peso domani mattina, a casa mia»

G. (alza un sopracciglio): «Appesantita, eh? Perché, cosa hai mangiato?»

V.: «Ma niente, niente di che. Un piatto di pasta, un assaggio di secondo da mio marito. Un dolcetto in due. Sa, c’è questa trattoria dietro casa nostra, Ar Grottino der Traslocatore…»

G. (alza due sopracciglia): «Virginia. Grottino?? Traslocatore??»

V. (evita il contatto visivo). «…»

G. (scuote la testa. Sospira.): «Virginia, non andiamo bene così. Te l’ho già detto. Colazione una fetta di pane con marmellata. Pranzo 60 grammi di pasta e verdura. Cena una proteina e verdura. Il controllo del peso…»

V.: «…è importante, lo so, lo so. Ma ecco, 60 grammi di pasta… »

G.: «Virginia. Non vorrai diventarmi una balena?»

«Cos'hai mangiato ieri?»
«Cos’hai mangiato ieri?»

V.: «No, no, per carità. Ma ecco, una proteina e una verdura a cena…»

G. (una nuova empatia da poliziotto buono nella sua voce): «Virginia. Dimmelo: ti stai forse lasciando andare?»

V.: «No, macché. Figuriamoci, ci tengo, io»

G.: «Lo sai, Virginia. Quelle brave prendono nove chili».

V.: «Sarò come loro. Giuro. Giuro che starò attenta. Giuro che… Giuro che starò a dieta»

Accade così quello che mai avrei pensato. Incinta di cinque mesi mi ritrovo a contare le calorie di quello che mangio. E va bene che lo scorso anno, in questo stesso periodo, contavo ugualmente le calorie per «essere protagonista dell’estate 2015», come diceva il mio personal trainer di allora (secondo il quale, per inciso, «in vacanza ce devi anna tirata. Mica pe’ gnente, eh, ma voi mette poi le foto su Feisbuc?!»).

Ma quest’estate – l’estate 2016 – è diversa. Almeno per me. Un’estate speciale, forse unica. L’estate in cui il mio corpo sta producendo un altro essere umano.

Ho attualmente un secondo cuore che batte nella mia pancia.

Un altro cervello che sta prendendo forma.

Un paio di gambe in più. Gambe corte, certo: ma che iniziano a farsi sentire.

E quindi ho deciso: io insorgo.

Mi ribello.

Lo faccio.

Il gelato me lo mangio. E al Grottino ci torno pure stasera, evviva i traslocatori e la gente di sano appetito.

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Maccherone, m’hai provocato…

Alla prossima visita di controllo farò quello che tante donne hanno fatto e continuano a fare a proposito del loro peso.

Mentirò.

Spudoratamente.

«Ma certo, dottore. Ieri a cena? Una proteina e una verdura. Ovvio. A pranzo? Sessanta grammi di pasta, mi pare. Anzi, no: erano cinquanta... Sì, sì: stamattina mi sono pesata, come no! Tutto alla grande, mezzo chilo in due settimane».

Perché nove chili in nove mesi andranno bene per Belen. O Michelle. O la Canalis. Ma #lamiagravidanzaèdifferente. 

A me basta continuare ad avere una forma passabilmente umanoide. E un marito che alla fine della giornata, quando io sono ormai pronta a rivalutare il burqa, mi guarda e mi dice:

«Amore, come sei bella».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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