Eppur si muove. Mia figlia deve essere Alien. E io ne vado fiera.

Arrivata al quinto mese di gravidanza ormai inoltrato, una domanda mi segue ovunque io vada.

Parenti, amici, conoscenti (tra cui la mitologica fruttivendola della piazza), tutti vogliono sapere solo una cosa:

«La senti, si muove

Risposta purtroppo deludente di mamma pinguino: «No. Non la sento».

Interlocutore Di Turno (incredulo): «Ma come non la senti? Ormai la dovresti sentire».

Mamma Pinguino: «»

IDT (ancora incredulo. Insiste): «Sicura che non senti come delle farfalle nello stomaco?»

MP: «No».

IDT (sempre incredulo. Persiste): «Nemmeno una sensazione di bollicine che gorgogliano nella pancia?»

MP: «No. Niente farfalle. Niente bollicine. Calma piatta. Deserto dei tartari».

L’Interlocutore Di Turno non è più incredulo. E finalmente desiste.

Ma è allora che mamma pinguino commette un passo falso. Così, tanto per chiudere il discorso, aggiunge: «Si vede che è una bambina pigra».

IDT (con un ultimo colpo di reni): «Eh, no. Non è la bambina che è pigra. Il problema sei tu». 

MP: «Io?»

IDT: «E certo. Sei tu che non sei abbastanza ricettiva. Tu che non ti ascolti. Che non sei capace di ascoltarti».

Ora.

Sorvoliamo sulla prontezza con cui una donna viene colpevolizzata in ogni fase della sua vita (dunque gravidanza compresa) quando non soddisfa le aspettative anche più marginali di chi le sta intorno. Tanto lo sappiamo: da Eva in poi la colpa – in un modo o nell’altro – è sempre e comunque nostra.

Ma la psicologia da bar sport, ecco: quella no, dài.

Già mi tocca sopportare l’afa…

Ecco perché, da piccolo essere meschino quale se voglio (e sottolineo: se voglio!) posso essere, da quattro giorni mi sto prendendo un’altrettanto piccola e meschina vendetta.

Signore e signori.

Lo confesso.

La mia bambina-to-be ha iniziato a farsi sentire. Ma io agli psicologi del bar sport, quelli che «comunque sei tu che sbagli», non lo dico. Almeno per un po’. 

«La senti?»

«No, nulla, niente, nada».

Il mio IO migliore dice che sono una brutta persona. Quello peggiore risponde: «Embé?!».

Vecchio-bar-Sport-di-Cairo-M.

Ma torniamo a lei: la bambina-to-be.

Eppur si muove, dunque.

Oddio: dire “si muove” non è forse la locuzione più adeguata.

Direi piuttosto che, a quanto pare, quattro giorni fa la bambina-to-be si è iscritta a un corso di rock ‘n roll acrobatico. E nel tempo libero realizza abusi edilizi tra le mie viscere. E comunque mia figlia deve essere Alien.

Non penso ci siano infatti altre spiegazioni razionali ai colpi da rugbista che mi tira in pancia, soprattutto se consideriamo che attualmente le sue misure sono circa 20 centimetri per 400 grammi.

Bum. Bum. Bum.

Mattina, mezzogiorno e sera. Anche ora, mentre scrivo, credo che se ne stia attaccata a una palla demolitrice, stile Miley Cirus, ma senza gli anfibi.

miley-cyrus-wrecking-ball-music-video-10

In tanti mi avevano predetto che sentirla muovere mi avrebbe emozionata. O commossa.

In realtà, non è stato così.

Però il cancan degli ultimi quattro giorni mi ha fatto capire una cosa. Ho capito come vorrei che fosse, questa bambina in preparazione. E questa sì che è stata una sorpresa.

Contro ogni iniziale previsione, ho infatti capito che non sogno una figlia principessina. Io voglio un piccolo diavolo della Tasmania.

Una che non tema di battere i pugni per dire al mondo: «Eccomi. Io sono qui. Spero che tu sia pronto per me». 

Mi piace pensare che questo suo modo di palesarsi – senza mezzi termini, tutt’altro che delicato – sia il primo indizio di tanta personalità.

Insomma: tutti i riferimenti culturali con cui da ex bambina degli anni Ottanta sono cresciuta (Dolce Forno, Lovely Sara, Mio Mini Pony, Georgie, Candy Candy…) sono imprevedibilmente saltati.

Dolce Sara, con la sua bambola Priscilla...
Sara, o Sara, graziosa sei tuuu… Dolce bimba di molte virtùùùù…

Con buona pace della Mattel, io oggi mi trovo a sperare in una figlia che sia capace di dire:

«I am not bossy. I am the boss».

So che un giorno non molto lontano potrei pentirmene.

Magari tra qualche mese, quando finalmente Alien sarà uscita dalla mia pancia e ballerà il rock ‘n roll acrobatico alle tre di notte, martellandomi le meningi con la sua palla demolitrice.

Ecco, credo che allora senz’altro ripenserò a questo post e mi dirò da sola: «A Virgi’… Il diavolo della Tasmania??? Mavaff… Ma non potevi tirare fuori una figlia-polpetta, come se ne vedono tante in giro??».

http://https://www.youtube.com/watch?v=V-opPzpRF78

Però, nel profondo del mio animo, so che non sarò io a parlare.

Sarà la mia stanchezza. La mia esasperazione. La mancanza di sonno. O di dieci minuti per fare una doccia semi-decente.

Io, cara la mia bambina-to-be, te lo dico ora che sono nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, con i capelli freschi di shampoo e otto ore di sonno alle spalle – e vale per sempre:

se davvero deciderai di essere il bastian contrario che immagino;

se sarai una casinista;

una che rovescia i tavoli;

una capace di urlare le sue ragioni come una sindacalista degli anni Settanta;

una Iron Lady;

un incrocio tra Gengis Khan e la Loredana Berté dei tempi d’oro;

… se sarai qualcosa di simile a questo o anche di più…  

Io sarò fiera di te.

E se invece sarai una bambina-polpetta…

…Beh…

…In tal caso…

Mia figlia? E' la terza da destra
Mia figlia? E’ la terza da destra

… andrà bene uguale.

Purché tu sia una polpetta felice.

E magari aggiungeremo un pizzico di peperoncino al sugo.

 

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