Siamo diventati servi della gleba del Bicarbonato

Ah, che bella l’estate.

Il sole.

Il phon lasciato a languire fino a settembre.

Il fondotinta dimenticato in un angolo oscuro del beauty-case.

Le calze confinate nell’antro meno frequentato del cassetto della biancheria.

Estate, tempo di cose facili. E anche a tavola, questo è il tempo delle insalate. Piatto semplice e veloce per eccellenza.

O almeno così credevo fino a cinque mesi fa.

Da quando sono incinta, infatti, sono diventata una specie di servo della gleba di quello che attualmente è il signore e padrone di tutti i miei pasti:

il Bicarbonato.

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Altro che dittatori sudafricani. La vera repubblica delle banane la trovate a casa mia, in cucina. 

Se prima di entrare nel cerchio magico della gravidanza il bicarbonato era una sostanza a me praticamente sconosciuta, oggi – causa la spada di Damocle della toxoplasmosi che pende sulla mia testa di donna gravida – non posso vivere senza.

Vuoi farti un’insalata, perché con il caldo voglia di cucinare saltami addosso? Stai per addentare quella bella pesca arancione che ti ha venduto l’amica fruttivendola in piazza? Prima devi lasciare frutta e verdura in ammollo nel bicarbonato per una decina di minuti. Idem anche per le insalate da supermercato, quelle “Prodotto lavato e pronto all’uso”. E poi sciacquare bene: una, due, tre, anche quattro volte, ché altrimenti sulla tua frutta/verdura resta una patina polverosa e vagamente salmastra. Insomma: prima di venti minuti buoni, quella pesca non la assaggerai.

Questo implica anche che, quando vai al ristorante, tutto quanto contiene verdure crude te lo puoi scordare (insieme ovviamente a tanti altri deliziosi piatti freschi che ti fanno sbavare come il cane di Pavlov, ma che per nove mesi sono off-limits, crudo di pesce in testa).

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Cane di Pavlov… L’altra versione

La conseguenza naturale è che, se vai a cena fuori con le amiche, tutte prendono la caprese, un prosciutto e melone o la classica insalatona (che si sa: questi sono comunque i tempi duri per tutti della prova costume) e tu ordini con grande nonchalance un sobrio bollito o magari una parmigiana.

Del resto nonna se la portava al mare a Ostia – spesso abbinata a un altrettanto delicato pollo e peperoni – e quindi senz’altro la possiamo annoverare tra i piatti estivi. (Che poi nonna avesse la silhouette della sora Lella, beh, questo è un altro conto).

http://https://www.youtube.com/watch?v=yBjMDbsJE54

Come tutte le dittature, anche quella del Bicarbonato non mostra pietà per i suoi umili sudditi e anzi colpisce quando sa di fare più male.

Succede così – invariabilmente – che il bicarbonato finisca nei momenti meno opportuni. Generando il panico.

Esempio classico.

Io e il Chioccio andiamo al cinema allo spettacolo delle 20 e torniamo affamati. E questo, per inciso, malgrado il mio abituale spuntino pre-film: un uovo sodo, trucco delle signorine bene di un tempo per non abbuffarsi alle feste. Personalmente, da quando l’ho scoperto, per me è diventato un must. If you try egg, you never come back (sì, lo so: nella versione originale è black, non egg… Ma nel mio stato attuale il cibo è decisamente in cima alla lista delle priorità. Gli altri appetiti sono scivolati molto più in basso).

E dunque, la scena è questa.

Interno sera.

Mamma Pinguino: «Amore, muoio di fame. Prepariamo una cosa veloce?»

Il Chioccio (già in panico per l’eventuale carenza di nutrimenti potenzialmente inflitta alla sua bambina-to-be): «Ma se hai fame scendiamo al volo dal kebabbaro all’angolo e ci portiamo su due kebab»

MP (con sguardo ferito): «Chiaramente ti sei scordato»

IC: «…?»

MP: «Certo, tanto sono io quella che sta diventando una mucca»

IC: «…?»

MP: «Il controllo peso?? Tra due giorni?»

IC: «Ah, già. Il controllo peso»

MP: «E lui mi propone il kebabbaro! Ma non ci pensi mai a me?»

IC: «Hai ragione, amore. Sono un bruto. Dai, preparo io qualcosa. Faccio un’insalata e metto dentro un po’ di tutto. Tra 15 minuti mangiamo»

MP: «Perfetto. Anche perché in frigo non c’è altro. Con questa storia che non mi fai andare a fare la spesa…»

IC (dalla cucina): «Amore, dove l’hai messo il bicarbonato?»

MP: «Ma lì, amore, al solito posto. Vicino ai condimenti»

IC: «No, guarda che qui non c’è»

MP: «Ma certo che c’è. Guarda meglio»

IC: «Ho guardato»

MP: «E…?»

IC: «Non c’è, ti dico»

MP (che già si era piazzata davanti a una replica di Sex and The City… Per inciso: amo SKY per queste perle anni Novanta, come quando out of the blue scovo un episodio di Beverly Hills 90210 prima stagione): «Vengo io, lascia stare»

Sex and The City... La centesima volta sembra sempre la prima
Sex and The City… La centesima volta sembra sempre la prima

Con la grazia elefantiaca che la contraddistingue in queste ultime settimane, mamma pinguino arriva in cucina. Guarda tra i condimenti. E in effetti lì il bicarbonato non c’è.

Primo fremito.

Guarda in dispensa.

Non c’è.

Secondo fremito.

Guarda in frigo.

Non c’è.

Terzo fremito.

Guarda in bagno, nell’armadio dei vestiti, nello sportello dei detersivi, in frigo.

Non c’è.

La crisi è ormai conclamata: «Il bicarbonato è finito».

Il Chioccio e Mamma pinguino si guardano negli occhi. Poi guardano l’orologio sul muro in cucina: 22.48.

Il Chioccio sa che quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare.

IC: «Dài, vado al minimarket bengalese qui dietro e lo ricompro. Dieci minuti e torno».

Il Chioccio esce. Dieci minuti, venti minuti.

Mamma pinguino (al telefono): «Amore, ma dove sei finito?»

IC: «Il bengalese in fondo alla strada non ce l’ha, il bicarbonato. Ho preso l’auto, sto andando a cercarne un altro».

MP: «OK. Tanto ne trovi uno a ogni cento metri. Ti aspetto. Ho tanta fame…».

Ore 24:15.

Il Chioccio è ormai certo che la comunità bengalese residente a Roma abbia qualche problema personale con il bicarbonato. Come un tossico in cerca di metadone, ha girato tutti i minimarket notturni della zona (e quelli del quartiere limitrofo). In cambio ha ricevuto solo dinieghi e grandi sorrisi educati.

Rinuncia al bicarbonato. Torna a casa.

Mamma Pinguino (davanti a un’altra replica di Sex and The City): «Era ora, non tornavi più…»

Il Chioccio: «Lo so, amore. Ma non sono riuscito a trovare il bicarbonato e non volevo lasciarti a stomaco vuoto, quindi ho continuato a cercare. Ma niente, i bengalesi di Roma non lo usano, il bicarbonato»

MP. «Che caro! Ma amore, non ti preoccupare: visto che non tornavi, alla fine io sono scesa dal kebbabaro all’angolo e mi sono fatta un panino. Che poi, ti dirò, non è che mi sia sembrato così grasso, in fondo. Secondo me hanno cambiato gestione. E comunque ormai è tardi… Non potrei mangiare l’insalata a quest’ora: se mangi tardi, ti resta tutto sullo stomaco. E lo sai, io ho il controllo peso…».

Se le bombe delle sei non fanno male, cosa mai ti può fare un kebab alle 23??
Se le bombe delle sei non fanno male, cosa mai ti può fare un kebab alle 23??