Ecco il post con cui perdo la dignità…

Con questo post mi metto a nudo.

Anzi.

Peggio.

Ricordate quel po’ di dignità avanzata dai miei incontri-scontri con la fruttivendola in piazza? Beh, dopo questo post anche quei miseri scampoli saranno solo un lontano ricordo.

Ma l’argomento in questione occupa una posizione talmente centrale nella mia quotidianità che proprio non posso fare a meno di affrontarlo.

Oggi, dunque, si parla di pipì. hommefemme-25

O meglio: delle decine di volte al giorno in cui, quando sei incinta, devi andare “a incipriarti il naso”. 

Che poi, intendiamoci: sto scoprendo che questa incontinenza gestazionale ha anche i suoi vantaggi.

Per esempio, non ho più bisogno di puntare la sveglia. Ché tanto, tra le 5 e le 6, non lo vuoi fare un salto in bagno?

E poi ancora un paio di volte tra le 7.30 e le 9.

E di nuovo tra le 11 e le 12.

Ops... Eccone un'altra nella mia stessa situazione
Ops… Eccone un’altra che si “incipria il naso” durante la notte

Allo stesso modo, questo che potremmo definire il mio nuovo hobby mi permette di capire se un ristorante è davvero pulito e curato come sembra.

O se invece…

Se le carceri sono lo specchio del grado di civiltà di un Paese, vi assicuro che le toilettes sono il metro esatto dell’effettivo livello di pulizia di un locale.

Se – per esempio – le tovaglie sono immacolate e le posate lucidate, ma il bagno lascia a desiderare o mostra carenza evidenti come carta igienica mancante o, a volte, addirittura niente sapone (e, in quei casi, le acrobazie che faccio per uscire dalla toilette senza toccare la maniglia della porta sono degne del migliore Houdini: quello che, tutto incatenato, in una cassa col coperchio inchiodato e immerso in una vasca d’acqua riusciva comunque a uscire)…

Se, dicevamo, la sala è linda e pinta, mentre il bagno ricorda vagamente quello di Trainspotting…

Beh… C’è una forte probabilità che nel ristorante in questione la pulizia non sia tanto scrupolosa quanto avremmo potuto immaginare se non avessimo visitato il suo bagno.

Ma io invece lo visito.

Sempre.

E ci torno svariate volte nel corso di una cena.

Ecco: se le toilettes sono così, fatevi una domanda... E non datevi una risposta.
Ecco: se le toilettes ricordano quelle di Trainspotting, fatevi una domanda… E non datevi una risposta.

Inoltre, questa onnipresenza della pipì mi consente di testare la solidità del mio rapporto di coppia con il Chioccio.

Perché siamo tutti bravi a essere innamorati quando si è giovani, aitanti e in salute. Ma quando il nostro fisico inizierà a cedere, quando verranno fuori gli acciacchi, saremo ancora felici di restarci accanto l’una con l’altro?

In altre parole (le parole di Adam Levine): “Would you still love me the same?” 

Ecco: in queste settimane sto avendo un’anteprima di quello che saranno gli anni della vecchiaia.

Incontinenza.

Capacità di movimento limitata.

Resistenza a caldo e fatica ridotta al minimo.

Insonnia.

Corpo che non governi più tu.

Tutti sintomi di un’età avanzata. O di una gravidanza avanzata.

Non a caso, il Chioccio mi ha ripetuto per tutta l’estate che gli sembrava di stare in vacanza con una vecchia zia.

Zia Elvira, per l’esattezza.

Quella che, poverina, aveva l’affanno ogni due gradini, non sopportava il caldo, era nota in famiglia per le “forme generose” e – appunto – doveva andare in bagno più o meno ogni mezz’ora.

Ecco: se alle parole “zia Elvia” ora sostituite “Mamma Pinguino” avrete un ritratto preciso di chi sono io al momento.

Un ritratto non molto edificante, certo. Ma veritiero. E, come detto in apertura di questo blog, gli edulcoranti abbiamo stabilito di lasciarli alle bibite gassate.

Peraltro, so che il peggio non è ancora arrivato: sono solo al sesto mese.

Ho sentito da amiche già mamme che, quando sono arrivate al nono, gonfie come un palloncino, poteva essere sufficiente anche solo uno starnuto per farsi la pipì addosso (ebbene, sì: la gravidanza è anche questo, a quanto pare…). O che, al momento della rottura delle acque, prese in contropiede, hanno pensato: «Oddio… Non riesco più nemmeno a tenermela».

Sotto questo profilo, le settimane, i mesi a venire non prospettano nulla di piacevole. E questo rafforza la mia convinzione che la gravidanza mammifera sia il frutto di una qualche svolta sbagliata imboccata dalla specie umana milioni di anni fa, lungo il tortuoso percorso dell’evoluzione.

Ma tant’è.

E allora cerchiamo di concentrarci sui lati positivi di questa situazione.

Come per esempio il fatto che sì, dovrò pure andare al bagno ogni quarto d’ora. Ma le file chilometriche che sempre intasano le toilettes femminili in ogni ristorante e locale, beh, quelle ora le salto a piè pari.

La mia pancia mi fa da fendifolla.

E poi io sarò pure zia Elvira per qualche tempo.

Però il Chioccio è sempre al mio fianco. E sono sicura che non ha mai guardato nessuna vecchia zia con gli occhi con cui guarda me in questi mesi di pancia che cresce.

E questa, lo confesso, è una bella consolazione. 

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Ps. E sì, sono scivolata nel melenso. Ma, d’altronde, è tutto vero. E comunque vi ho avvisati all’inizio: questo è il post in cui perdo la dignità…