Ecco come ho scoperto che sarei diventata Mamma Pinguino

In passato mi sono dilungata sul funzionamento (ehm) bizantino (ari-ehm) del sistema pubblico di previdenza e sanità (per chi non li avesse letti, trovate qui i miei post su INPS e CUP… Paura, eh??).

Oggi invece voglio dedicare questo post all’attenzione verso il paziente che ho riscontrato nell’assistenza privata.

Nello specifico, vi racconterò di come ho scoperto di essere incinta.

Del resto, quale esperienza più simbolicamente alta ed emotivamente coinvolgente di quando scopri che la tua pancia è diventata il monolocale di qualcuno? 

E dunque, ecco a voi…

Mamma Pinguino scopre che diventerà Mamma Pinguino

Sottotitolo: la clinica privata

Dopo alcuni giorni di segnali insistenti, seppure ambigui – per chi non è mai rimasto incinta: le prime settimane di gravidanza hanno tutti i crismi della sindrome pre-mestruale: crampi, seno che tira e una certa, diciamo, suscettibilità… -, io e mio marito decidiamo di sgomberare il campo dalle incertezze.

E’ il momento di Fare Il Test.

Ma lo stick che si compra in farmacia non fa per noi. Linea rossa? Due linee rosse? Crocetta? Cerchietto? Conosco i miei polli: non ce la possiamo fare…

No: quello ci serve è un bell’esame del sangue.

E visto che la sottoscritta è una personcina un *pochino* impaziente – dopo l’accenno velato al “funzionamento bizantino” del sistema pubblico e il riferimento a quella “certa suscettibilità” pre-ciclo, continuiamo con il festival dell’Eufemismo… -, andiamo in una clinica privata.

Prelievo, meno di due ore e hai la risposta.

Cotta e mangiata.

Pronti, via.

All’arrivo in clinica tutto è perfetto (costo del test a parte…), sembra la Svizzera (costo del test incluso…).

Niente fila: tempo cinque minuti e mi ritrovo con un cerotto bianco nell’incavo del gomito e un cornetto con cappuccino di soia fumante davanti.

In attesa al tavolino del bar della clinica, io e il Chioccio (che al tempo era ancora travestito da Rocker) inzuppiamo i nostri pensieri nel cappuccino e, mentre spazzoliamo la colazione, iniziamo a immaginare. 

Ecco: più o meno io e il Chioccio stavamo così...
Ecco: più o meno io e il Chioccio stavamo così…

E quindi… Un figlio?

Noi?

Adesso?

Ma che proprio davvero?

Istantanee di un futuro diverso iniziano ad affacciarsi alla nostra mente. Poi ci blocchiamo, con pudore.

Non corriamo.

Aspettiamo.

Vediamo il risultato del test.

Magari non è nulla.

Inutile fasciarsi la testa prima.

Il tempo passa (aiutato da un secondo cornetto)…

E’ ora. 

Arrivati al banco per ritirare i referti, mi giro verso il Chioccio-to-be e gli dico:

«Amore, aspetta. Voglio sentire io il risultato. E dirti io se è sì o no».

Ci guardiamo con amore negli occhi.

Il Chioccio si allontana di qualche passo. Con il cuore che batte, si siede su un divanetto di velluto blu, insieme agli altri in attesa dei propri risultati.

Mi aspetta. E’ curioso, certo: ma ha capito e rispetta il mio desiderio.

Non sarà un estraneo qualsiasi a dirgli se diventerà papà. 

Io mi affaccio al banco referti, chiedo con un filo di voce: «Salve. Virginia Di Marco. Dovrebbe essere pronto l’esito del mio test di gravidanza…»

Il banconista scartabella tra i fogli sul suo desk: «I suoi risultati non sono ancora arrivati. Un attimo solo che li faccio portare su»

Telefona al laboratorio, mi fa un cenno: «Stanno salendo»

Io sono lì, con la testa un po’ sospesa tra quello che potrebbe essere e quello che vorrei davvero. Il Chioccio dietro di me, ma abbastanza lontano da lasciarmi la privacy che desidero.

E’ un momento sliding doors. 

Tra un attimo la nostra vita potrebbe prendere un corso completamente diverso.

Non più coppia, ma famiglia.

Non più io e te, ma noi.

La nostra quotidianità a due finora è stata bella, bellissima così. Siamo davvero pronti a cambiare?

E mentre suggestioni diverse si affastellano nella mia mente, delicate e palpitanti come ali di farfalla, da metà corridoio giunge una voce:

«Signooooo’… Ma che è lei Di Marco? Me so’ permessa de da una sbirciatina. Tutto ok, eh. Co’ sti valori, po’ esse pure che so’ du’ gemelli»

Ed ecco dunque come ho io scoperto che sarei diventata Mamma Pinguino,

il Chioccio che sarebbe diventato il Chioccio…

…e tutti gli altri pazienti in sala d’attesa hanno scoperto che il mio risultato era arrivato, mentre il loro ancora no…  

Ma non avevamo detto che pareva la Svizzera???
E meno male che pareva la Svizzera…

 

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