Il parto: potete farlo voi al posto mio?

Oh, ragazzi: io ve lo dico subito.

Se siete

  • donne incinte,
  • uomini dallo stomaco debole,
  • soggetti cardiopatici,
  • minori di 18 anni

non andate avanti a leggere questo post.

Il disclaimer si impone, in quanto ciò che sto per scrivere potrebbe scioccarvi per sempre. O quanto meno suscitare incubi notturni ricorrenti che nemmeno Freddie Kruger o le domande di chimica dell’esame di maturità.

Uomo avvisato… 

Se invece siete fan di Tarantino, allora benvenuti.

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Perché se il post in cui perdo la dignità l’ho già scritto, questo è:

*** il Post Splatter ***

Tutto è incominciato nella sala d’attesa del mio ginecologo Sgt. Hartman.

Del resto, che quel giorno qualcosa sarebbe andato storto, avrei dovuto capirlo da subito: sono arrivata in anticipo per il controllo peso.

Io.

In anticipo.

Per il controllo.

Peso.

Prendete i vari pezzi di questa frase e combinateli tra di loro come più vi piace: il risultato sarà sempre e comunque una circostanza improbabile e sospetta almeno quanto sentire squillare sette trombe e vedere arrivare al galoppo i quattro cavalieri dell’Apocalisse.

Annunciano la fine del mondo? No: solo che è Virginia che è in anticipo
Annunciano la fine del mondo? No: solo che Virginia è in anticipo

Quindi, me lo dovevo aspettare: qualcosa di terrificante sarebbe successo.

E infatti così è stato.

Perché mentre sono in sala d’attesa e cerco di ingannare il tempo (e con lo smartphone scarico è compito davvero arduo… Ma come facevamo dieci anni fa??), ho notato un (apparentemente) innocuo dépliant poggiato con discrezione sul tavolino.

«Riconciliati con la tua femminilità», dice.

Ok, penso io. Perché no? Mentre aspetto, riconciliamoci. Diamo un’occhiata.

Errore.

Grosso errore.

Altro che Alice che cade nello specchio. Io aprendo quel depliant sono entrata nel mondo della ricostruzione vaginale.

Che, detto in inglese, suona (una volta tanto) pure peggio:

cosmetic vaginal tightening.

O anche:

vulvo vaginal rejuvenation.

Ora potete capire il mio terrore.

Io, donna incinta ormai non troppo lontana dal parto, mi ritrovo nella sala d’aspetto del ginecologo la pubblicità di un intervento di chirurgia estetica intima. Che è un po’ come dire:

«Lasciate ogni speranza, o voi che entrate».

Se dante fosse stato donna, la Divina Commedia avrebbe contemplato un girone in più: quello delle Partorienti
Se dante fosse stato donna, la Divina Commedia avrebbe contemplato un girone in più: quello delle Partorienti

Immaginate di andare in un’enoteca e trovare un volantino sulla cirrosi epatica.

O di comprare un’auto dal concessionario e ricevere in omaggio, insieme all’arbre-magique Green Forest & Bergamot (ebbene, sì: questa fragranza esiste davvero… e non è nemmeno la più improbabile), anche un pamphlet sulle lesioni del midollo spinale.

E forse i fumatori si saranno ormai abituati alle scritte «Il fumo provoca il cancro» stampigliate sui loro benamati pacchetti… Ma io, che il parto mi potesse scucire del tutto, beh…

Francamente, no: non l’avevo mai davvero considerato.

Direte voi: «E quindi scusa, da dove pensavi che uscissero i bambini? Se non le sai le cose, #salle»

E certo che #solle.

Un’ idea piuttosto chiara sulla dinamica generale della faccenda ce l’ho almeno dalla terza elementare, da quando i miei mi regalarono un libro intitolato: “I bambini non nascono sotto i cavoli”.

Ecco: diciamo che so che non funziona esattamente così...
Ecco: diciamo che so che non funziona esattamente così…

Ma, almeno finora, non avevo mai pensato che tra gli effetti collaterali della riproduzione mammifera (che – non mi stancherò mai di ribadirlo – è una grandissima sòla) si potesse dover mettere in conto di considerare la liposcultura del monte di Venere.

O una perineoplastica (pare sia il trattamento più richiesto).

O ancora una labioplastica (io tanta paura…).

E ora nella mia lista di cose orribili apprese tardivamente su parto e post partum – lista il cui titolo ufficiale completo è: “Se lo sapevo prima, col cavolo che mi fregavate” – devo aggiungere pure il “cosmetic vaginal tightening”.

Eppure pensavo che ormai nulla potesse più turbarmi.

Ero riuscita a digerire, nell’ordine:

  • la notizia che mentre partorisci, tra una spinta e l’altra, non esce solo il bambino (e chi ci aveva mai pensato??)…
  • l’informazione in base alla quale durante gli ultimi tempi della gravidanza basta uno starnuto per farsi la pipì addosso…
  • l’idea che in alcuni ospedali/cliniche si usino ventose o addirittura uncini (uncini?? Uncini!!!) per fare uscire i neonati recalcitranti, con rischio di lacerazioni interne…
  • la statistica che dice che il dolore del parto è pari a quello di venti (VENTI!!) ossa che si fratturano contemporaneamente
  • il fatto che durante l’allattamento i capezzoli si possono spaccare (oddio, ho la pelle d’oca mentre scrivo. No: questa non so se davvero l’ho superata…).

Insomma: sugli aspetti splatter connaturati al cosiddetto miracolo della nascita e alle settimane immediatamente seguenti in questi sette mesi ho accumulato parecchio materiale.

E pensavo dunque di avere sviluppato un discreto pelo sullo stomaco.

Macché.

Sono una pivella.

E ora che sono venuta a conoscenza anche della chirurgia vaginale tutto quello che mi sento di dire è:

«E’ troppo tardi per cambiare idea??».

Eh, sì.

E’ troppo tardi.

Questo almeno lo so fin dal principio. Ovvero da quel momento aulico in cui la sobria biologa della clinica privata ha annunciato a me e al mondo intero (o quantomeno a tutta la sala d’attesa del ritiro referti) che ero incinta.

E quindi l’unica cosa che mi resta da sperare è di convincere il Sgt. Hartman a sperimentare su di me un nuovo tipo di parto.

Altro che il parto in acqua, il parto accovacciata, il parto attaccata alla corda (esiste anche questo, giuro).

Quello che chiedo io è:

il parto datemi-una-botta-in-testa-e-svegliatemi-quando-tutto-è-finito.

E a tutte quelle che mi ripetono: «I dolori del parto? Atroci. Ma te li dimentichi subito»…

…o a quelle che «è bello soffrire durante il parto, perché è un’esperienza unica e irripetibile»…

…o ancora a quante, seppure in maniera subliminale, continuano ad avere radicata in loro una visione catto-masochista della questione («Donna, tu partorirai con dolore») e che ti guardano schifate appena ti sentono nominare la parola “epidurale”…

«Pussa via dal Paradiso!»
«Pussa via dal Paradiso!»

Ecco – a tutte voi, con quella poesia che solo il mitico Albertone era in grado di esprimere, dico:

«Te c’hanno mai mannato…»

Mentre alle altre, a quelle mamme pinguino in attesa che come me se la fanno sotto al pensiero di soffrire e che mal tollerano l’idea delle schifezze connesse con il parto…

A tutte voi, amiche mie, dico solo:

«Keep calm e che Dio ce la mandi buona». 

Sperando che non sia ancora offeso per quella cosa della mela e del serpente…

PS. E comunque non arriverò mai più in anticipo da nessuna parte!!

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