Un neonato? Datemi le istruzioni per l’uso!

E dopo il post splatter, il post del terrore.

Quello vero.

Perché tra 70 giorni nascerà Alien e ho realizzato solo ora che io di neonati non so niente. 

Nulla.

Nada.

Nisba.

Questa terrificante illuminazione mi ha colpito come un fulmine l’altro giorno, quando ho utilizzato per la prima volta uno strumento che apparentemente tutte le mamme in attesa usano:

il calcolatore delle settimane di gravidanza.

Per chi non fosse pratico (tipo io, fino all’altroieri) si tratta di calcolatori online che ti dicono esattamente di quante settimane sei incinta e quanti giorni mancano alla data prevista per il parto – la famigerata DPP.

Non che finora non sapessi più o meno quando dovrebbe uscire la scomoda inquilina delle mie viscere. Sprovveduta, sì. Ma scema no.

Il mio ginecologo Sgt. Hartman me lo aveva detto, all’inizio della gravidanza.

Ma da allora a oggi sono passati svariati mesi e la data continuava a sembrare lontana.

Come pensare a Natale durante Ferragosto: non è che non sai quanto manca. Ma con 40 gradi all’ombra e i piedi nella sabbia, Natale sembra qualcosa di vago, di remoto…

D’altronde, si sa: tempo e spazio sono relativi, dipendono dalle nostre percezioni e proiezioni interiori.

Ecco Einstein che ci spiega il concetto di relatività...
Ed ecco Einstein che ci spiega il concetto di relatività.

Almeno fino a quando non usi un calcolatore delle settimane di gravidanza.

Lì non c’è spazio per la soggettività. Il messaggio è chiaro e tondo:

«Il parto è previsto tra 70 giorni». 

Oddio.

Settanta giorni?? Quindi domani sono 69. E dopodomani 68…

Il countdown scatta in automatico. Insieme all’ansia.

E inizi a chiederti:

Ma quando esco dall’ospedale, dove la metto?

Come la lavo? Ma la devo lavare tutti i giorni?

I vestiti. E se la copro troppo? O troppo poco?

E i pannolini? Io non ho mai visto qualcuno cambiare un pannolino ad un neonato. Figuriamoci farlo io.

Per non parlare di quella storia della fontanella… Oddio… La fontanella!!

Insomma, io non so niente davvero. E tra settanta giorni un altro essere umano dipenderà completamente da me.

Sarò in grado?

Tutte le piante che mi hanno regalato in vita mia sono morte di stenti, gialle e rinseccolite.

Idem il pesce rosso che avevo giurato e spergiurato di accudire personalmente quando stavo alle elementari.

A pancia all’aria dopo due settimane.

Il criceto delle medie ha tentato due volte l’evasione. E alla fine i miei genitori, impietositi, l’hanno dato via.

Al gatto del liceo è andata meglio: lui, almeno, sapeva chiaramente come ricordati che aveva fame (miagolava a sirene spiegate).

Insomma: i miei precedenti come caregiver sono tutt’altro che brillanti.

E qui parliamo di un’altra persona.

Altro che criceto.

E se la uccido nel sonno schiacciandola?

Perché io ho il sonno agitato. E per agitato intendo che posso alzarmi dal letto, accendere la tv, rispegnerla e sbraitare contro il Chioccio perché non ha spento la tv prima di andare a letto. Tutto questo senza svegliarmi.

(E ora capite perché mio padre non perde occasione per affermare che secondo lui il Chioccio deve essere fatto santo subito…).

Nel tentativo di placare l’ansia, mi sono iscritta a una decina di gruppi di mamme su Facebook.

Ma non è stata un’idea saggia.

Perché ora ho raggiunto un’altra consapevolezza. Non solo io non so niente, ma:

gli altri sanno tutto. 

Su internet le mamme e future mamme parlano con scioltezza di basi auto Isofix (e non mi chiedete cosa sono perché io ancora non l’ho capito).

Di mangiapannolini (in questo caso, invece, nomen omen…).

Di cuocipappa (mi serve un cuocipappa?).

Di tiralatte manuali che non valgono niente, «e semmai opta per quello elettrico…».

Di materassini in pula di farro (ehhh???).

Disquisiscono di Angelcare, di riduttori, di coppette d’argento per i capezzoli, di bilance digitali, di cuscini per allattamento, di pannolini lavabili e torte di pannolini.

Ragionano di apette, sdraiette, cullette next to me, fasce, baby wearing, sterilizzatori, umidificatori.

E l’abisso della mia ignoranza si spalanca davanti a me.

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Il pozzo senza fondo della mia ignoranza

Panico.

Che faccio?

Compro tutto?

Non compro niente?

Compro qualcosa?

Leggo Tracy Hogg? Leggo “Fate la nanna“?

Inauguro una nuova setta basata sul culto della persona di Maria Montessori?

Le domande sono molte. E sono pressanti. Almeno quanto quel conto alla rovescia che, implacabile, va per la sua strada.

-70,

-69,

-68…

Ma quando spiegavano come tirare su un neonato, io dov’ero? Che facevo? Perché tutti gli altri sanno?

L’ansia sale. Sono nel tunnel.

Ma poi, laggiù, ecco…

La vedo.

C’è una luce in fondo.

E questa luce si chiama: corso preparto.

Il consultorio dietro casa mia lo fa. E io sono ancora in tempo. Appena appena, mi dicono alzando un sopracciglio. Ma sono in tempo.

Tiro un sospiro di sollievo.

Sì: ci penseranno loro. Loro mi insegneranno come far sopravvivere Alien. Quello che le serve e quando.

Io starò attenta.

Mi siederò in prima fila.

Prenderò appunti.

Imparerò.

Diventerò la secchiona del gruppo.

E finalmente capirò che cos’è una base auto Isofix…

Ecco come sarò al corso preparto

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