Sindrome del nido: esci da questo corpo!

Ormai non c’è alcun dubbio.

Me la sono buscata.

E io che pensavo di essere immune…

Del resto, finora tutti i segnali dicevano una cosa sola: a te, che sei una Mamma Pinguino, non succederà.

E invece, arrivata all’ottavo mese…

E’ successo.

Quest’anno, altro che malanno di stagione. Altro che raffreddore, gola rossa, influenze varie.

La sindrome che mi ha contagiata è ben peggiore.

Per me e per chi mi sta intorno.

Quindi, ragazzi, girate alla larga:

***ho la sindrome del nido*** 

Dicesi “sindrome del nido” quel raptus improvviso che coglie noi donne in gravidanza (ma anche le femmine di molte altre specie animali) e ci spinge a comportamenti ossessivo-compulsivi nel tentativo di preparare, appunto, il “nido” migliore possibile per accogliere il nascituro.

E per comportamenti ossessivo-compulsivi intendo, per esempio (elenco non esaustivo):

  • Svuotare tutti gli armadi di casa, compresi quello degli attrezzi da lavoro di tuo marito.

L’obiettivo è riordinare tutto in base a uno schema mentale che ai tuoi occhi appare semplice e razionale.

Mentre agli occhi di chiunque altro appare così complesso che nemmeno Alan Turing riuscirebbe a decriptarlo.

  • Tinteggiare.

«Guarda questi muri: fanno schifo, sono tutti segnati. Dobbiamo ridipingere».

«Ma, amore, è vernice lavabile: basta una spugnetta…».

«Ma quale spugnetta e spugnetta. Fanno schifo, ti dico. E poi, da quanto abitiamo in questa casa? Cinque anni? E’ ora di rinfrescare tutte le pareti. Rifacciamo anche quelle del bagno, visto che ci siamo. E la cucina. Ché cucinando i muri si ingrassano. Guarda, ecco. Non lo vedi che non sono più bianchi-bianchi, ma solo bianchi??».

  • Costruire una scarpiera alta tre metri.

Questa è una mia variante personale della sindrome del nido.

Dovete sapere che in casa nostra abitano due Imelda Marcos. Una sono io, l’altra è il Chioccio.

Imelda aveva 2.7000 paia di scarpe. Io al confronto sono una pivella.
Imelda aveva 2.7000 paia di scarpe. Sì: duemilasettecento…

Insomma: le scarpe ci piacciono. Ci piacciono parecchio.

Ma le scarpe hanno un difetto e chi le ama, lo sa bene: tendono a moltiplicarsi.

Sono incontenibili.

E alla fine, immancabilmente, esondano.

E così, con il passare degli anni, scatole di scarpe-scarponcini-stivaletti-stivali-sandali-scarpe da ginnastica-ballerine hanno preso il sopravvento in casa nostra. E ce le siamo ritrovate ovunque.

Dietro le porte.

Sotto al letto.

Dietro la specchiera.

Sul balcone.

Dietro alla lavatrice.

In cima all’armadio.

Finora, avevo benignamente tollerato l’invasione.

Del resto, le scarpe ti danno tante di quelle soddisfazioni… Che vuoi che sia, qualche scatola qui e lì?

Ma ora la mia sindrome del nido ha detto:

«Basta».

Intendiamoci: amo ancora le scarpe.

Ma odio quelle scatole che si trascinano per la casa.

Ingombrano.

Fanno polvere.

E se ti alzi la notte, ci inciampi pure.

Così, visto che nella mia comprovata esperienza di shoe-addicted ho imparato che le scarpiere che acquisti già pronte, prima o poi, infallibilmente, ti deluderanno (si rompono TUTTE), ho deciso di affrontare la questione di petto.

E mi sono rimboccata le maniche.

Anzi: ho chiamato il mio caro papà (ricordate il Secondino?) e le maniche se le è rimboccate lui.

Risultato?

Ora possiedo una scarpiera alta tre metri, costruita in modo da ospitare doppia fila di scarpe su ogni ripiano, ogni paio strategicamente piazzato in base alla frequenza di utilizzo.

In altre parole:

Carrie Bradshaw? Mi spiccia casa.

Carrie e Cenerentola lo sanno: un nuovo paio di scarpe può cambiarti la vita...
Carrie e Cenerentola lo sanno: un nuovo paio di scarpe può cambiarti la vita…

E lo ammetto: spero un giorno di guardare la mia primogenita con almeno la metà dell’orgoglio e dell’amore con cui guardo ogni mattina la mia nuova scarpiera.

  • Buttare.

Questo, invece, pare sia un sintomo comune a tutte le mamme-to-be affette da sindrome del nido.

Facciamo fuori tutto.

Non vogliamo roba inutile per casa.

Funzionalità è il nostro credo, il nostro mantra, la nostra religione.

Marie Kondo? Ci spiccia casa insieme a Carrie.

Certo: questa cosa del buttare può anche comportare danni collaterali…

«Amore, hai visto i miei scarpini da calcio?».

«Ah, quelli? Sì. Li ho buttati».

«Come li hai buttati?».

«Senti: abbiamo bisogno di spazio. Spazio. E poi l’ultima volta che hai giocato a calcetto ti sono uscite due ernie».

«»

«E comunque erano brutti».

  • Svuotare il congelatore.

E sbrinarlo.

Disinfettarlo.

Riempirlo di nuovo.

Perché avere la sindrome del nido significa anche fare scorte alimentari come se una guerra nucleare fosse alle porte.

Ma stavolta niente confezione maxi di Carte d’Or Triple Chocolate.

Niente sofficini.

Niente Quattro Salti.

Caro Carletto: è stato bello finché è durato.

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Insieme a te non ci sto più…

Ma ora nel sacro tempio che è diventato il nostro freezer sono ammessi solo cibi sani e nutrienti.

Cioè quei cibi che ci sosterranno durante i primi tempi dell’allattamento, quando i nostri ritmi circadiani saranno così sconvolti che l’idea di metterci a cucinare sarà, semplicemente, too much.

Tracy Hogg su questo punto è stata molto chiara:

«Riempite frigo e freezer. Cucinate lasagne, tortini, zuppe e altri piatti che si possano surgelare. Assicuratevi di avere una buona scorta delle cose fondamentali: latte, burro, uova, cereali, cibo per cani (se ne possedete uno)».

E se ce lo dice Tracy, noi lo facciamo.

Punto.

  • Pulire.

Pulire tutto.

Io ormai vedo polvere ovunque.

Stranamente, il signore che viene a casa nostra a fare le pulizie due volte a settimana pare trovare eccessive le mie ultime richieste…

«Sami, che ne dici: giovedì prossimo disinfettiamo i termosifoni?»

«E martedì? Smontiamo l’aspirapolvere e la laviamo? No, scusa tu: ma spiegami come fa a pulire bene davvero se non l’abbiamo mai smontata e lavata?»

«E i lampadari? Che dici, si potranno lavare in lavastoviglie, i lampadari?».

Insomma: la sindrome del nido si sta manifestando in tutta la sua virulenza.

Ve lo dico con quel barlume di lucidità che ancora possiedo: voi che potete statemi lontani.

E tu, Chioccio, che sei obbligato dal vincolo coniugale a starmi affianco, fattene una ragione.

Pensa che, prima o poi, passerà anche questa.

In fin dei conti, al parto mancano solo altri due mesi…

…Oddio: solo due mesi!!!

E ancora non abbiamo nemmeno riordinato le stoviglie per sfumature di colori digradanti…

Lo sapevo:

il nostro nido non sarà mai pronto in tempo…

 

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