Giù le mani da mia figlia! Di neonati e igiene…

Prima toccavano tutti la mia pancia, ora toccano tutti la mia bambina! Difendersi dagli estranei invadenti è un atto di scortesia o legittima difesa?

In principio fu la pancia.

Bella, tonda, prominente.

Destinataria di complimenti e sorrisi ammiccanti.

Di battute più o meno (in)felici.

Di azzardate ipotesi sul sesso del nascituro.

Ma soprattutto destinataria di tante, troppe manate.

Mani.
Mani ovunque.

Improvvisamente tutti vogliono toccarti.

E tu quasi ti convinci che ricevere tante attenzioni faccia parte del pacchetto gravidanza, insieme a nausee e piedi gonfi.

Alla fine nasce lei: la tua bambina.

Un batuffolo morbidissimo e irresistibile.

La stringi finalmente al petto dopo mesi passati a sognarlo.

Un bacio leggerissimo sulla guanciotta rosea.

Una carezza delicatissima sulle gambe cicciotte e sul minuscolo piedino.

Sei in estasi e in pace col mondo.

Tutto è ovattato. Silenzioso.

Poi alzi lo sguardo.

E li vedi.

L’orda di parenti.

In effetti, le transenne potevano essere una buona idea...
In effetti, le transenne potevano essere una buona idea…

Sono nonni, genitori, zii, cugini, suoceri.

Ma in quel momento ti appaiono come gli ottusi gabbiani di “Alla ricerca di Nemo” («Mio!Mio!Mio!Mio!»).

Sono famelici. Impazienti di strapparti la piccola dalle braccia.

Qualcuno dice che quando nasce un bimbo nasce anche una mamma.
Bene, vero.

Ma nel mio caso la trasformazione è andata oltre: è nata una mamma dagli istinti felini.

È nata una mamma pantera.

La mamma pantera è quella che non sa ancora che tipo di genitore sarà, ma che ha compreso d’istinto la sua missione: proteggere il cucciolo

Una mia foto dopo il parto…

Arriva il momento di uscire dall’ospedale: si torna a casa.

E, insieme alla pargoletta, ti consegnano anche un libretto con le istruzioni per l’uso (alcuni accorgimenti da tenere i primi giorni).

Tra le note trovi scritto:

«Ai neonati non piace essere toccati né baciati in questa fase della vita. Attenzione poi alla trasmissione dei germi che potrebbe avvenire e bla bla bla».

Oddio…

Germi.

Germi vuol dire malattie.

Malattie vuol dire situazione di pericolo.

Il piccolo campanello di allarme diventa una sirena. E tu che fai? Tu inizi a sterilizzare. Tutto

Si comincia con il ciuccio e si finisce per mettere a bollire anche le chiavi della macchina.

Amuchina come se piovesse.

Napisan ad ogni lavaggio.

L’igiene prima di tutto.

Sei soddisfatta.

Hai la situazione sotto controllo.

Passa così la vostra prima settimana. E finalmente decidi che la famiglia è pronta al grande passo: uscire di casa.

Ovetto, passeggino e si va.

Scendi dall’auto pronta a goderti il momento della prima passeggiata (perché col primo figlio, ogni prima esperienza è degna di nota. Il primo bagnetto. La prima tutina. Persino il primo rigurgito è stato un evento che ho accolto con stupore e che tengo stretto tra i ricordi più preziosi…).

Scendi dall’auto, dicevamo.

E lì capisci che sei finita in un film di Hitchcock.

Indovinate in quale horror movie mi sono ritrovata?

Riecco i gabbiani di Nemo («Mio!Mio!Mio!Mio!»).

E stavolta, altro che parenti: sono estranei.

 

Estranei ovunque che si avvicinano («Mio!Mio!Mio!Mio!») e toccano la tua bambina

Esatto.

La toccano.

Sui piedini…

Sulle gambe…

Sul viso…

Sulle mani!

Eh no, sulle mani no! Perché poi lei se le mette in bocca!

All’inizio cerchi di cerchi di essere cortese, di impedirlo con delicatezza. Provi a spiegarti (e subito ti guardano malissimo).

Allora passi a metodi più decisi: quando qualcuno si avvicina, la sollevi, la giri, la passi al marito, ti volti. Occhi negli occhi con l’aspirante toccatore, il tuo sguardo dice una sola cosa. Inequivocabile:

***vietato toccare. Pericolo di morte ***

Eppure neanche questo basta.

Perché puoi vincere qualche battaglia, ma non la guerra: qualcuno riesce comunque ad eludere la tua sorveglianza e smanacciare ovunque la tua bimba indifesa.

Tra i tanti vorrei ricordare:

l’uomo del mercato che con le mani piene di terra me l’ha letteralmente strappata dal passeggino per prenderla in braccio (non vi dico com’era ridotto il vestitino di Tea dopo… E vai con il Napisan…);

un’anziana cinese in un negozio che le ha toccato le pieghe delle cosce per decretare che il mio secondogenito sarà maschio («Questo sistema faceva già miei antenati. Non sbagliare. Guarda qui. Farà maschietto sicuro»);

il barista che ha smesso di fare caffè per uscire dal bancone e toccarle i piedi

quella donna raffreddata che le ha lisciato le manine dopo essersi asciugata il naso con le sue (e qua a momenti muoro io, altro che Bastianich…)

– e last but not least schiere di vecchiette – il Nemico n.1 – che al suon di «Uhhhh! Ma che doooooolce!» trovano sempre il modo di allungare le mani.

Segni particolari: aria mite, fazzoletto di stoffa e caramelle Rossana in borsa

Al di là del gesto, spesso anche prepotente, di chi pensa sia un suo diritto toccare i bambini altrui, il problema igiene non è certo trascurabile

Almeno per me.

Mio marito, invece, si limita a scuotere la testa e commenta conciliante: «So’ tutti anticorpi».

Proprio lui, ex bambino iperprotetto a cui veniva somministrata acqua riscaldata da bere anche d’estate, è ben deciso a crescere nostra figlia come Mowgli fu allevato nella giungla.

Nei nostri animaleschi scontri lui è Baloo e io Bagheera. Che – guarda caso – era una pantera. Tutto torna.

Mia nonna invece, che a 81 anni non sa nemmeno cosa sia il “politically correct”, ammonisce la mia mania dell’igiene e fa l’esempio degli esempi: «I figli degli zingari non si ammalano mai»

Insomma: nella mia battaglia contro i toccatori di figli altrui (e di mia figlia in particolare), io, mamma pantera, sono una contro il mondo…

Sola, sì.

Ma con un’arma – fedele e potente – sempre al mio fianco.

Perché, care mamme novelle, care madri pantere di tutto il mondo, sappiatelo: altro che diamanti.

Il Napisan è per sempre

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