Baby blues. La verità sul mio primo mese da mamma

Non devi vergognarti se hai sofferto di baby blues o depressione post partum. Succede a molte mamme e non è una colpa. Parlarne aiuta. Sempre. Qui ti racconto la mia storia.

Prima settimana

Siamo tornate a casa, finalmente. Non ne potevo più dell’ospedale. Sporca, umiliata, violata.

Bell’esperienza il parto, come no.

Il giorno più bello della vita.

Lo sanno tutti. Tutti lo dicono. L’ho detto anche io, solo ieri.

Ho bisogno di una doccia.

«Reggi la bambina, per favore.»
«Ok, amore… Ma dammi qualche indicazione. Come si tiene, come si fa?»
«Non ne ho idea.»

Da questa doccia non vorrei più uscire.

I minuti stanno passando. 5, 10, 15, 20.

Mi insapono, mi sciacquo. Lavo e rilavo i capelli.

E piango.

Urlo, ma mi tappo la bocca, e l’acqua aiuta.

Non voglio andare là fuori, occuparmi di lei. Non posso averlo fatto davvero. Non posso essere vincolata per sempre.

No.

Io non sono pronta.

Io non la voglio.

E non era come la immaginavo.

È brutta.

Non la riconosco.

L’ho tenuta in pancia 9 mesi, pensavo avessimo un rapporto speciale. Invece è un’estranea.

Forse l’hanno scambiata. Forse non è mia figlia. Devo controllare.

«Amore hai fatto?»
«Che vuoi?»
«Sta piangendo e non so che fare…»
«Ok. Arrivo.»

Ora la prendo in braccio e magari passa tutto. La guarderò negli occhi e scatterà la magia. La attaccherò al seno e sarà dolcissimo.

«Dalla a me, ci penso io.»

Eccola qua.

Com’è sgraziata. Come le sta male questa tutina rosa.

«Amore, come siete belle insieme.»

A lui piace tanto.

Potrei lasciargliela.

Sì, ecco.

Potrei andarmene.

Ho tanto sonno…

«Ora che dorme, mi sdraio un po’ anche io.»
«No amore, dai. Finalmente possiamo stare un po’ da soli. Mangiamo insieme. Parliamo. Non sei felice?»
«Scusami, ho davvero sonno. Vado a letto.»

Thought it was nothing to worry about/Now you lay down at night/You roll from one side of the bed to the other all/ Night long/Ya can’t sleep, what’s the matter/the blues has gotcha…

1

Seconda settimana

C’è qualcosa di più animalesco dell’allattare?

Ma cosa sono io ormai? Una bestia. Il corpo enorme, deforme. Che secerne pure liquidi. Zampilla. E sanguina.

I vestiti sempre bagnati.

E a lei non basta mai.

Ho dovuto darle il biberon in aggiunta.

Mi hanno detto che è colpa mia. Che non sono capace.

Volevano mandare un’ostetrica ad aiutarmi. Ma non voglio che nessuno mi tocchi il seno. Non mi devono toccare.

Nessuno deve toccarmi mai più.

Del dolore, poi, ne vogliamo parlare? Perché nessuno mi aveva avvisato che avrebbe fatto così male? Fa un male cane. Mi devo reggere alla poltrona e stringere un fazzoletto tra i denti.

Dovevate dirmelo.

E pensare che ho fatto il corso al consultorio. Lasciamo stare, va.

Devo ammettere però che questa bambina è molto buona. Non so ancora cosa sia per me, ma vorrei che stesse bene. Vorrei darle delle opportunità. Intanto, qui ha una casa. Poi ha un papà che si prenderà cura di lei. Ha imparato a cambiarla e lavarla, non dovrebbe avere problemi. Tra nonni e zii non avrà carenze di affetto.

Perché io ho un piano.

Carte di credito e contanti.

Una notte in Toscana, poi dritti in Francia.

Non mi troveranno mai.

Ho bisogno di stare sola.

Tutta questa gente in giro per casa. Che parla, parla, parla.

Consiglia.

Ma chi vi ascolta?

Forse un po’ mi mancherai. Sei davvero dolce. E io avrei voluto essere la tua mamma. Ma non sono capace.

«Amore, ma perché piangi sempre? Io non capisco. Parlami, ti prego. Non sei felice?»
«Ho tanto sonno. Vado a letto.»

May have a sister a mother a brother ‘n a father around/But you don’t want no talk out of ‘em/What’s the matter/the blues has gotcha…

2

Terza settimana

Ho appena finito di allattare e l’ho messa giù nella culla.

Finalmente il mio corpo si è abituato.

Non fa più male.

Non è poetico come dicono, ma almeno è comodo quando sei in giro.

Sempre se esci.

«Amore, usciamo?»
«No, non ho voglia.»
«Dai, ci facciamo una bella passeggiata! Facciamo prendere aria alla piccola!»
«Guarda, ho davvero sonno. Vado a letto.»
«NO. STAVOLTA NO. Non te lo permetto. Sono le cinque del pomeriggio. Adesso io faccio un tè e parliamo. Piangi sempre e io sono preoccupato. Voglio sapere se è un problema serio, se hai bisogno di farti aiutare.»
«Non voglio parlare. Non voglio neanche il tè.»
«Ma se tu ami il tè.»
«Non lo posso bere!!! Lo capisci o no? Per il latte! Il tè ha la teina! Non posso più nemmeno bere il tè. Non posso più fare niente!!! È finita per me! È tutto finito!»
(Voglio partire. Dove sono le chiavi della macchina? I soldi li ho già in borsa.)
«Niente è finito. Hai solo gli ormoni fuori uso. Tutto andrà bene. Stai calma. Smettila di piangere. Rialzati. Lavati la faccia. Ora parliamo. Vado a fare il tè. Deteinato.»

When you go in put your feet under the table look down/At ya plate got everything you wanna eat/But ya shake ya head you get up you say/”Lord I can’t eat, I can’t sleep, what’s the matter”/The blues gotcha…

3

Quarta settimana

Allora, la borsa l’ho presa.

Accidenti se pesa, ma almeno dentro c’è tutto il necessario.

Mi trucco, mi pettino e sono pronta.

Le chiavi della macchina ce le ho.

Mi infilo le mie scarpe adorate, quelle che pensavo non avrei più rimesso.

Il passeggino è già pronto di sotto.

Manchi solo tu.

Vieni piccolina, andiamo a farci un giretto. Sei già cambiata, stai già crescendo.

Sei così bella. Come ho potuto pensare altrimenti?

Maledetto baby blues. Eppure, di questo mi avevano avvisato. Ma non sono stata in grado di riconoscerlo. Per fortuna passa. E per fortuna tuo padre era preparato a cogliere i segnali.

Non pensiamoci più.

Sorrido all’idea che volevo scappare via, perché invece non vedo l’ora di godermi quest’avventura.

Sono la tua mamma.

E sono finalmente felice.

…GOOD MORNING BLUES…

4

 

Per sapere come riconoscere e curare il baby blues e la depressone post partum, cliccate qui.

Qui invece trovate informazioni utili sui diritti della mamma lavoratrice che soffra di depressione post partum. 

Ti è piaciuto questo post? Condividilo!