Maternità e depressione: ecco quali sono i diritti della lavoratrice

Depressione post partum. Quali sono i diritti della mamma in congedo per maternità a cui viene diagnosticata? Ne parliamo con l’avvocato

Nel nostro mini-speciale sulla depressione post partum (leggi La storia di Marta e l’intervista con il Presidente della Società Italiana di Psichiatria) abbiamo voluto affrontare anche un aspetto pratico ma non per questo meno importante. E cioè i diritti della mamma lavoratrice che soffra di questo disturbo. Lo abbiamo fatto con Eugenia Barone Adesi, Avvocato che si occupa di diritto del lavoro, previdenza sociale e famiglia. Con lei inauguriamo la nostra rubrica, nella quale tratteremo tutti gli aspetti legati a maternità e legge. Ogni volta un tema nuovo, rispondendo anche a tutte le vostre domande che potete inviare a contributors@preferivofareluovo.it

Depressione post parto: esistono norme a riguardo?

Ad oggi il legislatore non ha previsto una normativa specifica per la depressione post parto, né per altre patologie che possono insorgere in relazione alla gravidanza. Bisogna quindi trattare la depressione post parto come una qualunque patologia che possa affliggere la lavoratrice. Cambia però in base al periodo in cui viene diagnosticata.

Cosa cambia?

Dobbiamo distinguere se la patologia insorge nella fase di divieto obbligatorio di adibizione della lavoratrice madre all’attività (fino a quattro mesi dopo il parto, a seconda della scelta operata prima del parto), oppure nella fase di astensione facoltativa, i cosiddetti “congedi parentali”.

Vediamo il primo caso, cioè la patologia diagnosticata durante l’astensione obbligatoria

Nella prima ipotesi, l’articolo 22, c. due d.lgs. 151/2001, precisa che l’indennità di maternità è comprensiva di ogni altra indennità spettante per malattia, quindi l’insorgenza di qualunque patologia in questa fase risulta essere neutra, ai fini della decorrenza del periodo complessivo di astensione dal lavoro, né occorre comunicarla al datore di lavoro.

depressione post partum

Se invece ci si trova nel periodo di astensione facoltativa?

In quel caso la lavoratrice può decidere se intende sospendere la fruizione del congedo parentale per ottenere, al contrario l’indennità per malattia. In questa seconda ipotesi deve debitamente informare il proprio datore di lavoro, procedendo, per tramite del proprio medico di base, all’invio del certificato medico, affinché, il periodo di assenza venga considerato “assenza per malattia” (con relativa indennità) invece che come “astensione facoltativa” (anch’essa con relativa indennità). Si precisa che, durante il periodo di malattia, la lavoratrice madre deve essere reperibile nella propria abitazione per le cosiddette “visite fiscali” ed i periodi di malattia si calcolano ai fini del raggiungimento del periodo di comporto (limite massimo di assenze per malattia, superato il quale, il datore di lavoro può intimare il licenziamento).

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