Foto & pancia: chesee! L’outing di Mamma Pinguino.

Farsi fotografare quando si è incinta è ormai un must. E prima o poi anche le più refrattarie (ehm, come la sottoscritta…) cedono. Perché se pure oggi con la pancia non ti piaci, domani riguarderai quelle foto: e sorriderai… Forse.

Dopo il post splatter e quello del terrore, tirate fuori il vostro gatto a nove code e preparatevi a fustigare.

Signore e signori, ecco a voi:

***il post del capo cosparso di cenere***

Ebbene sì: lo confesso.

Dopo tutti questi mesi passati a snobbare la mia pancia di donna incinta…

Dopo avere speso fiumi e fiumi di inchiostro virtuale sui social per ribadire ai quattro venti che non tutte le mamme in attesa sono feticiste della gravidanza…

Dopo avere aperto un blog che si chiama Preferivo fare l’Uovo

Dopo tutto questo e molto altro ancora, la scorsa settimana l’ho fatto.

Ho compiuto l’irreparabile.

Mi sono fatta fare un servizio fotografico che mi immortala gravida (di ritenzione e di futuro, ma forse più di ritenzione).

Ecco.

Ora lo sapete.

E adesso, infierite pure: ne avete tutto il diritto.

Ma prima che la flagellazione abbia inizio, lasciatemi dire qualcosa a mia discolpa.

Giuro e spergiuro che sulla pancia non ho cambiato idea. Non mi piaceva quando aveva forma e dimensioni di un pallone da basket mezzo sgonfio, figuriamoci adesso che sembro il boa del Piccolo Principe (che però, oltre all’elefante, ha inghiottito anche il cocomero vincitore del primo premio all’ultima sagra dell’Anguria di Botrugno…).

Sospiro ancora con impazienza pensando al giorno in cui, finalmente, potrò tornare a vedermi i piedi (gli esperti confermano che lì sotto, da qualche parte, ci sono ancora. Ma io inizio a pensare che si tratti di una leggenda metropolitana, tipo i coccodrilli nelle fogne di New York).

Rifuggo come il primo giorno i toccatori di pance altrui a tradimento e non passo ore e ore ad accarezzarmi la pancia.

Al massimo di sera, se (o meglio: quando) Alien inizia a prendermi a calci – di solito succede mentre guardo The Young Pope -, io batto con un dito sul punto in cui lei preme.

Lo faccio per creare l’effetto “pesce rosso nell’acquario”: avete presente quando i bambini battono con il dito sulla boccia e il pesce, disorientato, gira alla larga?

Ecco, questo è quello che faccio io con mia figlia.

Il Chioccio mi guarda sdegnato ogni volta. Secondo lui questa cosa di fare i dispetti a una bambina non ancora nata fa di me una brutta persona. Mah… Vallo a capire. E comunque i calci me li becco io, mica lui.

Ma basta: sto divagando.

Torniamo a bomba sul punto: il mio “maternity photo shoot”.

Ovvero: il servizio fotografico appanzata.

Se è vero che la pancia non la puoi soffrire, direte giustamente voi, perché mai l’hai fatto?

Perché, vi rispondo io, se pure non ho cambiato idea sulla pancia e dico ancora con convinzione: «Preferivo fare l’uovo», è altrettanto vero che in futuro potrei cambiare idea.

Potrei pentirmi di non avere foto che mi ricordano questo momento.

Queste settimane e mesi in cui io mi vedo brutta e sgraziata, un domani potrebbero forse apparirmi sotto una luce diversa.

Potrei persino arrivare a pensare (e mi tremano le mani mentre lo scrivo…) che essere rotonde non è poi così male.

Potrei rimpiangere di essere stata testarda e di avere perso un’occasione.

Insomma.

Questo benedetto servizio fotografico l’ho fatto perché, come diceva mia nonna Lorenza:

Nella vita, nun ze po’ mai sape’

(Era abruzzese, mia nonna).

E io aggiungo: nella vita, meglio rimorsi che rimpianti.

Quindi meglio fare queste foto – oggi, adesso, ora – che rischiare di ritrovarsi in un giorno futuro a sospirare malinconica: «Avrei potuto, avrei dovuto, avrei voluto».

In altre parole: no ai condizionali e daje tutta con l’indicativo.

E io je l’ho data proprio tutta.

Perché, come dice il saggio: «Se lo devi fare, fallo bene».

E dunque, anche stavolta, non ho lesinato.

Vai con la parrucchiera.

Vai con la truccatrice (ebbene, sì. Pure la truccatrice).

Ma, soprattutto, vai con un super fotografo. Uno così bravo che nelle sue foto persino la suddetta nonna abruzzese risulterebbe meglio di Gisele (sarò pure incinta, sarò pure Mamma Pinguino, ma sempre femmina sono: e nelle foto voglio venire bene. Oh!).

servizio foto pancione
Io e Giuseppe, il super fotografo

Ovviamente anche il Chioccio è stato coinvolto in questo mio progetto.

Ovviamente, suo malgrado.

***Le cose sono andate più o meno così***

Mamma Pinguino: «Amore, allora sabato in mattinata va bene per fare il servizio fotografico?»

Il Chioccio: «Sì, certo, amore. Così io vado in palestra mentre tu lo fai e poi pranziamo insieme»

MP: «No, amore»

IC: «Ah, dici che non fai in tempo per pranzo? Ma scusa: quanto dura, questo servizio?»

MP: «No: dico che tu non vai in palestra. Le foto le facciamo insieme»

IC: «Come, insieme? Ma io che c’entro?»

MP: «Beh, sei il padre. Qualcosa c’entri»

IC: «E quindi?»

MP: «E quindi ti ho fissato appuntamento con il parrucchiere per sabato mattina presto. Alle 8, apre prima solo per te. Ho insistito un po’, ma alla fine… Contento, amore?»

IC: «Ma io le foto non le voglio fare»

MP: «Ah, TU le foto NON le vuoi fare?? E io, che odio la pancia? Io, che sembrerò una balena in tutti gli scatti e che comunque me le faccio fare?»

IC: «Ma, amore, scusa: hai fatto tutto da sola, hai organizzato tutto tu»

MP: «Eccerto, se aspettavo te, stavo fresca»

IC: «»

MP: «Io mi sacrifico, lo capisci? Lo faccio per noi, per la bambina. E se un domani volesse vedere una foto di sua madre mentre era incinta di lei? E se TU un domani avessi nostalgia di questi giorni?»

IC: «Beh, messa così, in effetti…»

MP: «Ecco, appunto. Io mi sacrifico, organizzo, passo sopra il mio disgusto per la pancia e lui si fa pregare per partecipare. Perché LUI deve andare IN PALESTRA. LUI…»

IC: «Ma, no, dai, figurati. Dicevo per dire. Vengo, certo che vengo»

MP: «E andrai anche dal parrucchiere?»

IC: «Sì, amore. D’accordo».

MP: «Meraviglioso! Amore, che bello, come sono contenta! Allora a questo punto dico alla truccatrice di portarsi dietro anche qualcosina per te… Che so, un fondo opacizzante?»

IC (un sudore freddo inizia a imperlargli la fronte): «»

MP: «Magari una cipria ai minerali?»

IC: «»

MP: «No, forse è meglio una BB cream uniformante?»

Il Chioccio capisce che le cose stanno prendendo una brutta, brutta piega: il dérapage è dietro l’angolo.

Sa che deve darci un taglio.

E che deve farlo ora.

IC: «Amore. Senti. Io ti amo, lo sai. E ok: vanno bene le foto. Guarda: va bene anche il parrucchiere alle 8 di sabato mattina. Ma la truccatrice no. Scordatelo»

MP: «Ma, amore…»

IC: «No»

MP: «Ma io…»

IC: «No»

Alla fine, Mamma Pinguino cede (questa gravidanza la sta decisamente fiaccando). «E va bene, amore. Come vuoi tu, amore. Io lo dicevo per te, amore. Ma d’altronde, se proprio non vuoi…»

IC: «Proprio non voglio»

MP: «Ma certo, ho capito, amore. Figurati, amore. E comunque, a ripensarci, non avresti neanche avuto il tempo di farti truccare. Quasi quasi mi scordavo di dirtelo. Dopo il parrucchiere, ti ho preso appuntamento con la manicure…»

***

PS. Affinché la mia confessione sia piena e totale, pubblico qui sotto alcuni scatti del servizio fotografico appanzata. Io per evidenti motivi fisiologici sono una balenottera, ma luce e composizione sono splendide. Merito del fotografo bravo di cui sopra: Giuseppe Voci (qui il suo sito).

PS. 2 Se anche voi siete una Mamma Pinguino che ha deciso di cedere al servizio fotografico appanzata in ottica “No regrets”, qui trovate alcuni suggerimenti per realizzare scatti di sicuro effetto (con super fotografo o senza).

foto pancione chitarra
Il povero Chioccio costretto a portarsi pure la chitarra… Ma alla fine pure lui si è divertito. Penso.

foto gravidanza

2
Se le vo state chiedendo… No, non è il countryside inglese. È molto meglio: Villa Pamphili, Roma.

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foto gravidanza uphill
Verso il futuro. Insieme.