Maternità e lavoro – La nostra guida

La seconda puntata della nostra guida a maternità e lavoro. Dopo aver parlato del tempo indeterminato, tutti gli altri tipi di contratto, dal tempo determinato al contratto a progetto, fino a stage e voucher

Torniamo oggi a parlare con Eugenia Barone Adesi, avvocato, che si occupa di diritto del lavoro, previdenza sociale e famiglia, di congedo di maternità e diritti della lavoratrice in gravidanza. La volta scorsa avevamo affrontato il caso del contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, (più un piccolo excursus sulla depressione post parto) ma sappiamo che nella maggior parte dei casi non è così.

Lavoro, disoccupazione, maternità sono temi che incidono su ogni forma di contratto

Cosa cambia per le altre tipologie di lavoratrice?

Sebbene l’archetipo del “rapporto di lavoro” sia, per il legislatore, il contratto subordinato a tempo indeterminato, ormai la maggior parte dei rapporti è riconducibile a forme differenti. Generalizzando (più avanti indicheremo le eccezioni), in tali ipotesi la lavoratrice non vede conservato il proprio posto di lavoro sino ad un anno di vita del figlio, proprio perché

la legge prevede che l’ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta o la scadenza del termine indicato nel contratto fanno eccezione al principio generale di “divieto di licenziamento”.

Ci sono norme che restano valide a prescindere dal tipo di contratto?

Alle lavoratrici in stato interessante si applicano le normative sui lavori pericolosi, sull’orario notturno e sull’obbligo di comunicazione in caso svolga un lavoro che la esponga a radiazioni ionizzanti, a prescindere dalla forma contrattuale con la quale sono assunte. Non sono previsti divieti per le lavoratrici autonome e le libere professioniste.

In caso di disoccupazione cosa succede?

Qualora la lavoratrice perda il posto di lavoro (a prescindere dalla motivazione) ella avrà diritto a percepire l’indennità di maternità, se tra la fine del rapporto e l’inizio del congedo non siano trascorsi più di 60 giorni. Qualora, invece, ella percepisca l’indennità di disoccupazione o l’integrazione salariale a carico della cassa integrazione guadagni, riceverà, al posto di tali trattamenti, l’indennità giornaliera per maternità.

E se invece è disoccupata ma non percepisce indennità?

Se non fosse destinataria di tali prestazioni economiche, avrà comunque diritto all’indennità qualora al momento dell’inizio del congedo di maternità non siano trascorsi più di centottanta giorni dalla data di risoluzione del rapporto e, nel biennio che precede il congedo abbia a suo favore ventisei contributi settimanali.

lavoro donne maternita

Queste sono norme valide più o meno universalmente, ma adesso parliamo delle varie tipologie di contratto a partire dal “rapporto a tempo determinato”.

In tale caso, non è previsto che la lavoratrice abbia una “proroga del contratto”, ma il rapporto terminerà alla data prevista, anche se ricompreso  nel periodo di divieto di licenziamento (art. 54, c. 3, lt. c D.Lgs. 151/2001). In costanza di rapporto, comunque, ella godrà di tutte le tutele approntate dall’ordinamento per la lavoratrice subordinata.

Se invece entro nel settimo mese – o se ho bisogno di congedo anticipato per motivi di salute – quando il contratto non è ancora scaduto?

Qualora il termine ricadesse nel periodo di astensione obbligatoria o dopo, ella godrà del congedo per maternità, sicché dovrà fare le comunicazioni all’INPS e, in presenza dei necessari requisiti, non potrà essere adibita a nessuna mansione a partire da un mese prima della data prevista per il parto (termine ultimo, in caso di flessibilità – sempre che la richieda).

Differenze se ho un contratto part-time ce ne sono?

L’unica differenza per tale lavoratrice, rispetto ad una lavoratrice a tempo indeterminato che lavori full time, è che la sua indennità sarà proporzionata all’orario effettivamente lavorato.

In caso di contratto a progetto cosa succede?

La lavoratrice che abbia un contratto di “parasubordinazione” (il c.d. contratto a progetto) vede applicarsi le norme sulla tutela della gravidanza (astensione obbligatoria, mansioni, lavoro notturno, ecc.), ed il rapporto sarà prolungato di 180 gg. (art. 66 Dlgs 276/2003) oltre il termine stabilito dal contratto. Trascorso questo ulteriore lasso di tempo, comunque, il rapporto si interromperà a prescindere che sia terminato o meno il periodo di “divieto di licenziamento.

In questo caso si ha diritto all’indennità economica?

La lavoratrice è iscritta alla gestione separata INPS ed ha diritto all’indennità di maternità se, nei 12 mesi precedenti il congedo di maternità abbiano maturato almeno 3 contributi mensili comprensivi della aliquota maggiorata per la maternità (attualmente 0,72%). A seguito della l. 80/2015, tale indennità è dovuta anche se i contributi non fossero stati effettivamente versati dal committente.

Non è un caso molto comune, ma può accadere: se sono stagista?

In tal caso bisogna avere un contratto di apprendistato. La lavoratrice con tale contratto che resti incinta prima della trasformazione del rapporto in contratto subordinato ha diritto alla tutela della maternità  (astensione obbligatoria, divieto di licenziamento, mansioni, lavoro notturno, ecc.).

Il problema sorge laddove il datore di lavoro non intenda procedere alla conversione del rapporto e la fase di apprendistato si concluda prima che il bambino abbia compiuto il primo anno di vita.

Nella pratica: cosa succede?

Certamente deve escludersi che il periodo di astensione ed i permessi richiesti per la gravidanza possano essere conteggiati nel periodo di formazione. Secondo l’orientamento prevalente, il fatto che sia trascorso il periodo di apprendistato non è sufficiente a permettere il licenziamento della lavoratrice madre prima del compimento dell’anno di vita del bambino.

Quindi il contratto viene prolungato?

Sì, il datore di lavoro comunicherà alla lavoratrice l’intenzione di non procedere alla conversione, ma avrà effetto solo dopo il compimento del primo anno di vita del bambino.

Ecco un tasto dolente: le lavoratrici autonome, le partite iva per capirci?

Il T.U. sulla maternità disciplina, all’art. 66 e seguenti, la tutela garantita alle lavoratrici autonome ed alle imprenditrici agricole.

Per loro non sono previsti diritti e doveri, tenuto conto che, teoricamente, si tratta di professioniste che organizzano autonomamente la propria attività.

Le partite Iva godono di un’indennità di maternità?

Ad ogni modo è loro riconosciuta l’indennità di maternità, è erogata dall’INPS o dall’ente di previdenza al quale dovesse essere iscritta la lavoratrice, a seguito di presentazione della domanda e del certificato che attesta la gravidanza ed è calcolata, nell’80% della retribuzione giornaliera stabilita annualmente dalla legge a seconda del tipo di lavoro autonomo svolto. Sulla lavoratrice incombe l’onere di informare l’Ente dell’avvenuto parto.

lavoratrice autonoma contratto maternita

Per le lavoratrici domestiche invece come funziona? Spesso non ci pensiamo ma sono loro che si occupano dei figli altrui, ma hanno una propria vita e una propria famiglia

La lavoratrice, in ragione delle disposizioni del Contratto Collettivo Colf e Badanti, può essere licenziata, dal concepimento e fino ad un anno di vita del bambino, solo per mancanze così gravi da non permettere la prosecuzione del rapporto. Nel periodo di astensione obbligatoria, ha diritto alla conservazione del posto di lavoro e riceve una indennità di maternità, corrisposta dall’INPS pari all’80 % del salario convenzionale sul quale sono versati i contributi orari. A determinate condizioni.

Quali?

Per avere diritto all’indennità, la lavoratrice deve ave accumulato, nei 24 mesi precedenti il congedo, almeno 52 settimane di contribuzione, oppure almeno 26 settimane negli ultimi 12 mesi (si conteggiano anche contributi versati per attività diverse dal lavoro domestico).

Veniamo invece al caso del lavoro interinale, ora “lavoro somministrato”

La lavoratrice somministrata gode dei diritti riconosciuti ai lavoratori dipendenti del datore di lavoro/utilizzatore. Dunque, sino a che svolge la sua missione, si vede applicare le regole valide per gli altri lavoratori. Ovviamente avrà diritto al congedo per maternità, non potrà essere adibita a mansioni pesanti, pericolose, a lavoro notturno ed avrà diritto ai permessi per visite mediche. Non potrà essere licenziata ed avrà diritto alla conservazione del posto sino ad un anno di età del bambino, laddove questo rientri nel periodo nel quale è inviata presso l’azienda.

Per le lavoratrici occasionali, o chi lavora con voucher?

La lavoratrice che svolge attività lavorative che non danno luogo, da parte di tutti i committenti, a compensi annui superiori a 7.000 € ha un cd. rapporto accessorio. Si tratta di attività di tipo occasionale e saltuario. Il lavoratore viene pagato attraverso voucher dal valore nominale di 10 €, di cui 7,50. Tale tipo di contratto non dà luogo all’indennità di maternità.

Per le vostre domande scrivete a contributors@preferivofareluovo.it