Maternità e paternità, il congedo parentale

Dopo aver parlato di maternità obbligatoria, affrontiamo con il nostro avvocato il congedo facoltativo, che può essere preso da madre e padre, con tempi e modalità diverse a seconda del tipo di rapporto di lavoro

permessi parentali

Dopo aver trattato i diritti delle lavoratrici in attesa sia dipendenti che di ogni altra categoria, ci occupiamo oggi dell’astensione facoltativa retribuita dal lavoro per madri e padri

E come sempre a guidarci tra leggi e burocrazia c’è Eugenia Barone Adesi, avvocato che si occupa di diritto del lavoro e di famiglia.

Cosa stabilisce la legge per il congedo parentale dei lavoratori dipendenti?

Per i lavoratori dipendenti facciamo riferimento agli articoli 32 e seguenti del D.Lgs. 151/01. Nei primi dodici anni di vita del bambino, la legge garantisce ai genitori un periodo di astensione ulteriore rispetto a quello di divieto assoluto di adibizione a lavoro della lavoratrice madre. Nel caso della madre, tale periodo può essere richiesto solo dopo che sia trascorso il periodo di astensione obbligatoria, mentre per il padre può essere richiesto sin dalla nascita del bambino.
Complessivamente, i genitori, come coppia, non possono usufruire complessivamente di più di dieci mesi (tranne in una eccezione di cui si dirà più avanti) di astensione, di cui ciascuno può godere per un periodo, continuativo o frazionato, non superiore a sei mesi, salvo che il bambino abbia un solo genitore.
Anche se l’altro genitore non ha diritto a congedo parentale, il lavoratore può richiederlo, pur nel limite previsto per il singolo genitore.

Padre e madre possono richiedere il congedo facoltativo negli stessi giorni? O devono per forza alternarsi?

Non ci sono ostacoli a fare la richiesta per un congedo in contemporanea.

Ci sono incentivi per il congedo di paternità?

Per premiare il padre che decida di esercitare il diritto di astensione obbligatoria, la legge ha previsto che, laddove egli usufruisca del permesso per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a tre mesi, il periodo complessivo usufruibile dai coniugi salga a complessivi 11 mesi.

Qual è l’indennità che spetta al genitore?

Per i permessi usufruiti nei primi sei anni di vita del bambino, ai genitori spetterà una indennità pari al 30% della retribuzione media giornaliera, calcolata sulla retribuzione del mese precedente all’inizio del periodo indennizzabile (tale indennità spetta per i primi sei mesi di congedo usufruiti dai genitori in tale arco temporale). Se la fruizione dei periodi supera i 6 mesi complessivi tra i genitori, il congedo è indennizzabile subordinatamente alle condizioni di reddito.

congedo facoltativo

Dopo i 6 anni?

Dai sei anni e un giorno e fino agli otto, i genitori usufruiranno dell’indennizzo pari al 30% della media giornaliera, calcolata sulla retribuzione del mese precedente all’inizio del periodo indennizzabile, ma solo se il reddito individuale del genitore non superi di 2,5 volte l’importo del trattamento minimo della pensione (il trattamento minimo annuo per il 2016 è stabilito in 6.524,57, sicché il limite reddituale è 16.311,42).
Dagli 8 anni ed un giorno fino ai 12 anni del bambino, i genitori non usufruiscono di indennizzo.

Ma se il bambino è adottato o in affido?

Nel caso di adozione o affidamento, ai genitori spetterà il congedo parentale nella misura complessiva prevista per gli altri casi. In questo caso, il periodo non decorrerà dalla nascita del bambino ma dal suo ingresso in famiglia (salvo che, prima che siano decorsi i dodici anni dal suo ingresso in famiglia, il bambino non raggiunga la maggiore età).

Come si può usufruire del congedo?

La fruizione può essere su base giornaliera o oraria. Mentre la prima ipotesi è di più facile comprensione, quella oraria risulta più difficile. La legge, per stabilirne le modalità di fruizione, rinvia alla contrattazione collettiva di settore. È previsto che per il comparto sicurezza e per vigili del fuoco e soccorso urbano, la disciplina collettiva debba tenere conto delle particolari esigenze connesse ai servizi istituzionali di tali settori. Ove la contrattazione collettiva, anche di livello aziendale, non abbia provveduto a regolamentare la fruizione, ciascun genitore può scegliere se usufruire del congedo su base giornaliera o oraria (fruizione oraria nella misura pari alla metà dell’orario giornaliero del periodo mensile precedente all’inizio del congedo). Tali disposizioni non si applicano al personale del comparto sicurezza e difesa ed a quello dei vigili del fuoco e soccorso pubblico.

Nella pratica come faccio richiesta?

Qualora il genitore voglia usufruire del congedo, deve avvisare il datore di lavoro secondo le modalità e termini previsti dai contratti collettivi, comunque non inferiori a 5 giorni dall’inizio del congedo e dalla sua fine (nel caso di congedo su base oraria, il termine è di due giorni). Inoltre, non oltre le 48 ore prima dell’inizio della fruizione, deve essere presentata la domanda all’INPS attraverso il portale telematico: se si possiede il PIN, può farla direttamente il lavoratore, altrimenti si presenterà a mezzo di patronato o numero verde.

congedo parentale

Parlavamo inizialmente di eccezioni: quali sono?

Il congedo può essere esteso fino a tre anni (da usufruirsi nei primi dodici anni di vita del bambino) in caso di handicap o gravi patologie del minore (accertate).

Fin qui per i lavoratori dipendenti. Per le altre categorie?

La cd. lavoratrice parasubordinata, iscritta alla gestione separata INPS e non ad altre gestioni previdenziali e che non percepisca alcuna pensione può richiedere il godimento dei permessi parentali, che hanno durata massima di tre mesi e sono usufruibili solo nel primo anno di vita del bambino.
Occorre che possa vantare 3 mesi di contribuzione nel periodo di dodici mesi che ha preceduto la maternità e deve sussistere ancora il rapporto di lavoro nel periodo in cui si chiede il permesso.

Il padre invece?

Il padre iscritto alla gestione separata, invece, in presenza dei suddetti requisiti, può chiedere di usufruire del congedo parentale solo in situazioni specifiche nelle quali la madre non possa o non voglia occuparsi del bambino.
In tali ipotesi rientrano: morte o grave infermità, abbandono del figlio, affidamento esclusivo al padre, adozione o affidamento non esclusivi, qualora la madre non ne faccia richiesta.
Va da sé che, per l’elargizione dell’indennità, il genitore debba effettivamente astenersi dall’attività lavorativa.

padre congedo

Qual è l’indennità riconosciuta?

L’importo dell’indennità è pari al 30% del reddito percepito, su base giornaliera, nei dodici mesi precedenti presi a riferimento per il requisito contributivo.

Veniamo ora ai lavoratori autonomi

Anche la lavoratrice autonoma che abbia versato i contributi almeno nel mese precedente a quello di inizio del congedo ha diritto a percepire, per un massimo di tre mesi entro il primo anno di vita del bambino, una indennità pari al 30% della retribuzione convenzionale prevista per l’anno di inizio del congedo.
Anche in questo caso, requisito essenziale è che la madre si astenga effettivamente dall’attività lavorativa.

Congedo facoltativo, tutte le combinazioni in breve

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