Mommy war, la guerra delle mamme e gli impietosi giudizi del web

I gruppi Facebook delle mamme nascondono una lotta intestina. Ben lontane dalla solidarietà femminile, le madri si fanno la guerra dietro a una tastiera, in bilico tra cyber bullismo e disinformazione galoppante

Tutto inizia, per alcune, da quando decidi di provare a concepire un figlio. Entri su un forum online, o su una pagina Facebook dedicata.

Ed ecco la prima contrapposizione.

Quelle che “non ci pensare che arriva”

Quelle che “tb, po, giorni fertili, stick, muco”

Poi resti incinta e arrivano:

Quelle che “la gravidanza non è una malattia io ho corso la maratona di New York il giorno prima di partorire”

Quelle che “Meglio star sicuri: mi sdraio sul divano dal test positivo e vado al pronto soccorso a ogni dubbio”

Poi nasce.

E, da lì, il delirio

Allatti, non allatti, per quanto allatti. Dai il latte artificiale, come lo prepari, a richiesta o a ore. Dorme, non dorme, dove dorme, lettone sì, lettone no, lascialo piangere, se piange sei un mostro. copri troppo sei apprensiva, ha la schiena scoperta morirà di dissenteria fulminante. Torni al lavoro sei degenere, non lavori sei fallita. Esci una sera lasciandolo ai nonni che lo hai fatto a fare un figlio, non esci più divorzio sicuro. La tv no, la tv sì. Svezzamento vegano, onnivoro, un po’ e un po’, pappe fatte in casa, omogeneizzati, glutine. Tettalebane contro fan del biberon, categorie cristallizzate che si scontrano con clangor di spade.

Per non parlare dei vaccini

È la mommy war, bellezza, e tu non puoi farci niente.

latte artificiale

Ma cosa significa, in pratica? Solo che, con mille teste, esistono milleuno modi di vivere la maternità? Non solo. La “guerra delle mamme” ha radici in due fenomeni ben radicati nell’era di internet.

La sovraesposizione

La finta informazione

La prima è una sindrome diffusa. Soprattutto tra le donne. Avere un’apparenza perfetta. Inizia presto, fin da ragazzine. Ma poi, inspiegabilmente, degenera. Da madri, con i sempreamati sempreodiati gruppi Facebook di mamme. E ce ne sono. Più o meno sdolcinati, che inneggiano al miracolo della vita o che parlano di “mammare” in modo imperfetto. Gruppi locali o nazionali, in cui basta rispondere con un commento dissonante per essere inondati da valanghe di risposte polemiche o insulti, in cui sugli hot topic di cui sopra ci si divide in fazioni perennemente in guerra.

Perché l’immagine da restituire è quella della Madre Perfetta, che non tentenna, che ha la risposta pronta e bambini felici. Quello che succede al ristorante, su Facebook è amplificato all’ennesima potenza. Ed è uno stress che si aggiunge al già difficile mestiere di genitore.

Ma per madri magari casalinghe, o durante i primi (noiosi, stancanti, pieni, alienanti) mesi di vita del bambino confrontarsi e scontrarsi sui social è uno sport nazionale: economico, distrae dalla monotonia faticosa della vita con un neonato al seguito, illude di tenere rapporti col mondo. E, perché no, permette di dire “esisto anch’io”.

Il passo verso il cyber bullismo, però, è breve.

La seconda, invece, è quel fenomeno per cui basta leggere mezzo articolo sul web senza verificarne la fonte e ci si sente guru in materia. Di informazioni errate ne girano una miriade su gravidanza e prima infanzia, basta un niente per diffonderle a macchia d’olio

(vogliamo davvero ancora citare i vaccini?).

Arginarla, come? Noi nel nostro piccolo ci siamo imposte un obbligo: non pubblicare nulla che non abbia solide basi scientifiche, avvalorato da esperti riconosciuti che ci mettono il nome e la faccia. Ovvio che poi alcune cose possano rivelarsi parziali, o essere superate. D’altra parte diceva anche Popper – padre della filosofia del metodo scientifico contemporaneo –  che il “vero” non esiste, e che la teoria scientifica migliore è quella, che in un dato momento storico, risolve più problemi e i problemi all’epoca più importanti. 

Ma senza divagare, diciamo: facciamo lavoro di ricerca e divulgazione, non pubblichiamo qui una sola parola che non abbia le spalle coperte. E al di là del motto “End mommy wars”, ancora di più è importante uccidere la disinformazione. Senza giudicare chi fa scelte diverse, ma facendo fronte comune per diffondere la corretta informazione. Sarebbe bello – per citare l’hot topic più hot di tutti – se ogni mamma che non allatta lo facesse per scelta, e non, con sofferenza, perché non aiutata o informata male, ad esempio. O se la donna che resta incinta mentre allatta lo fosse per desiderio, non perché “si dice che finché non torna il ciclo non puoi concepire”. O se il girello, i vaccini, lo svezzamento…andiamo avanti?

Ma no, fermiamoci qui. E iniziamo il 2017 con il proposito di giudicare meno, informare e informasi meglio e di più,

alla faccia delle bufale del web.