Doppia coppia – Guida tragicomica alla varicella

Due figli, doppia gioia? Magari! Due figli uguale malattie al quadrato. Che passano stile ping pong da uno all’altro, e poi a te, al marito e se sei fortunata anche ai nonni

E così è successo. Ogni volta che leggevo le notizie nella chat di classe mi cullavo in una beata incoscienza.

No, a noi no, non succederà.

Solo ora trovo il coraggio di parlarne con distacco.

Era il 20 dicembre…

E io avevo una visita medica prenotata da tempo per Figlio2. Una di quelle che se la rimandi, con i tempi della sanità italiana, il prossimo appuntamento te lo danno che il pupo è maggiorenne. Figlia1 era un po’ stranita, è vero. Ma il 20 dicembre con la sveglia alle 7 di mattina, un tempo uggioso con quella pioggerellina fitta e gelida, chi non lo sarebbe?

Solita preparazione in tempo record, depositata a scuola tramite il metodo 007 (sedile eiettabile che la catapulta direttamente dentro all’edificio), arrivo al Policlinico e mi piazzo in sala d’attesa con Figlio1. Nelle viscere della terra, dove il telefono prende a sprazzi. Ed è lì che inizia a squillare. E il numero che lampeggia è quello lì.

La scuola

“La mamma di Matilde?”

“Sì sono io”

“cvxkyhx.jucuògpijmlòcrrrrrrrr….”

“Scusi può ripetere?”

Mentre provavo ad arrampicarmi verso una finestrella cercando di captare qualche informazione

“cryttfyu…bambina…cvytfuygjk…bolle…prenderla ORA”

ok ok niente panico. Attiviamo i supernonni e preleviamo la bambina da scuola. Incontriamo i supernonni fuori dal cancello dell’ospedale, appena finita la visita. Eccola là.

Che sembra la Pimpa.

bolle varicella

Qualsiasi speranza si suicida:

è varicella, senza dubbio.

Telefonata farneticante alla pediatra

“Eh non ci voleva”, dice lei “va bene che voi l’avete avuta ma potrebbe venire A TUTTI QUANTI il Fuoco di Sant’Antonio”

(grazie dottoressa, lei sì che  rassicurante)

Corsa in farmacia a recuperare

antivirale e le 5-6 lozioni miracolose suggerite sulla chat di classe.

E intanto lei si lamenta – poverina – sempre di più. arrivi a casa e la spalmi con la spatola finché non è ricoperta da uno spesso strato bianco e mentolato, poi la piazzi davanti ai cartoni intimandole di non grattarsi pena la fasciatura delle mani.

Ma il peggio deve solo arrivare. L’antivirale la dopa effetto cocaina. Le bolle non danno tregua. Si trasforma in uno scimpanzè isterico che neanche la visione a ripetizione di Frozen riesce a placare.

E, poi, chiami la donna delle pulizie

“Guardi mi deve aiutare, mi serve assolutamente qualche ora in più questa settimana perché ho i parenti a pranzo il 25 e non posso fare la spesa perché la bimba ha la varicella”

“Ah. Varicella”

“Sì, varicella”

“Io non ho avuto la varicella”

“Ah”

“Meglio che non vengo, questi giorni”

“…ma…ma…io…Natale…tutti…più…buoni…”

“Clic”

In qualche modo, ce la siamo cavata. Anche organizzando alla grande il pranzo di Natale per i parenti. Con la convinzione che, entro poco, sarebbe toccata a Figlio2. D’altra parte Figlia1 non l’ha mai sbaciucchiato tanto come quando era coperta di bolle sull’80% del corpo.

E invece i giorni passano. Uno dopo l’altro. Scruto il corpo del piccolo a ogni cambio, finché non conto i giorni di incubazione ed esclamo soddisfatta

“Oggi era l’ultimo giorno, siamo ufficialmente fuori pericolo”

bambini malattia

Un’ora dopo, eccole.

Le bolle.

Era il 4 gennaio. E oggi, solo oggi, ci ripenso senza provare di nuovo un attacco di panico.

Con lui la gestione è stata simile. Ma:

Urlava se gli mettevo la crema

Urlava se NON gliela mettevo

Schifava l’antivirale (che vi giuro sa di amarena sciroppata, una roba che mi veniva da attaccarmi alla bottiglia e mandar giù). E quindi giù urla per somministrarglielo con la siringa senz’ago.

L’antivirale lo dopava ancor più che la sorella. Una trottola impazzita di 10 mesi che gattona alla velocità della luce.

Non mangiava. Dormiva poco e male. Ululava alla luna per il prurito (grazie crema al mentolo, grazie!)

auguri

Oggi è il 6 febbraio. Siamo vivi. Nel mezzo lui ha avuto un’influenza gastrointestinale (e grazie a Dio porta ancora il pannolino). Lei febbrone con picchi a 39. Lui di nuovo febbre che ha prontamente attaccato a me,

alla vigilia dell’inizio di una nuova e importante avventura lavorativa.

No ma, tranquilli: avere figli è

una cosa meravigliosa