Il ruttino: rien ne va plus…

Il ruttino è il convitato di pietra di tutte le nostre notti insonni. Più lo brami, più si nega. E allora io ho deciso: punto tutto sulla psicologia inversa. Ruttino, chi?

neonato far fare ruttino

Lì per lì, non me ne ero accorta.

Ma una volta rientrata a casa dalla clinica dove lo scorso novembre è nata Piccola Otaria (alias la mia prima, super famelica figliola), ben presto mi sono dovuta arrendere all’evidenza:

una presenza nuova e ingombrante era entrata a far parte della vita mia e del Chioccio mio marito.

E no, non sto parlando della bambina.

Lei, poveraccia, i primi tempi mangiava e dormiva, dormiva e mangiava.

Tanto che i vicini hanno scoperto solo dopo un mese che in casa nostra c’era un neonato. Sì, Piccola Otaria era un saccoccetto alquanto discreto (e i vicini alquanto rimbambiti, va detto anche questo).

La presenza ingombrante, quella attorno alla quale hanno iniziato a ruotare le nostre vite, la presenza che da allora scandisce le nostre giornate – ma soprattutto le nostre nottate – è un’altra.

Sto parlando di lui:

il ruttino

Il ruttino è quella cosa che finché tuo figlio non la fa, tu – per quanto stanca, sfatta, sfinita, sderenata, asfaltata, eccetera eccetera (in quel climax ascendente di 50 sfumature di stanchezza che tutte le neomamme conoscono bene)…

…tu, dicevamo, senza ruttino il tuo bambino non lo metti giù nella sua culla neanche morta.

Questo perché, prima che tuo figlio nascesse, hai avuto ben 9 mesi di tempo per leggere tutto lo scibile umano su

la morte in culla.

Angoscia numero uno di tutti i genitori in divenire.

Ora se la vogliamo dire come lo direbbe George (Clooney, non Baby George: Baby George i ruttini li fa, ma non ne parla, che volgarità da povery), la questione sta in questi termini:

No ruttino? No party

(dove “party” sta chiaramente per quella che tutti i neogenitori è la più sfrenata delle fantasie: dormire).

principino
…e comunque ricordiamoci sempre che Baby George ci disprezza

E allora, dopo ogni poppata, vai con la roulette russa del ruttino.

A volte bastano due minuti, un po’ di pat-pat sulla schiena e lui si manifesta in tutto il suo roboante splendore. Quando capita, tu e tuo marito vi scambiate uno sguardo di trionfo e – piaaaaaaaano, piaaaaaaaano – mettete giù il vostro fagottino, satollo e ruttinato, prima di svenire, entrambi e in contemporanea, sul letto.

Queste sono le volte in cui va bene.

Ma non sempre si è così fortunati.

Altre volte

il ruttino fa il prezioso.

Di solito accade dopo la poppata notturna: la terrificante “poppata delle tre”, meglio nota come la poppata spezza-sonno per eccellenza, quella che la fai pensando tutto il tempo in loop la stessa cosa:

Io tanto sonno. Io tanto sonno. Io tanto sonno…

È proprio quello il frangente in cui lui, il ruttino, convitato di pietra di tutte le nostre notti insonni, si fa maggiormente desiderare.

Più lo brami, più si nega.

E tu e tuo marito siete costretti a macinare chilometri facendo su e giù tra la camera da letto e il salone, con il pupo sulla spalla e le occhiaie sottobraccio.

Il che mi ha portata a trarre una conclusione:

il ruttino è uno stronzo.

Con il passare delle settimane e poi dei mesi ho infatti avuto modo di stilare un’accurata fenomenologia del ruttino (le gioie di essere una neomamma non smettono mai di sorprendermi…) e ho capito che il ruttino è come uno di quegli uomini che se li corteggi, scappano; se li ignori, ti cercano.

Con questi uomini, si sa, la strategia vincente è una sola: fingere che non esistano. Solo allora accorreranno ai tuoi piedi.

Io ho provato ad applicare lo stesso schema al ruttino: a fare finta che non esista. A puntare sulla psicologia inversa:

Ruttino, chi?

Ma mentre stavo per appoggiare la mia bambina “mangiata, ma non ruttinata” nel suo lettino, è tornata lei, l’amica del giaguaro: l’ossessione terrificante della morte in culla.

Mi sono sentita una madre snaturata.

Le mie braccia si sono bloccate a mezz’aria.

E poi, con decisione, ho tirato su Piccola Otaria e sono partita per la consueta maratona camera-salotto.

D’altronde, sono o non sono Mamma Pinguino?

E allora non sarà certo una lunga marcia a spaventarmi…  Nemmeno alle tre di notte.