Il sonno dei bambini, miti e verità

Tra Estivill e il lettone ci sono mille sfumature. Ogni famiglia trova la sua, con un unico imperativo: mettere insieme quante più ore di sonno possibile. E voi? Di che scuola siete?

sonno bambini

Iniziano quando sei incinta “Dormi ora che poi…” – anche se magari soffri di insonnia gravidica ai massimi livelli e li malediresti tutti quanti. Il sonno dei bambini è una creatura mitologica, inafferrabile, mutevole. Credi di aver trovato la formula magica, funziona due giorni, poi sfugge. Ricominciano le notti in bianco, e ti chiedi: i denti, le coliche, gli incubi, ha caldo, ha freddo, ha tiepido, ha i piedi scoperti, ha i calzini, Saturno contro, la Luna in parallasse, ma sarà che invece è solo un gran scassapalle?

Come recita un grande classico immancabile nella libreria di ogni genitore moderno:

Si acciambellano i gatti coi loro micini Gli agnelli pisolano con gli agnellini. Anche tu sei al calduccio, amore di mamma Ma adesso, tesoro, fai ’sta cazzo di nanna.

E quindi, mi direte: ma tu che cosa ci vuoi dire, se parti già dal presupposto che soluzioni non ce ne sono? Che se il bimbo si sveglia, continuerà a svegliarsi? Care mamme e papà all’ascolto, è vero: formule magiche non ne abbiamo. Ma abbiamo strategie di sopravvivenza

E quindi intanto vediamo: quali sono le più popolari

teorie sulla nanna?

E quale il loro fondamento?

Premessa: l’approccio alla genitorialità è ciò che ovviamente vi porterà a privilegiare un metodo sull’altro. Questo articolo è profondamnete contaminato dal mio, che è decisamente montessoriano in senso lato: bambini come persone, piccole ma complete, da accompagnare in un percorso di autonomia. Non è un approccio che mi cade dal cielo, è frutto di quanto letto, studiato, visto, imparato sul campo. Con uno scopo principale (oltre a quello di un’amorevole e ferma educazione): sopravvivere con meno stress possibile per tutti.

Se poi, come me, avete avuto due figli radicalmente opposti in ogni approccio alla vita, al cibo, al sonno…la sopravvivenza spicciola è l’unica cosa che vi resta. E ricordate: non vale solo il detto “ero una brava mamma prima di avere figli“, ma anche “ero sicura dei miei metodi infallibili prima di avere più di un bambino

go the fuck to sleep
filastrocche serali per genitori moderni

Estivill, la Crudelia De Mon della nanna

Basta nominarlo per vedere schiere di genitori fuggire con le mani nei capelli. Cosa sostiene questo signore? Che i bambini sono piccoli tiranni, vampiri succhiaenergie a cui se dai un dito si prendono un braccio e anche di più. Cosa suggerisce? Farli piangere finché non si rassegnano. Metterli giù con il loro rituale, uscire dalla stanza. Aspettare prima di intervenire in caso di pianto secondo una tabella. 3-5-10-15 minuti. Progressivamente aumentare, finché il bambino non impara.

Ferber, Estivill made real

Una forma di sleep training un pizzico più realistica. La fa sua anche Tracy Hogg nel suo “linguaggio segreto dei neonati”, vera bibbia per i genitori alle prime armi. Metti giù il bimbo, paroline dolci, carezze, rituale. Poi esci dalla stanza. Se piange non lo prendi su subito, non accorri al primo richiamo. Subentri dopo qualche minuto, rassicuri, ripeti il rituale, esci di nuovo. Facile, vero? Ma solo se lo vuole il bambino. Con Figlia1 era tutto così, facile. La mettevi giù sveglia col carillon, crollava prima che finisse la musichetta. Se si svegliava, invece di partire subito con la sirena dei pompieri, parlottava fra sè, e a volte si riaddormentava pure. Inutile dire che l’esperienza non si è ripetuta.

Cosleeping e bed sharing, tira fuori il primate che è in te

Dette anche “tecniche di sopravvivenza per mammiferi stanchi. Ma stanchi, eh. Di quella stanchezza che ti fa mettere gli occhiali in frigorifero, il cellulare nel forno e provare a imboccare con insistenza il marito con il passato di verdure. Il fatto è che siamo animali, anche se vogliamo dimenticarlo. E i cuccioli di mammifero – ma non solo – hanno un interruttore che dice “contatto=sopravvivenza, abbandono=morte sicura“.

Provate voi a convincere un bambino che il suo istinto è sbagliato. Poi, dopo ore di su e giù dalla cameretta, pianti strazianti, lacrimoni – suoi e vostri – mettetevelo accanto nel letto. 3…2…1…dorme. Figlio2 è così. Una piccola scimmia aggrappata alla schiena della mamma. Crescerà, e conquisterà il suo letto per tutta la notte, invece che per poche ore. E sì, io lo dicevo un tempo che il talamo era sacro e intoccabile. Ma sapete una cosa? Il sonno lo è anche di più. E il talamo non te lo godi se sei uno zombie reso isterico dalla mancanza di sonno.

sonno
ritratto fedele di un genitore

Il sonno, una scelta di campo

“Nel complesso Martina era una bambina molto buona. Non dipendeva da una su ostinazione il fatto che non riuscisse a star sola neppure un minuto; bisogna pensare che per un piccolo della sua specie, il perdere la madre e i fratelli significa una morte sicura. E dal punto di vista biologico è assai significativo che quelle pecorelle smarrite non pensano più a mangiare, né a bere, né a dormire e, fino all’esaurimento totale, investono ogni scintilla di energia in quei gridi di aiuto grazie ai quali sperano di ritrovare la madre”.

Chi ha scritto queste parole è Konrad Lorenz, padre dell’etologia moderna. Martina, però, non è sua figlia: è la piccola oca che si era convinta lui fosse sua madre. Io ripenso spesso a queste righe quando si dice di non correre in soccorso di un neonato che piange. E un neonato che non piange più perché non ascoltato, come raccontano in molti, è solo un neonato rassegnato al fatto che nessuno lo aiuterà.

Scegliamo pure il metodo di sopravvivenza, quindi, che meglio si addice al nostro ménage, alla nostra stanchezza, alla nostra forza di volontà. Il metodo Estivill non causerà traumi irreversibili, come sostengono recenti studi. E allo stesso modo il lettone a oltranza non li rovinerà a vita. Capiamo però anche che il metodo che scegliamo è lo specchio dell’educazione che vogliamo dare, dei nostri valori, delle nostre priorità. Serenamente aperti alle critiche di chi la pensa diversamente.

L’educazione che scegliamo per i nostri figli deve dare serenità a tutti, e un cosleeping sofferto darà meno empatia e autonomia di un “Ferberizzamento” sorridente e convinto. e se avete voglia di saperne di più, qui trovate un’interessantissima intervista a Dr. Ferber himself, che ribadisce quanto da genitori sperimentiamo ogni notte: i bambini sono diversi tra loro, e non esiste un metodo infallibile e buono per tutti (ma lui lo dice molto meglio di me).

Io, da parte mia, vorrei solo una cosa: che si smettesse di vedere i bambini come tiranni egoisti, perché allora, forse, bisogna farsi qualche domanda a monte prima di metterli al mondo.