Mangia, prega, ama – A cena fuori con mia figlia

Insieme al ristorante, chi l’ha detto che non si può? Era una lotta continua, finché, mettendo da parte i pregiudizi, mi è giunto un aiuto insperato…

Dopo aver girato a mie spese – e con somma vergogna – il remake di Piovono Polpette (al sugo), per qualche mese mi sono tenuta alla larga da ristoranti e hotel.

La mia bambina, che Tracy Hogg non esiterebbe un attimo a inserire nella categoria “angelica”, aveva questa piccolissima, insignificante particolarità: si trasformava in una belva furiosa non appena entravamo in un luogo pubblico in cui si consuma cibo.

E tu non ce la portare”, mi hanno detto i più.

Lasciala ai nonni, se proprio non ne puoi fare a meno”.

Premesso che i nonni vanno a letto alle nove (sic!), l’unica via sembrava la condanna alle cene casalinghe.

Che, per carità, vanno benissimo quando torni stremata dal lavoro e da 4 ore sui mezzi a Roma e l’unica cosa che desideri è lanciare jeans, stivali e reggiseno sulla poltrona-armadio della camera da letto, indossare una poco gloriosa tuta felpata e rilassarti davanti ai fornelli.

Ma che vanno meno bene quando:

  • hai impegni con il pargolo che ti costringono ancora in giro dopo le 20 e a 30 km da casa,
  • sei in gita fuori porta o in vacanza,
  • sei invitata a una cerimonia (battesimo, matrimonio, ma anche un semplice compleanno).

Insomma, a volte è una necessità, altre una questione di cortesia.

A volte capita e basta.

Del piacere di sedersi, farsi portare la cena pronta e poi non dover sparecchiare né lavare i piatti non ne parlo proprio…

È come il piacere di andare al cinema con tuo marito o il bagno di due ore nella vasca con le candele e i sali.

Tutto dimenticato.

Rimandato a giorni non migliori, ma sicuramente diversi.

(Per inciso, al cinema in realtà qualche volta ci andiamo. Solo che deve essere in mezzo la settimana e dobbiamo rispettare il coprifuoco perché la bambina va ripresa tassativamente entro le 20:45. Ho imparato ad amare lo spettacolo del lunedì alle 18, così intimo che sembra di essere a casa. Potrei andarci in pigiama. Al massimo le presenze in sala sono 8 e io e mio marito siamo circa 40 anni sotto l’età media. Invece dei popcorn girano caramelle al miele e ogni tre battute degli attori si sente a metà tra il sussurrato e l’urlato “Ahò, ma che ha detto questa?”. Lo Adoro. Giuro.)

Relax e cena fuori. Il mio sogno proibito

Restando in argomento filmico, potrei dire che le mie saltuarie e sofferte incursioni nei ristoranti si riassumevano con un “Mangia, prega, ama“.

Mangia (in fretta).

Prega (che tua figlia resti seduta composta senza capricci).

Ama (il momento del conto. Perché finalmente la serata è finita).

In più, con il passare dei mesi si aggiungeva difficoltà a difficoltà. Perché intanto mia figlia aveva imparato a camminare.

È stato allora ho iniziato a rimpiangere le piccole battaglie combattute sul seggiolone.

Cos’erano in confronto alle corse che dovevo fare tra i tavoli per riacchiapparla e impedire che si facesse male e/o rovinasse la cena agli altri avventori, tirando tovaglie e rompendo bicchieri?

Per fortuna, i nostri amici ormai sono quasi tutti sposati e i loro figli battezzati.

In famiglia abbiamo recentemente festeggiato cinquantesimi, venticinquesimi, un paio di lauree e un pensionamento.

Per un po’ – almeno su quel versante – eravamo a posto…

Ma io comunque ero sempre molto preoccupata di fronte agli inviti. Fino al giorno in cui…

Qualcosa iniziò a cambiare quella volta in cui ci attardammo con lo shopping, durante i saldi.

Si era fatta l’ora di cena ed eravamo al centro commerciale.

Prima di proseguire nel racconto (ed essere considerata una madre sciagurata) si rende necessaria una premessa.

Nell’eventualità di una situazione simile avevo portato per mia figlia una sanissima cena a base di verdure bio in un contenitore termico. Insomma: io c’ho provato…

Ma torniamo al centro commerciale…

Io e mio marito scegliamo di mangiare in un ristorante di una catena di fast food.

Appena varchiamo la soglia ci accolgono sorridenti (e non con il solito sorriso tirato dei camerieri appena vedono che siamo in tre) e ci portano subito un seggiolone fantastico.

Anche qui bisogna spiegare.

In genere nei ristoranti portano dei seggioloni assolutamente inutili per i piccoli. Senza cinte, solo con la barra di protezione orizzontale e non verticale. Mia figlia rischiava di scivolare e cadere ogni tre per due, e anche questo rendeva ansiogene le mie serate fuori.

Ma qui no.

Qui sono preparatissimi.

Eccolo qua, il tipico seggiolone da ristorante. (Fonte: Pinterest)

E non finisce così.

Una volta accomodati, portano alla bambina pastelli e fogli da colorare.

Ordiniamo e il cibo arriva rapidissimo.

Il miglior hamburger e patatine della mia vita. Magari non per qualità, ma per come me lo sono goduto in santa pace.

E lì ci si è aperto un mondo.

I tanto bistrattati fast food sono in realtà di gran lunga più kid friendly di qualsiasi altro ristorante.

Menu dedicati (a volte, la richiesta di una semplice pasta al pomodoro per alcuni ristoratori era uno sforzo troppo grande), giochi, colori, attenzioni e sorrisi.

Nessuno ti guarda male o ti fa sentire inadeguato.

Certo, non tutte le settimane.

Ma nelle emergenze sì. Assolutamente sì!

Qualche tempo dopo quella rivelazione, abbiamo ricevuto un invito in pizzeria per un compleanno.

E abbiamo accettato.

Avevo un po’ d’ansia, ma già sulla soglia d’ingresso l’ho superata:

Bambini ovunque e tanta confusione.

Un chiasso assordante.

Io lo detesto, ma almeno lì nessuno ci nota. E traggo le mie conclusioni:

Bene, allora da oggi anche in pizzeria si può fare”.

Siamo andati avanti così, tra fast food e pizzerie, per qualche mese, finché…

Era una giornata di sole e stavamo facendo una passeggiata in un incantevole paesino.

Si erano fatte quasi le due.

D’un tratto ci siamo trovati di fronte a una piccola, deliziosa trattoria che avevamo già avuto modo di provare anni prima.

Io e mio marito ci siamo guardati negli occhi.

A lungo.

Ci siamo comunicati telepaticamente le nostre ansie.

Davvero vuoi provare?

Non lo so… E se andasse come l’ultima volta che abbiamo tentato di mangiare al ristorante?

E se dovesse rompere piatti, infilzare il cameriere con la forchetta e lanciare le patate al forno alla signora del tavolo vicino?

Questo non è un fast food

Sì, ma io ho fame

Anch’io

Entriamo”.

Ebbene: tutto è andato liscio.

Vabbe’, quasi tutto…

Ma non potevamo proprio lamentarci. Abbiamo mangiato, chiacchierato e – attenzione! – preso persino il dolce. La bambina, intanto, giocava con i miei trucchi e disegnava sulla mia agenda.

Seduta composta sul seggiolone (di paglia, ovviamente…).

E quindi ho capito:

il training aveva funzionato.

Tutti quei sacrifici fatti (…) mangiando chili di patatine fritte in fast food con tovagliette di carta e margherite in pizzerie “un tanto al metro” erano serviti.

Come per ogni cosa, anche per mangiare fuori con i figli bisogna andare per gradi.

Quanti sacrifici tocca fare per i figli…

Prima il fast food.

Poi la pizzeria.

Ora la trattoria.

Quindi prossima tappa… il ristorante di Cracco!

No, dai.

Forse per quello non siamo pronti (neanche economicamente).

Ma in fondo chissà… non poniamo limiti...