A chi lascio il bambino? Nido vs. Nonni

Mandarla all’asilo o tenerla a casa dei nonni? Vi racconto come ho preso questa difficile decisione (e non ho rimpianti né rimorsi)

Nonni o nido?

La sempiterna domanda.

Per molti genitori, la risposta è obbligata.

Per motivi economici o perché i nonni, per varie cause, non sono disponibili.

Io, invece, sono stata tra le fortunate che hanno potuto scegliere.

Ma non sapevo dove sbattere la testa.

E, di fronte a una decisione del genere, tirare il dado non sarebbe stato corretto.

L’unica soluzione che mi sembrasse buona, lì per lì, era stilare la famosa lista dei pro e dei contro, quella che usavamo al liceo per decidere se metterci o no insieme a qualcuno.

Pro: ha il motorino.
Contro: è stupido come una zucca, parla solo di calcio e ogni settimana sta con una diversa.
Però ha il motorino.

Vabbe’, non rivanghiamo.

E quindi eccola, la mia lista.

NONNI – PRO:

1) Gratis (e già qua volevo fermarmi, posare carta e penna e gettare tutti gli opuscoli degli asili nel bidone della carta. Ma sono una mamma brava e coscienziosa, quindi sono andata avanti)
2) Luogo sicuro e protetto (se ne sentono tante, ultimamente…)
3) Mia figlia non sarà un numero e le saranno dedicate tutte le attenzioni necessarie
4) Orari flessibili (la porto e la riprendo quando mi pare)
5) Decido io cosa mangia ogni giorno (ahahah, illusa)

NONNI – CONTRO:

1) Mancanza di interazione della bambina con i suoi coetanei (e già qua, volevo riprendere dal bidone della carta tutti gli opuscoli dell’asilo e iscriverla al primo che mi fossi trovata tra le mani. Ma sono una mamma brava e coscienziosa, quindi sono andata avanti)
2) L’età avanzata li rende – come dire – di vedute ristrette e non modificabili
3) Rischio di tirar su una bambina viziata

La lista dei pro e dei contro dell’asilo è facilmente deducibile.

Scrivere, però, non mi aveva convinto fino in fondo.

Avevo bisogno di aiuto.

Di un parere esterno.

Del pediatra? Del pedagogista? Dello psicoterapeuta?

No, delle mie amiche mamme.

Iniziai ponendo la domanda sul gruppo whatsapp in cui ci supportiamo fin dai primi arrossamenti da pannolino (“mamme aiutoooo, che crema compro??”).

“Mamme, cos’avete scelto nel momento del rientro al lavoro? Nido o nonni? Esperienze?”

Anche lì, naturalmente, i pareri erano divisi.

Si percepiva forse una tendenza generale a preferire la scuola, ma niente che per me fosse risolutivo.

Però cominciai a notare una lamentela comune, che ritrovai nei racconti di ogni mamma che, per forza o per scelta, portava il figlio al nido: i bambini si ammalavano spesso.

E va bene farsi gli anticorpi, ma qui si esagerava.

“Due giorni a scuola e dieci a casa” non mi sembrava la formula adatta alla nostra famiglia.

Anche perché i nonni, l’hanno detto subito, non se la sentivano di tenere la bambina in caso di febbre, e quindi anche la formula “mista” era bocciata.

Il nido, però, guadagnava comunque punti non appena confrontavo mia figlia con i bambini che lo frequentavano.
Di sicuro erano più indipendenti e avevano orari più regolari.

Il dilemma mi attanagliava.

Nonni o nido?

Nido o nonni?

Solo tu sai qual è la cosa giusta per lei, mi dicevano tutti.

Che a me suonava tipo: “La risposta è dentro di te (… e però è sbagliata)”

Quelo docet

Capii che il vero problema non era rifarsi ad esperienze di vita vissuta.

Il problema era: perché proprio quelle altrui?

Insomma, per mesi avevo chiesto consiglio al mondo intero e poi non stavo riflettendo sull’esperienza che davvero poteva darmi una chiave di lettura reale.

Cioè la mia.

Io sono andata a scuola a tre anni, direttamente alla materna. I miei lavoravano e io sono stata con i nonni.

Non credo di aver avuto nessun trauma dovuto a quei primi anni.

Sono una persona socievole (a parte i giorni in cui odio tutto e tutti e vorrei essere sola nell’universo, ma è normale. Spero.) e sono andata a scuola sempre volentieri.

Forse ho imparato a mangiare da sola qualche mese dopo i miei coetanei? Forse.

Ma vi assicuro che oggi maneggio forchetta e coltello con la stessa destrezza con cui John Wayne maneggiava le sue pistole.

E, anche se ero piccola, ho sbiaditi ricordi di giardinetti al sole e serenità.

Quegli anni passati in sintonia con i miei nonni sono stati un regalo immenso, per me e per loro.

E vorrei fosse lo stesso anche per mia figlia.

Quanto ancora potrà godere la loro compagnia?

E quanto loro potranno stare con lei?

Perché – mi sono dimenticata di dirvi – i nonni di cui parlo e che oggi accudiscono la mia bambina con un amore che commuove, sono i miei.

Ultraottantenni, ma vitali ed energici come io non riesco ad essere a 30.

E parte di questa energia, lo so, è data anche dalla gioia di prendersi cura di nuovo di qualcuno.
Tutti i presagi nefasti si sono, ovviamente, avverati.

Consigli non richiesti e discussioni sono all’ordine del giorno.

E sì, la stanno viziando un po’ troppo.

Ma non importa.

Ci sarà tempo per la scuola, la disciplina, i giochi educativi.

Ci sarà tempo per stare con i coetanei (e per quello, poi, basta portarla al parco).

Ma non ci sarà sempre tempo per ballare stretta al collo di nonno canzoni di cinquant’anni fa.

Torno a casa loro, dopo il lavoro, per riprendere la piccola e li trovo che gattonano sul tappeto.

Tutti e tre.

Ridendo come pazzi.

E allora lo so.

La risposta è dentro di me e stavolta non è sbagliata.

Ho fatto la scelta giusta.

Ps: scrivendo il post mi è venuta in mente questa canzone. Chi se la ricorda?