I Puffi e Cristina D’Avena: tra amarcord e Schopenhauer

Prendi una blogger cresciuta a pane e Bim Bum Bam (ehm, la sottoscritta) e proponile di incontrare LEI, Cristina D’Avena, per parlare degli “strani ometti blu” che dal 6 aprile sono al cinema. Ecco la cronaca di un incontro emozionante, e con sospiro finale…

viaggio nella foresta segreta

Se come me siete nati negli anni 80 (o dopo), allora anche per voi Cristina D’Avena non è un essere umano.

Cristina D’Avena è Il mio nome è Jem, è Siamo fatti così, è Pari Pampù eccomi qua. 

Cristina D’Avena è Siamo quelli di Beverly Hills, è Jonny è quasi magia, è O-O-O-Occhi di gaaaatto… 

Potrei andare aventi per ore così.

(E voi quante ne state già cantando a squarciagola??)

Ma per farla breve, mi limito a dire che Cristina D’Avena è stata la colonna sonora della mia, come della vostra, infanzia. Oltre che – ça va sans dire – la Kiss Me Licia dei miei pomeriggi di bambina davanti alla tv. Adoravo quei suoi capelli lisci con le punte arrotolate all’insù…

Potete quindi capire con quale entusiasmo abbia accettato quando mi hanno proposto di incontrarla per

la presentazione alla stampa dell’ultimo film dei Puffi.

Per preparami psicologicamente, per tre giorni ho cantato in loop: «Io sono Cristiiiiina, e noi lo sappiaaaamo…».

Ora.

Immaginate la gioia di mio marito davanti a questo mio exploit canoro. Lui che, con i suoi 11 anni in più, ha un background cartoonesco tutto diverso dal mio.

Pensate che il pover’uomo ignora chi sia Magica Amy. E se gli dico Denver pensa agli Stati Uniti, non che ha gli occhiali e il nasone all’insù.

Insomma: come direbbe Nanni Moretti, continuiamo così, facciamoci del male.

Ma.

Persino mio marito ha compreso il mio entusiasmo quando ho iniziato a parlargli dei Puffi (e l’ho beccato a canticchiare “Chi siano non lo so, gli strani ometti blu, son alti su per giù due mele ho poco più“. La scusa ufficiale era che doveva addormentare la bambina. Beato chi ci crede.)

Perché, ragazzi, la verità è che

i Puffi piacciono a tutti.

Tanto per cominciare, piacciono a me. Il che però – lo ammetto – significa un po’ vincere facile. Tanto per darvi un’idea, quando pensavo se avere un figlio, nella lista dei pro avevo inserito “finalmente avrò una scusa per vedere tutti i cartoni al cinema“. Giuro però che c’erano anche ragioni un pelino più esistenziali.

Insomma: io vado matta per i cartoni animati.

Ma i Puffi piacciono anche ai miei nipoti e ai loro amichetti.

Piacciono alla fruttivendola della Garbatella (pure lei è partita con “son alti su per giù, due mele o poco più…” quando glieli ho nominati).

Piacciono persino a quella specie di grinch che è mio marito.

Ma se la constatazione è lapalissiana, la domanda scatta in automatico:

perché tutti amano i puffi?

E chi potrebbe rispondere a questo interrogativo meglio di Cristina D’Avena, che nel corso della sua carriera (compresa quest’ultima colonna sonora) ha cantato ben 12 sigle dei Puffi e, come se non bastasse, nel film in uscita I Puffi -Viaggio nella foresta segreta, doppia anche uno dei personaggi?

Puffetta Grande Puffo

Così, il giorno della conferenza stampa, dopo avere fatto un disastroso tentativo di acconciarmi i capelli alla Kiss Me Licia (mia figlia Piccola Otaria non mi ha lasciato molto tempo da dedicare alla mia mise… Ho dovuto ripiegare su una crocchia appuntata un po’ alla bell’e meglio), sono andata a incontrare l’icona della mia infanzia decisa a farmi spiegare il segreto dello charme puffesco.

E cosa è venuto fuori?

Che la chiave, come spesso accade, è la semplicità.

I Puffi piacciono per tante ragioni. Ma sopratutto perché sono divertenti.

Ipse dixit. Ovvero: l’ha detto lei, Cri-Cri.

Lei meravigliosa.

Lei soave.

Lei magica.

Lei con quella voce.

E soprattutto: lei che deve avere in soffitta un quadro che invecchia al posto suo, tipo Dorian Gray. Altrimenti non si spiega.

Ma oltre al divertimento, c’è anche un’altra chiave.

L’amicizia. 

I Puffi insegnano la solidarietà, l’altruismo. Nel loro villaggio, se qualcuno ha problema, viene aiutato dagli altri. Guardate il film dei Puffi, perché insegna a prendersi per mano

Semplicità. Risate. Solidarietà.

Sono cose che sembrano facili: ma che, in realtà, non lo sono per niente. Cose che, forse ancora più delle sigle cantate da Cristina D’Avena, mi hanno riportata a quando ero piccola, a quando le amicizie erano “del cuore, per sempre” e ridere era un po’ più facile.

Insomma.

Il pomeriggio a parlare di Puffi con Cristina D’Avena ha preso una piega da amarcord (il che era prevedibile), ma pure un retrogusto alla Schopenhauer (il che era invece alquanto imprevedibile).

Soprattutto, mi ha lasciato una gran voglia di andare il 6 aprile al cinema, a vedere I Puffi – Viaggio nella foresta segreta.   

Sapete com’è: non vedo l’ora di puffare di nuovo un po’ di arcobaleno…