Abusi in famiglia, 80mila l’anno in Italia su bambini e adolescenti

Ci sono notizie che da mamme ci strazia soltanto leggere. Ma la realtà ci insegue con prepotenza, dalle immagini dei bambini siriani sotto attacco chimico ai dati inquietanti dell’OMS sulle cifre dei maltrattamenti su minori in Italia.

Siamo mamme, e una volta mamme si diventa mamme di tutti. Su, ammettetelo: vi commuovete anche davanti alle pubblicità. Succede anche me, che sono diventata un’inguaribile frignona. Forse per questo a volte chiudo gli occhi davanti a certe notizie, perché

in ogni bambino malato, maltrattato, sofferente, vedo i miei. E soffro a mia volta, con l’impulso di accogliere quel dolore, prenderlo su di me, risparmiarlo a loro

Ma ci sono dati che vanno affrontati, davanti ai quali anche la mia incrollabile ironia, e quel pizzico di cinismo che mi aiuta a sopravvivere, deve far spazio a una maggiore consapevolezza.

Ottantamila ogni anno: sono i numeri OMS dei bambini e adolescenti vittime in Italia di vessazione e maltrattamenti, quali violenza fisica, abusi sessuali ed emotivi, abbandono e trascuratezza subiti nella maggior parte dei casi in ambiente familiare.

Noi viviamo in una situazione privilegiata. Ma tante volte, nei forum, nei gruppi Facebook, leggo racconti di mamme spesso giovani in fuga da un compagno violento o che abusa di alcol e droghe. O ancora: sfoghi di donne maltrattate a livello psicologico, magari umiliate davanti ai figli. Non sono realtà lontane, continuiamo a ripetercelo. Sono violenze che molto spesso non colpiscono solo la parte adulta della coppia, ma si riflettono pesantemente sui figli.

abusi minori

L’allarme lanciato dagli psichiatri nell’ambito del 25° congresso EPA (European Psychiatric Association) è forte e chiaro: dal punto di vista della salute mentale, la percentuale dei bambini esposti a violenze e maltrattamenti che sviluppano successivamente disturbi mentali è molto elevata, variando dal 50% all’80%. Con un rischio quindi triplicato rispetto alle persone che non subiscono maltrattamenti. Atti questi che sviluppano conseguenze importanti in età adulta: tendenza al suicidio raddoppiata o triplicata rispetto alla popolazione generale, al pari del possibile sviluppo di depressione maggiore, disturbi da stress post-traumatico, deficit della crescita, disturbi d’ansia. A questi si aggiunge una predisposizione maggiore all’obesità, a comportamenti aggressivi e sessuali a rischio, all’abuso di alcool e sostanze e a una più alta esposizione a malattie croniche, come dimostrato da diversi studi scientifici.

Cosa fare in questi casi (e non solo, parliamo anche di maltrattamenti coniugali) dal punto di vista legale lo potete leggere qui.

Ma l’EPA insiste con forza su un punto, e cioè: la prevenzione.

Perché – spiegano – i danni non sono “solo” traumi a livello psicologico, ma le esperienze traumatiche nell’infanzia e nell’adolescenza, come dimostrato da recenti ricerche, attivano i sistemi ormonali e neurochimici dello stress al punto che la risposta di tali sistemi diviene tossica. “Ciò può comportare danni strutturali e funzionali al cervello e ad altri organi, può interferire con la risposta del sistema immunitario. Può anche compromettere la capacità della persona di rispondere in modo adeguato agli eventi stressanti nel corso della vita. Può dunque aumentare il rischio di patologie sia fisiche che mentali, dando al problema del maltrattamento sui bambini una dimensione sociale che richiede interventi di tutela per la salute pubblica” spiega la professoressa Galderisi, presidente italiana della Società Europea di Psichiatria.

Dall’EPA arrivano dunque delle proposte per risolvere e diagnosticare precocemente situazioni di disagio. Studiare programmi integrati di prevenzione. Modalità di intervento efficaci ma non distruttive. Programmi dedicati a insegnati, pediatri, medici di base, per individuare e riconoscere segnali di abusi e maltrattamenti. Corsi di formazione alla genitorialità per le coppie, perché a volte si è inesperti, inconsapevoli, presi da troppi problemi e si può finire per dimenticare o non vedere quali influssi i nostri comportamenti possono avere sui nostri figli.