La ricerca della tata perfetta. Mission impossible o esercizio zen?

Altro che gravidanza, parto, allattamento. La vera sfida di una neomamma è quella di trovare la babysitter perfetta. Ecco com’è andata a me.

Quando resti incinta, pensi che la gravidanza sia scomoda, e che i controlli peso dal ginecologo siano un supplizio.

Poi partorisci, e allora pensi che altro che pancione: è il parto la parte davvero difficile (e se pensate che “parto-parte” sia una scelta lessicale infelice, avete ragione. Ma fingiamo invece che sia una raffinata allitterazione).

Poi inizi ad allattare, e allora pensi che il parto, in fin dei conti, sarà pure duro: ma dura il tempo che dura (e “duro-dura” batte persino “parto-parte”).

Ma allattare, ragazzi, allattare è veramente sfiancante. E spesso, molto spesso, anche altamente frustrante.

Poi passano i fatidici quaranta giorni: l’allattamento parte, le poppate non sono più un terno al lotto, ma un momento speciale, dolcissimo.

Tu tiri un sospiro di sollievo. Ormai non c’è più nulla che possa spaventarti, nessun compito troppo gravoso, nessuna missione impossibile.

Ma ancora una volta, cara neomamma, ben presto scoprirai che

ti stai sbagliando. 

La cosa davvero dura, faticosa, sfiancante del fare un figlio la devi ancora affrontare.

La vera sfida, quella che ti porterà a dire “Basta, non ce la farò mai” è lì, davanti a te.

Ti aspetta al varco allo scadere dei tre mesi di astensione obbligatoria dal lavoro.

Sarà allora infatti che dovrai tornare in ufficio. Ma soprattutto sarà allora che dovrai

trovare la tata giusta.

La tata giusta è una specie di figura mitologica.

Come le sirene, il Big Foot, il mostro di Lockness in tanti giurano di averla incontrata, a volte per caso, a volte dopo mesi e mesi di ricerche certosine.

Ma nessuno è stato finora in grado di portare prove tangibili dell’esistenza di questo essere aleatorio.

Si narra di suore filippine che “hanno una lista” di papabili tate-colf che fanno orario lungo (IL sogno proibito di tante neomamme, altro che Patrick Dempsey), ma che rispondono al telefono solo una volta al mese, il martedì mattina. Riuscire a prendere la linea è già una mezza vittoria, altro che “Pronto, Raffaella?“.

Nei gruppi di mamme su Facebook si lanciano appelli strappalacrime come messaggi nella bottiglia, nella pia illusione che qualcuno, un giorno, ci possa rispondere.

Sono incinta di due gemelli e ho già un bambino di due anni. Mio marito lavora 12 ore al giorno fuori casa e mancano due settimane al parto, aiuto! Cerco una tata seria, referenziata, affidabile. Conoscete qualcuno da suggerirmi?“.

Io stessa ho disseminato richieste del tipo “SOS-tata-cercasi-disperatamente” in tutti i gruppi Facebook di cui faccio parte.

Quelli delle mamme, ovvio; ma anche quelli di cucina, quelli dei blogger, quelli dei gattofili, quelli di scambio-acquisto su Roma, quelli di noi che siamo nati negli Anni Ottanta, quelli di noi che amiamo il cioccolato.

Pesca a strascico, lo ammetto.

Ho sparato nel mucchio, nella convinzione che tentar non nuoce. E qualcuno mi ha risposto. Ma poi sono iniziati i colloqui…

Ecco un piccolo assaggio di com’è andata.

Mamma Pinguino (che sarei io): «Salve, ho avuto il suo numero da Maria Rossi. Mi ha detto che lei è stata tata di suo figlio, mi chiedevo se fosse disponibile al momento… Ah, è già super impegnata. Ok, capisco, grazie».

Mamma Pinguino: «Salve, sto cercando una tata che la mattina badi a mia figlia. Mi hanno segnalato il suo nome e… Ah, ora i figli ce li ha lei e le bastano e avanzano i suoi… Ma certo, la capisco. Sì, se trovo una brava tata poi le passo i contatti, così le copre i pomeriggi…».

Mamma Pinguino: «Salve, signora Cora? Oh, yes, sorry, of course we can speak in English. I’m looking for a babysitter for my baby girl, are you available? What? You came back living in the Philippines two months ago? Oh, ok, I see…».

Mamma Pinguino: «Salve, sto cercando una tata. Ho una neonata e… Ah, lei lavora solo con bambini già spannolinati? Certo, capisco. Magari ci risentiamo tra un paio d’anni, come no…».

Mamma Pinguino: «Salve, spero davvero che lei mi possa aiutare. Sto cercando una tata e… No, non ce l’ho l’ascensore. Ma vivo al primo piano e… No, certo, capisco: non vorrei mai che la sua schiena si bloccasse a metà rampa mentre sale con mia figlia in braccio. Grazie lo stesso…».

Mamma Pinguino: «Salve, sto cercando una tata per mia figlia neonata. Mi hanno segnalato il suo nome e… Ah, davvero, sarebbe disponibile? Guardi, le dico subito per correttezza che non ho l’ascensore, ma sono al primo piano. Non c’è problema? Ma che meraviglia! Quando possiamo fare una prova? Anche domani? Perfetto, non sa, mi salva! E quanto prende l’ora? Apperò… Pensavo qualcosina di meno. No, certo: lo so che è un lavoro di grande responsabilità, si figuri, parliamo di badare a mia figlia. Ma, ecco…  Quindici euro l’ora mi sembra un po’ eccessivo… Ma no, su, ora non si offenda…».

Insomma: come avrete capito, la mia affannosa ricerca della tata perfetta è lungi dall’essere conclusa.

Ma come Willy il Coyote che cerca sempre di acchiappare il Beep Beep, barcollo ma non mollo.

E nel frattempo cerco di guardare il lato positivo, di prenderla con filosofia (e ci riesco, quando la mia Piccola Otaria ha avuto una nottata buona).

Perché questa caccia infinita alla tata perfetta sta avendo un inatteso risvolto positivo:

ho scoperto di avere un lato zen.

Ho sviluppato una pazienza da cinese che sta sulla sponda del fiume e aspetta.

Una capacità inesausta di tentare, tentare e tentare di nuovo. Un po’ Sisifo, un po’ Giobbe.

Dicono che avere un figlio ci renda persone migliori. Io non l’ho mai creduto. E non lo credo tuttora.

Nel mio caso, non è la maternità, ma la ricerca della tata che sta migliorando il mio carattere.

Quindi grazie, tata perfetta. Ancora non ti conosco, ma il tuo magico influsso sta già facendo del bene a me e alla mia famiglia.

E poi lo so: un giorno ci incontreremo. Quel giorno gli uccelli canteranno, i fiori sbocceranno.

E io sarò ormai diventata Mamma Piguino-sen. Altro che “metti la cera, togli la cera”: quando ti avrò finalmente trovata, il Maestro Miyagi mi spiccerà casa.

D’altronde come diceva Socrate: “Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta“…