Lettera a me stessa prima di diventare mamma

Cara me-senza-figli, ci sono due o tre cose che vorrei dirti…

mamma e figlia

Cara Me-stessa-non-ancora-mamma,

ti scrivo questa lettera perché mi manchi. Tu, e le cose che facevamo insieme.

Mi manca la tazza di tè verde bevuta al mattino, con calma, a prescindere da quanto la giornata fosse impegnata. Perché va bene il lavoro, vanno bene le scadenza, ma i nostri cinque minuti di relax mattutino noi ce li prendevamo sempre.

Mi mancano le nostre uscite serali, quando tiravamo tardi con le amiche. Quelle sere in cui le cose da dire sembrano infinite, e si parla per ore e ore.

Mi mancano le domeniche pigre, in cui ci si sveglia quando ci si sveglia e poi, che ne dici, facciamo un brunch?

Mi mancano i pranzi decisi all’ultimo, “Dài, c’è il sole, sbrighiamoci, oggi mangiamo al mare“.

Mi mancano i nostri giri per negozi. Le maratone di shopping, che iniziavano per un paio di Converse e finivano inevitabilmente con due paia di sandali neri col tacco. Sì, altri due paia.

Mi mancano i massaggi dall’estetista, ma ancora di più mi manca il parrucchiere. Quei bei trattamenti che ci facevamo, ricordi?, sfogliando pigramente riviste di gossip, con l’immancabile telefonata del Marito che chiedeva perplesso: “Cioè stai ancora là?

Mi mancano i libri che leggevamo, e un bicchiere di vino rosso ogni tanto.

Mi mancano i nostri mercoledì-cinema e mi manca il pilates.

Mi mancano le cene romantiche con il Marito, i nostri posticini, la spa e quel ristorante lì…

Mi mancano i viaggi, quelli veri.

Altro che San Francisco, altro che Tel Aviv. Io quest’estate la passerò a Santa Marinella, 70 chilometri da Roma.

Mi sembra di vedere il tuo sguardo a punto interrogativo mentre leggi: “Ma come, Santa Marinella?? Non avevi detto: “Il prossimo anno, cascasse il mondo, Thailandia”?“.

Sì, hai ragione: l’avevo detto.

Ma poi.

Poi è successo che sono diventata mamma.

Già.

Non te l’aspettavi, eh?

Io, mamma. Chi l’avrebbe mai detto?

Se può consolarti, sappi che la cosa ha preso alla sprovvista pure me. E ancora mi ci devo abituare.

Ecco perché quest’estate starò a Santa Marinella e non a ballare nel Full Moon Party su qualche isola thailandese.

Per questo da mesi non vedo più un cinema nemmeno in cartolina, non bevo vino, non faccio palestra e la mattina, altro che tè verde.

Da quando sono mamma, “mattina” significa prima di tutto rendersi conto che pure questa notte, in un modo o nell’altro, l’hai superata.

Significa trascinarsi fuori dal letto come uno zombie e iniziare ad approntare il cambio per tua figlia al buio: perché la bambina, dopo i bagordi notturni, si riposa. Lei.

Certi mattine, ti assicuro, ti senti davvero uno straccio. Vorresti solo una cosa: girarti dall’altra parte e finalmente dormire, dormire, dormire. Schiena e collo, indolenziti, scricchiolano; e proprio mentre rimpiangi con più nostalgia del solito quella tazza di tè verde, e tutta la tua vita di prima, tua figlia inizia ad agitarsi.

Dove troverò la forza di occuparmi di lei anche oggi?

La guardi mentre si stropiccia con gesti ancora imprecisi gli occhi, si sta svegliando, ti mette a fuoco…

…e sorride.

Sorride perché tu ci sei. Sei lì. E a lei tanto basta per essere felice.

Se poi riesce anche a prendersi il piede con la mano, dopo una settimana di tentativi, beh, allora la sua felicità è al colmo ed esplode in una risata.

Che sarà pure sdentata e bavosa, ma cara me-prima-di-avere-figli te lo assicuro:

è il buongiorno più bello del mondo.

Da quando sono mamma, inizio così le mie giornate.

La tazza di tè verde tornerà, prima o poi. E così anche il cinema, il pilates, quel bicchiere di vino. Torneranno le uscite di coppia e le serate tra amiche. Allo stesso modo, so che prima o poi i sorrisi “il-mondo-è-bello-perché-ci-sei-tu” finiranno.

Anche per questo, cara me-stessa-prima-di-essere-mamma, ho deciso di scriverti: perché da buona amica ti voglio avvisare.

Quando diventerai mamma, non sprecare tempo a fare la conta di quello che hai perso. Fidati: si tratta di una perdita momentanea.

Investi invece le tue energie nell’oggi, nell’adesso. Goditi i sorrisi sdentati, i piedi acchiappati, le ore passate a guardare le apette che girano sopra la culla…

Perché, cara me-stessa-senza-figli, se c’è una cosa che ho imparato da quando sono diventata mamma è che davvero

tutto sommato, la felicità è una piccola cosa…

 

Sinceramente tua,

Virginia

(e buona Festa della Mamma a tutte)