La nostra prima volta in aereo. Dita incrociate (e un aiuto ultra soft)…

Il primo volo è un’esperienza indimenticabile… Ma affinché lo sia nel senso buono del termine, dovete assicurarvi di portare a bordo con voi proprio tutto quello che vi serve. Ecco com’è andata a noi: ovvero, cronaca di un disastro sfiorato, ma evitato (ancora grazie, Khalì!)

volare con bambini

Mia nonna su un aereo non c’è mai salita.

Mia madre l’ha preso per la prima volta a 40 anni.

Io a 15.

Mia figlia si è imbarcata per il suo primo volo a quattro mesi di età.

Nel suo passaporto alla voce “statura” c’è scritto: 62 cm.

(Lo so: fa ridere. È la burocrazia, bellezza!)

Ma torniamo al volo.

Roma-Tel Aviv, 3 ore e mezza.

Ammetto che, da un lato, sono piuttosto orgogliosa di avere una bimba che intraprende viaggi internazionali prima ancora di essere svezzata. Spero che questo la induca a diventare, più in là, una cittadina del mondo.

Ma dall’altro lato, come ci siamo dette in varie occasioni, i figli so’ piez’ e core.

E io, da brava mamma di prima figlia, avevo parecchi dubbi:

Oddio… E l’aria condizionata?

Oddio… E la cabina pressurizzata?

Oddio… E tutti quei germi?

Ma soprattutto:

Oddio… Ma le faranno male le orecchie?

Prima di decidermi a comprare il biglietto, ho quindi fatto un rapido consulto con la pediatra che ci segue (quella ufficiosa, l’amica di famiglia che è sempre disponibile; altro che che la pediatra ufficiale, perenne uccel di bosco… OK, ok, non divaghiamo).

Il consulto, dicevamo.

Mamma Pinguino (che sarei io): «Ciao, sono io. Senti, scusa: ma Piccola Otaria lo può già prendere l’aereo?»

Pediatra Ufficiosa: «Certo che può»

MP: «Ah, dici di sì? Ma scusa: e l’aria condizionata?»

PU: «Coprila a strati» 

MP: «Ah, dici che basta? Ma scusa: e i germi? Come faccio con i germi?»

PU: «Senti, su questo fatto dei germi… Lo so che tu vorresti passare in amuchina aereo, passeggeri e hostess. Ma tanto ormai questa bambina mette in bocca tutto quello che arraffa… Insomma: fattene una ragione. E ricordati che entro certi limiti i germi non fanno nemmeno così male». 

MP: «Sì, beh… In effetti l’altro giorno si stava ciucciando un calzino di mio marito. Usato. Che poi, a parte i germi, è pure una questione di gusto… E comunque senti: ma invece le orecchie?»

PU: «Ti certifico che tua figlia ne ha due, semmai ti fosse venuto il dubbio»

MP: «Ma sì, no, dài, hai capito. Le orecchie, non le faranno male?»

PU: «Guarda, basta che al decollo e all’atterraggio la attacchi al seno»

MP: «Tutto qui?»

PU: «Ma sì, sì. Tutto qui. Andate, divertitevi, fate buon viaggio». 

Insomma: avevamo il placet della pediatra. Dunque, clic, clic, biglietti acquistati, e siamo partiti!

Ora, intraprendere il primo viaggio aereo con un neonato significa innanzitutto una cosa:

che la valigia grande, quella che imbarchi, sarà piena di cose sue; mentre tu ti dovrai accontentare di un misero bagaglio a mano. Anzi: mezzo, visto che nell’altra metà ci staranno pannolini, cambietto, salviette, etc. I soliti mille ammennicoli indispensabili con ogni bebè. 

Tra i mille ammennicoli della mia bambina in particolare, ce n’è uno che proprio non può mancare:

il ciuccio.

Vi spiego.

Normalmente, mia figlia è un tipetto alquanto tranquillo.

Piange poco.

Sonnecchia.

Fa qualche gorgheggio.

Per lo più, è contenta di osservare quello che le sta intorno con un’espressione di tranquilla curiosità.

Questa è Piccola Otaria quando ha il ciuccio.

Quando invece non ha il ciuccio

Beh, diciamo che diventa un filino (ma giusto un filino, eh) intrattabile.

Della serie che, se foste nostri vicini di casa, sareste tentati di chiamare gli assistenti sociali perché indaghino su cosa stiamo facendo a questa povera bambina per farla urlare in questo modo.

O forse potreste optare per un esorcista. E nel caso non potrei certo criticare la vostra scelta…

E secondo voi – rullo di tamburi – io che cosa mi sono scordata di mettere nel bagaglio a mano?

Già…

Niente ciuccio.

Avete presente L’Urlo di Munch? Ecco: ora avete in mente un’immagine piuttosto somigliante alla mia faccia quando ho realizzato il fattaccio.

Ma mentre Piccola Otaria iniziava a dare i primi segni di nervosismo e io mi ero già rassegnata all’idea di dover sopportare tre e ore e mezze di volo con una neonata urlante e insulti telepatici da parte degli altri passeggeri (d’altronde, si sa: il neonato urlante è IL compagno di viaggio che mai vorresti accanto a te, seguito a ruota da quello che si toglie le scarpe con i piedi che puzzano), ecco, proprio in quel momento è successa una cosa insperata.

Khalì, dea protettrice di tutte le madri, è venuta in mio soccorso.

dea indiana dalle molte braccia

Infilando una mano nella mia borsa a tracolla, ho infatti trovato

il succhietto ultra soft di Philips Avent che avevo ricevuto qualche settimana prima da testare, e che avevo scordato lì da allora.

In quel momento, a duemila metri d’altezza, ho sentito le campane suonare, gli uccellini cinguettare e ho visto la luce.

(E se pensate che stia esagerando, significa solo una cosa: non avete mai avuto a che fare con un neonato offeso a morte perché vuole il suo ciuccio e voi lo avete dimenticato).

Nonostante fosse un ciuccio nuovo e diverso dall’abituale, Piccola Otaria ha preso subito con soddisfazione (sua e mia) il succhietto ultra soft.

ciuccio che non lascia segni

succhietto ultra soft

Se l’è slurpato alla grande, per tre ore almeno, da sveglia e da dormiente.

L’ha mollato solo per fare un paio di sorrisoni sdentati alla hostess e farsi dire “Ma quanto sei bella, ma quanto sei dolce” (che smorfiosa, mia figlia. Tutta mamma sua).

Poi, daje di ciuccio come se non ci fosse un domani.

Ma nonostante questa intensa attività cucciottesca, lo scudo ultra soft del succhietto, arrotondato, flessibile e con maggiore passaggio d’aria, non le ha lasciato nemmeno un segno.

Non solo.

Quando il ciuccio le è caduto, per sterilizzarlo è bastato metterlo con il suo stesso contenitore (una piccola scatola di plastica trasparente) nel microonde di bordo per 3 minuti. Et voilà, come nuovo!

Il viaggio è volato via (scusate il pessimo gioco di parole) in un lampo.

Io – attenzione! – ho persino letto una rivista. Cosa che non mi capitava da quattro mesi, cioè da quando Piccola Otaria è nata, e che mi ha suscitato quasi altrettanta emozione.

Insomma, il nostro primo volo è stato un successone.

E io non vedo l’ora di partire di nuovo con mia figlia!

 

Piccola nota per chi guarda al ciuccio con sospetto (“rovina la bocca, è un tappo per zittire i bambini, etc”): leggete questo parere di una logopedista dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma specializzata sul tema.