Bambini in spiaggia. Come interpretare i consigli degli esperti

In vista del primo weekend lungo dal clima estivo, è arrivato il momento di affrontare seriamente una questione: la routine di una giornata di mare con i bambini. Io ormai sono una veterana: andiamo in spiaggia da quando Figlia1 aveva pochi mesi, questa è la sua quinta estate. E dall’anno scorso si è aggiunta la presenza di un ciccioso ed esigente Figlio2.

Vi riassumo, in breve, i consigli degli esperti.

  • Fare una colazione leggera
  • Non portare i bambini in spiaggia nelle ore più calde: evitate la fascia 11-16
  • Applicate la crema solare prima di uscire di casa e riapplicatela a intervalli regolari, specialmente dopo il bagnetto
  • Se l’acqua di mare non è pulita, fate bagnare i bambini in una piscinetta d’acqua dolce fatta intiepidire al sole
  • Cappellino e maglietta, oltre alla protezione solare
  • Sciacquare subito con acqua dolce dopo il bagno in mare
  • Proteggete i piedini dalla sabbia rovente con scarpette in gomma, perfette anche per non ferirsi sulla battigia con frammenti di conchiglie e rametti portati dalla corrente, e per evitare di calpestare le tracine

Avete letto bene? Adesso seguite attentamente come questi consigli vengono messi in pratica a casa nostra.

Casa al mare, litorale laziale.

La sveglia suona quando i bambini decidono che è ora. Segue battibecco per decidere chi si alzerà e chi godrà di  un’altra ora di sonno indisturbato. Si intavola trattativa a suon di “però un mese fa ti ho lasciato dormire fino alle 9.30” e “quella volta non vale perché anche i bambini si sono svegliati tardi“. Lo sconfitto si alza, porta i bambini in giardino. I bambini iniziano a ululare dalla fame. In casa non c’è cibo. Recupera dalla tasca dello zaino un pacchetto di cracker non del tutto sbriciolati. Li distrae a sufficienza mentre collassa su una sdraio sperando si intrattengano da soli per un po’. Passato un lasso di tempo ragionevole butta giù dal letto il partner e si chiude in bagno con la scusa che “io ci sono stato finora, adesso tocca a te prepararli”. Seguono preparativi, lotte per il cambio del pannolino, vestiti appena messi che finiscono insieme al legittimo proprietario nella piscinetta non svuotata dal giorno prima.

alimentazione sana e leggera

Ore 10.30. Già fuori tempo massimo per “evitare le ore più calde della giornata”, ci si avvia a piedi verso il bar per la colazione, in formazione così composta: Capofamiglia con cane al guinzaglio, moglie già stremata con pargolo piccolo in spalla/sul passeggino e figlia grande aggrappata al braccio. Dopo i primi 50 metri il capofamiglia prende sulle spalle la figlia grande che ha detto di non poter fare un solo passo in più. Sosta all’edicola, bar.

Colazione leggera

a base di cappuccino, succo di frutta, cornetti farciti, pastarelle, lettura sommaria dei titoli sulla prima pagina del quotidiano comprato, che resterà intonso – ma oh, almeno ci abbiamo provato. Ore 11.30 si torna a casa, si prepara la borsa e si esce per andare in spiaggia, operazione che riuscirà circa un’ora dopo. Più o meno alle 13.00 si posano i piedi sulla sabbia. Il sole è a picco. Ci guardiamo. “Almeno l’ombrellone prendiamolo”. Ci posizioniamo. I bambini provano a fuggire verso l’acqua, li placchiamo per mettere la crema (che no, non abbiamo spalmato a casa prima di uscire). Tanto non sarebbero andati lontano, dato che la sabbia è rovente e non hanno le scarpette. Uno li tiene fermi, l’altro li ricopre di spatolate di crema. L’operazione ci lascia così esausti che difficilmente la ripeteremo di nuovo nel corso della giornata, confidando nel fattore UV dato dalla panatura di sabbia.

“sempre” con il cappellino!

Segue contrattazione serrata su chi vince il primo turno sul lettino mentre l’altro segue i bambini sulla battigia. Dopo un’ora di folleggiamenti sulla riva, si può pranzare e poi sperare che almeno uno dei due crolli addormentato sotto l’ombrellone. Ripetere i tentativi di incremamento alternati a fughe e bagni nel *pulitissimo* mare laziale e corse sulla sabbia bollente secondo l’antica tecnica del “salta di ombra in ombra invadendo ombrelloni e lettini altrui” fino a che. Fino a che. Fino a che.

Non arriva il momento più bello.

L’ora dell’aperitivo che, al mare, è labile e aerea. Quell’ora in cui non è più contrario ai limiti della decenza andarsi a bere una birra la bar, diciamo. Si silenziano i pargoli con un pacchetto di patatine (fa tutto parte della dieta sana dell’estate) e ci si gode il momento.

un momento di pace

Una piccola pausa prima della fatica più grande: il ritorno a casa, le docce (no, non li abbiamo sciacquati con acqua dolce dopo ogni bagno in mare: a fine giornata sono coperti da una spessa crosta di sale e sabbia), uscire a cena – in casa, come già la mattina, non c’è cibo. Cena durante la quale loro balleranno sui tavoli, a te ciondolerà la testa prima che arrivino gli antipasti. Ma, penserai, almeno così domattina dormiranno di più.

Errore

Ah, come ci si riposa in vacanza al mare!