Quel giorno in cui le favole diventarono reali

Il racconto di una passeggiata al Bioparco di Roma. Perché non c’è emozione più bella che vedere lo stupore negli occhi di un bambino.

C’erano una volta.

C’erano una volta un lupo e tre porcellini con problemi edilizi.

C’erano una volta un elefantino vittima di bullismo e la sua mamma.

C’erano un orso hippy e una pantera responsabile.

Un Re Leone e un suricate filosofo.

E scimmie. Scimmie curiose, scimmie che cercano il segreto del fuoco, scimmie che adottano piccoli umani orfani, scimmie permalose su un tappeto magico.

Mia figlia ha quasi due anni.

E, sì, vede un po’ troppi film.

(A mia discolpa posso dire che le accendo la televisione solo due volte al giorno: durante la sacra triade doccia-vestiti-trucco, e mentre preparo la cena.)

Prediligo, però, i cari vecchi classici Disney (ho recuperato tutti i VHS della mia infanzia), quelli con una trama, che tengono alta la concentrazione per più di 5 minuti, rispetto ai moderni cartoni di Rai Yo-Yo.

Certo, dalla nostra dose di Masha e Orso neanche noi riusciamo a fuggire.

Ma sempre meglio di Peppa Pig o Topo Tip (lo so, qui si potrebbe aprire un dibattito di ore).

Comunque, lei è un’appassionata (come, credo, qualsiasi bimbo) di animali.

E così l’ho portata al Bioparco di Roma.

Una piacevole giornata di inizio estate, sole caldo, la prima maglietta a maniche corte della stagione.

Prima tappa: gli elefanti.

La sua passione.

“Li riconoscerà? Ci rimarrà male?”

Pensavo tra me e me.

Riuscirà a collegare questi giganteschi pachidermi all’immagine disneyana che ha in testa?

Non facciamo neanche in tempo ad avvicinarci.

“Mammaaaaa!!! Bumbo bolaaaaa” (Dumbo vola, n.d.t.)

Faceva un po’ ridere e un po’ commuovere il suo stupore e la sua ingenuità, convinta davvero che da un momento all’altro quei bestioni enormi si sarebbero librati in aria contro ogni legge della fisica.

Dopo quasi trenta minuti davanti gli elefanti (“purtroppo, amore, oggi sono troppo stanchi per volare, hanno giocato tanto, magari ci torniamo un’altra volta”) abbiamo continuato il nostro giro tra gridolini e tanti “Ohhhh” di meraviglia.

Per ogni animale, ricordavamo una storia.

Un libro, un film, una favola raccontata prima di addormentarsi.

Ad un certo punto, arriviamo davanti a tre lupi.

I lupi.

La sua angoscia primaria da quando le ho raccontato di Cappuccetto Rosso (perché l’ho fatto? Perché???) e ha visto I tre porcellini.

Un errore da principiante, lo ammetto

 

Li ha osservati seria seria.

Ci ha pensato un attimo.

Speravo, lo confesso, li scambiasse per cani.

Poi mi guarda con gli occhioni tristi e mi fa “Mamma! Mimmi più! Mimmi più! Pupo mangia” (Mamma, il maialino Gimmi non c’è. Il lupo deve averlo divorato, n.d.t.)

E allora, subito di corsa a cercare la sezione “animali da fattoria” per farle vedere come i suini fossero belli, grassi e in salute.

Qui, cucciola mia, vivono tutti in armonia – le spiegavo.

Nessuno li mangia.

E no, non ti dirò (almeno per ora) cosa c’è dentro quel panino che intanto ti stai gustando.

Quello che per me era solo un giardino zoologico, visitato, peraltro, già molte volte, per la mia bambina è stato un tuffo in un mondo parallelo, fino a quel momento considerato se non irreale, di sicuro improbabile.

Più camminavamo, più rideva.

Le giraffe così alte, l’orso che era Baloo ma era anche il paziente amico di Masha.

E che vogliamo dire dei divertentissimi (e strafattissimi, ammettiamolo) lemuri di Madagascar?

Le favole avevano preso vita.

Ridevo dei commenti di mia figlia e ridevo con gli altri genitori, tutti più o meno alle prese con lo stesso tipo di stupore.

Ma il Bioparco mi ha sempre fatto anche pensare.

Lo ammetto, non vivo una vita così impegnata dal punto di vista ecologico.

Al massimo, differenzio i rifiuti.

Ma venire qui (al di là del rimanere incantata di fronte alla bellezza di alcuni esemplari) mi fa sempre avvertire un nodo in gola.

Di danni l’uomo ne ha fatti molti, ma negli ultimi cento anni abbiamo devastato il Pianeta e numerosissimi habitat.
Spesso sento dire che questo luogo è triste, che gli animali soffrono la reclusione.

Ecco.

A quelle persone vorrei rispondere che il lavoro dei biologi, etologi, naturalisti e professionisti che lavorano qui, è invece prezioso.

Abbiamo bisogno di posti come questo, che garantiscono la conservazione delle specie minacciate di estinzione.

La ricerca condotta nei giardini zoologici riveste ancora oggi un ruolo fondamentale soprattutto per indagare aspetti della vita di animali elusivi e poco studiati di cui si conosce poco la biologia che, per tali loro caratteristiche, diventa difficile, nonché impossibile, monitorare nel loro habitat naturale.”

In più hanno un ruolo attivo nell’educazione del pubblico.

Soprattutto dei bambini.

C’è una frase che diciamo sempre, ma di cui in fondo ci preoccupiamo troppo poco:

i bambini sono gli adulti di domani

E la sensibilizzazione messa in atto al Bioparco potrebbe renderli un domani uomini e donne più consapevoli e rispettosi di quanto siamo stati noi e le generazioni che ci hanno preceduto.

Le mie preferite, comunque, sono le scimmie.

è lei che somiglia a noi o noi a lei?

Ho un debole per oranghi e scimpanzé, così simili a noi da farci rimettere in discussione molta della nostra presunzione.

Di fronte a loro riscopro la mia umiltà.

Accantono per un attimo il pensiero delle meraviglie che ha saputo creare l’uomo: l’arte, la musica (quasi tutta. Qualcuno ha detto Rovazzi?), l’enogastronomia, le scoperte scientifiche, tecnologiche ecc. E sappiamo che l’elenco è infinito.

Ma davanti a queste scimmie così simili a me, mi accorgo di quanto anche io sia soltanto una creatura di Madre Natura.

Un minuscolo ingranaggio di questa Terra tanto bella, troppo bella.

Perché, come disse un leone saggio:

“Tutto ciò che vedi coesiste grazie ad un delicato equilibrio. […] devi capire questo equilibrio e rispettare tutte le creature, dalla piccola formica alla saltellante antilope. Quando moriamo, i nostri corpi diventano erba, e le antilopi mangiano l’erba, e così siamo tutti collegati nel grande Cerchio della Vita.”