Come siamo diventati la leggenda della spiaggia

Volete suscitare l’invidia di tutta la spiaggia? Far avverare i sogni di qualsiasi bambina da 0 a 99 anni e far cedere anche una concreta femminista come Lisa Simpson?

Come nei peggiori cliché, le bambine sognano i pony. Anche Lisa Simpson, accesa femminista, è disposta a passare sopra qualsiasi cosa pur di possederne uno. A casa nostra siamo alla fase successiva: gli unicorni.

In principio fu Starlight, unicorno viola protagonista della serie My Little Pony. Amata al primo sguardo ancor prima di aver visto il cartone, dalla vetrina di un negozio di giocattoli. Dopo di lei, l’escalation. Giudicate voi

E i libri, i libri…

che, a proposito, vi consiglio caldamente: la serie “Il regno degli unicorni” di Linda Chapman che racconta una storia à la J.K.Rowling su un gruppo di unicorni che frequenta una scuola di magia per imparare a essere un vero unicorno, e nel frattempo sperimenta amicizia, rivalità, avventure. Buoni sentimenti, qualche colpo di scena, perfetto per bambini che già seguono la lettura a capitoli o per quelli più grandini che leggono da soli lo stampatello minuscolo (i capitoli sono brevi e ben strutturati, i caratteri grandi e chiari).

E poi, anche, uno degli albi illustrati più “aaaaaaawwwwwww” della storia degli albi illustrati: Uni the Unicorn. Non è mai stato tradotto in italiano, ma la storia è facile e le illustrazioni incantevoli. C’è un unicorno forte e bello e magico come tutti gli unicorni, ma ha una particolarità: crede nell’esistenza delle bambine, e nonostante le prese in giro degli altri unicorni riempie la sua stanza di disegni e sogni su una bambina speciale che un giorno lo verrà a cercare per vivere bellissime avventure. Non molto lontano c’è una bambina, che nonostante le ripetano che gli unicorni non esistano crede fermamente nella loro esistenza. Ogni volta che lo leggo mi emoziono, guardando gli occhi sgranati di quella bambina  – reale, molto reale – seduta sul letto che beve ogni parola e si addormenta dicendo “voglio sognare Uni, stanotte”. (Attenzione, attenzione! C’è la lista d’attesa per il seguito!)

Siamo brandizzati, ormai, ça va sans dire. Ogni cosa con sopra un unicorno è nostra. Gadget, maglietta, libro, pupazzo. Abbiamo anche fatto una festa a tema con torta a tema.

Ed è qui che arriva la zia.

Ora, lo sapete, esistono due tipologie di zie, non una di più. Lavecchiazia che ti pizzicotta le guance e ti fa le stesse domande mille volte preoccupandosi che tu non beva troppo rapidamente l’acqua fredda. E Laziafiga, quella con cui fai cose che con i genitori nemmeno a parlarne, che ti copre le spalle e ti fa vivere esperienze magiche. Già una zia così è per definizione un unicorno. Ma poi un giorno si presenta in spiaggia con un pacco misterioso, da gonfiare, dice. Si chiede la pompa all’ombrellone vicino e…

magia è fatta!

 

Due metri di unicorno gonfiabile,

per servirvi (se lo volete anche voi, cliccate qui!). Mano a mano che prendeva forma i suoi occhi acquistavano le dimensioni di un piattino da caffè e lo sbrilluccichìo di un vestito di paillettes colpito dal sole. E intanto iniziavano ad indicarci dagli ombrelloni vicini. E poi da quelli lontani. E poi dagli stabilimenti accanto: diciamo che non passa inosservato. Quando l’abbiamo portato in mare ho sentito distintamente versi di meraviglia dalla Corsica. Ed è multiuso: con l’aiuto di un volontario alle macchine si trasforma in toro unicorno meccanico, e in caso di stanchezza diventa un comodo letto (lasciando liberi i lettini di mamma e papà). Se passate sul litorale laziale, ci troverete in un attimo: siamo quelli con l’unicorno gigante, odiati da tutti i genitori nel raggio di 100 km costretti a sorbirsi una litania infinita di “melocompri” da qui all’eternità.