Noi e i viaggi, prima e dopo i figli

Come cambiano i viaggi con la nascita dei figli? Sicuramente c’è del bagaglio in più. Ma seguendo un saggio consiglio, ci siamo lanciati. Un pizzico di buon senso e anche mete apparentemente poco baby friendly possono riservare sorprese meravigliose…

Ho sempre creduto che i soldi meglio investiti fossero quelli che comprano tempo e memorie (e unicorni, ma quello è colpa di mia figlia). Tempo: servizi per liberare ore ed energia – soprattutto da quando ho lavoro/duefigli/casa/cane. Memorie: esperienze, ricordi, arricchimento. E quindi cinema, musica, concerti, libri, dvd, uscite, viaggi. Specialmente viaggi. Ogni volta che la congiuntura astrale (leggi: soldi+lavoro+tempo) lo permetteva, io e il Socio siamo partiti. Con una concezione abbastanza spartana di comfort, una curiosità estrema unita al desiderio di mescolarci con il luogo in cui eravamo. “A Roma fai come i romani”, riassumendo con un detto. Anche il vaiggio di nozze è stato itinerante, on the road, spostandoci in macchina da una città all’altra della California – con una puntatina in Nevada perché sposarsi di nuovo davanti a Elvis nella Sin City non ha prezzo.

Poi abbiamo avuto due figli (per non parlare del cane)

La prima estate di Figlia1 ho chiesto al pediatra: “Dove possiamo portarla in vacanza?” e lui mi ha risposto con una frase che conservo tatuata nella mente

La vacanza è dei genitori, che lavorano tutto l’anno e hanno bisogno di staccare. Per i bambini è un’esperienza da vivere in serenità. Ti vieto di andare a morire di noia in collina solo perché c’è “aria buona”. Mare, montagna, viaggi: con un po’ di buon senso si fa tutto, l’importante è che siate felici voi per primi

L’antica equazione genitori felici=bambini felici avallata dalla massima autorità, sua Santità Il Pediatra.

Ma eravamo neogenitori imparanoiati timorosi, e siamo andati sulle Dolomiti. Non troppo in quota, cane al seguito, tante passeggiate nel verde con la carrozzina (Figlia1 aveva nemmeno 4 mesi), sonnellini sull’erba. Prima, e dopo, le ferie montane, giornate al mare in cui la spiaggia si vedeva all’ora dell’aperitivo più adatta per i bambini (e vabbè, noi intanto ci prendevamo l’aperitivo vista tramonto). Rilassati, ecco, ma non temerari.

Poi Matilde è cresciuta, rivelandosi per la creatura angelica e flessibile che è.

E allora ci siamo buttati: New York.

Aveva 11 mesi, ha sofferto il jet-lag meno di noi, si è fatta scarrozzare senza fare un fiato (salvo mangiare un numero discutibile di banane perché strillava ogni volta che ne vedeva una), ha mangiato nei ristoranti quello che c’era, ha dormito sotto alle casse nei locali dove andavamo a bere qualcosa dopo cena, ha sorriso a tutti i passanti e mosso i suoi primi passi a Washington Square.

New York, New York

L’anno dopo, abbiamo replicato: poco prima che compisse due anni (e quindi che iniziasse a pagare il biglietto aereo, ehm ehm) siamo volati a Berlino. Ha apprezzato lo stinco di un ristorante tipico bavarese, ha mangiato pretzel e salsicce a ogni angolo di strada. Si è divertita come una matta allo zoo e ha dormito in passeggino in giro per musei. Ricorda ancora la Frnseheturm che si vedeva da tutte le finestre dell’appartamento che avevamo affittato insieme a una coppia di amici, e pur essendo l’unica minorenne del gruppo ha seguito i nostri ritmi.

Ich bin ein Berliner

Le estati, causa lavoro, se le è fatte al mare a un passo da casa, abbandonando (noi) le mille ansie da bambini-al-sole: tanta crema, cappellino, sonnellino all’ombra, ma niente più orari da sole radente e spiaggia deserta.

L’anno scorso, poi, è arrivato Figlio2. Io ero in maternità, con una gran voglia di cambiare aria dopo un luglio passato con due bambini piccoli nella calura estiva. E così, dopo qualche iniziale tentennamento, abbiamo caricato armi e bagagli in macchina e ce ne siamo andati in Francia.

in Provenza, per la prim avolta al completo

Roma – Provenza, dove abbiamo fatto una sosta di due giorni in un bellissimo bed&breakfast con piscina, e poi Paesi Baschi, Biarritz per l’esattezza. Posto conosciuto, dove abbiamo passato, in coppia, bellissime vacanze. 1500 km ad andare, 1500 a tornare, l’oceano e spiagge non attrezzate. Contro ogni pronostico, è stata una vacanza easy, dai ritmi rilassati. Il viaggio è stato ben tollerato, io ho divorato libri in ogni secondo libero (grazie e-reader!), abbiamo fatto bagni, mangiato nei nostri ristoranti preferiti, preso il sole.

Versione pensosa e versione allegra – aspettando la cena!

Ci siamo fatti più audaci, nella scelta dei viaggi.

Quest’anno volevamo cambiare, adoriamo Biarritz ma il mondo è troppo grande per fermarsi nel primo luogo confortevole. Mentre leggete questo post,

siamo in Marocco, ad Essaouira,

dopo un viaggio con due voli e 3 ore di scalo più 180 km di macchina finali. Abbiamo in programma mare, escursioni, gite a dorso di dromedario. Nella speranza di star crescendo due piccole persone curiose, adattabili, entusiaste di nuove scoperte.

Abbiamo osato troppo? Ve lo saprò dire al nostro ritorno. Scommetto però che il mio pediatra – papà viaggiatore entusiasta a sua volta –  sarebbe fiero di noi.