Come ho svuotato l’armadio e venduto il superfluo

La scena la conoscete. Se non siete seguaci di Marie Kondo e del suo strano modo di piegare gli abiti ed eliminare gli oggetti che “non danno gioia” (a me non dà gioia il ferro da stiro, che faccio, butto?), o non vivete in una tenuta con due-tre stanze adibite ad armadio e una guardarobiera a tempo pieno, siete nella mia stessa situazione.

Vestiti. Piccoli, teneri, vestitini. Passati di taglia, ovviamente. Che. Invadono. Tutto.

E poi i giocattoli. E la sdraietta che non usate più. E la giostrina delle api che magari a 4 anni il pargolo non se la fila più. Quelle 10 paia di babbucce da culla messe forse una volta ciascuna. Quel completino trine e merletti regalato da zia Peppina alla nascita ancora con l’etichetta.

Solo la punta dell’iceberg.

Perché poi questa massa di oggetti mano a mano prende il sopravvento, impedendovi di trovare vestiti e cose di uso quotidiano. Noi stavamo così. Con cassetti straripanti di calzini da neonato e tutine 6 mesi, le zone alte dell’armadio ripiene di tutoni da neve che ormai vanno solo all’orsacchiotto, sacchi nanna in cui le mie adorabili anguille sudaticce non sono mai volute stare, quel seggiolone da tavolo che Figlio2 vive come uno strumento di tortura.

Che belle scarpine…che tenere tutine…ovviamente MAI INDOSSATE!

Era il momento di fare spazio. Facile fino a un certo punto, e poi: un po’ mi scocciava dare via “così” cose ancora perfettamente utilizzabili. Allora mi sono immersa nel magico mondo dell’internèt, e ho tirato fuori un po’ di idee.

Idee che mi hanno liberato mezzo armadio e fatto guadagnare un gruzzoletto considerevole in un mese.

Canali di vendita di seconda mano dedicati ai bambini (e non solo)

Esistono negozi di seconda mano che tengono capi di abbigliamento e accessori vari in conto vendita, di solito dandovi la metà del ricavato. L’invenduto si può ritirare o devolvere in beneficenza. Metodo comodo, ma meno remunerativo. Molto spesso però straripano di vestiti, e accettano solo cose nuove o marche prestigiose. E poi bisogna imporsi di non riportare a casa l’invenduto, altrimenti il circolo vizioso ricomincia.

Se preferite i canali virtuali, il più famoso è l’Armadio Verde, che si occupa di tutto a fronte di una fee da pagare. Ma è una formula che non ho mai usato: bisogna spedire i vestiti (la prima spedizione è gratuita, poi si pagano con i crediti accumulati sul sito), aspettare che vengano accettati, se vengono accettati non si guadagnano soldi veri ma crediti da spendere sul sito aggiungendo sempre 5 euro a capo che si vuole ricevere. Il ricavato va, ovviamente, a chi gestisce il sito. Dato che il mio intento è svuotare l’armadio, non riempirlo di nuovo, le stelline resterebbero lì. Tra amici con figli più grandi, nonne e zie estremamente prodighe, e capacità di scovare occasioni a prezzi irrisori, il guardaroba dei miei figli è fin troppo fornito per impelagarmi in un’altra pericolosa fonte di shopping.

Se avete pazienza di fotografare tutto e mettere gli annunci, subito, shpock e kijiji sono un’ottima piattaforma. Funzionano poco per l’abbigliamento, molto per gli accessori di puericultura (passeggini, tiralatte, sdraiette, cuscini allattamento)

Se avete ancora più pazienza, individuate i gruppi Facebook tematici (passeggini, supporti portabebè, pannolini lavabili) oppure di mamme della vostra zona, o ancora i gruppi “mercatino”, o quelli di baratto (in cui magari un lotto neonato 0-6 mesi si trasforma in un paio di Nike poco usate per voi).

L’obiettivo: svuotare per riempire di nuovo

Regole auree per vendere i vestiti usati

  • Se volete vendere davvero e subito, i prezzi devono essere simbolici per l’abbigliamento (1-2 euro al pezzo, 5 per i capispalla)
  • Le scarpe usate per bambini hanno un mercato minimo, datele in beneficenza (a meno che non ce ne siano di usate pochissimo – utilizzabili magari per il nido, o eleganti e di marca)
  • Vestiti macchiati, scuciti, usurati: si regala, si dà in beneficenza, non si vende (soprattutto perché in foto i piccoli difetti possono risultare attenuati). Se però gli indumenti non sono adatti nemmeno per la beneficenza, una soluzione per non destinarli al cassonetto c’è: H&M fa una raccolta di abiti usati in qualsiasi condizione, e alla consegna di una busta dà in cambio un buono sconto di 5 euro da utilizzare su una spesa minima di 40 euro
  • Per gli oggetti più di valore vale la regola: se sono in ottime condizioni, metà del prezzo di mercato. Se usurati, scendete, e di parecchio.

 

Ricordate: il fine è liberare spazio, non lucrare.

Inutile mettere in vendita calzini usati (ebbene sì, sui gruppi mercatino ho visto anche questo).