Mia figlia mangia bio

Preparare una cena buona e sana in 15 minuti ti sembra una missione impossibile? Il trucco è semplice: basta fare una spesa attenta e mettere le cose giuste nel carrello!

Mia figlia mangia cibo biologico dallo svezzamento.

Ma non pensate subito che io sia un’invasata o un’estremista.

Anche lei conosce il sapore delle uova di cioccolata.

Solo che, fintanto che posso, preferisco darle una mela a merenda.

Ancor meglio se bio.

Si chiama educazione alimentare e, per una buona parte, spetta a noi genitori, anche se molte scuole si stanno organizzando e stanno migliorando il servizio mensa con menu equilibrati e più attenti alla stagionalità.

Di sicuro c’è una tendenza diversa negli ultimi anni che ha messo il cibo al centro del dibattito culturale, per contrastare mali come l’obesità infantile o il pericolo proveniente dalle coltivazioni e dagli allevamenti intensivi e non controllati.

Di pari passo, però, un altro male infligge la nostra società e ne siamo tutti – chi più chi meno – complici: la pigrizia.

No, non parlo di quella bella e necessaria che ogni volta qualche volta ti fa preferire divano e libro alla tavola da stiro.

Parlo di quella che si impossessa di noi quando dobbiamo fare spesa e cucinare.

Pochi giorni fa ho visto girare su Facebook le immagini di una specie di succo per bambini al sapore di lasagna e altre “delizie”. Un concentrato che dovrebbe avere lo stesso apporto nutritivo di un pasto completo per bambini dai 6 mesi.

Ecco, per quanto io sia una “vivi e lascia vivere” e per quanto non rientri proprio nel mio carattere giudicare le altre mamme (neanche su argomenti scottanti quali l’allattamento o parto naturale vs. cesareo), ecco, nonostante questo stavolta il mio pensiero è stato:

“Fermi tutti. Qui stiamo davvero esagerando.”

Ora, non so se tale prodotto sia arrivato in Italia e quanto potrebbe prendere piede, certo è che è il sintomo di quella indolenza di cui siamo affetti.

Ci occupiamo e ci preoccupiamo tanto di quello che mettiamo sul nostro corpo – vestiti, scarpe, trucco – per apparire al meglio e sentirci meglio, ma non ci occupiamo né ci preoccupiamo di quello che mettiamo dentro il nostro corpo.

Un po’ paradossale, no?

Perché del cibo ci interessa così poco anche se è fondamentale per la nostra salute e, soprattutto, per quella nostri figli?

Spesso non c’è il tempo per cucinare ed è un attimo che per mettere nei piatti una qualsiasi cosa ci accontentiamo di pasti pronti, surgelati o preparati di origine ignota.

Non ne faccio una colpa, serate cosi capitano a tutte, me compresa.

Il problema non è:

“Cosa preparo in quei 10 minuti che Rai Yo-Yo tiene impegnata la belva affamata  la principessina della mamma?”

Il problema è:

“Cosa metto nel carrello?”

Io non voglio fare la predica a nessuno, perché davvero non potrei parlare.

Vi racconto cosa mi è accaduto quando ero da poco andata a vivere per conto mio.

Una gelida mattina di inverno, poco prima dell’ora di pranzo, mi fermai a un mercato per comprare dei pomodori.

E già farebbe ridere così.

Ma no.

Dopo averli cercati tra i banchi, decisi anche di chiedere.

“Scusate, ma i pomodori dove stanno che non li trovo?”

Il ragazzo del banco, quando comprese che no, non era una battuta, mi gelò ancora di più dei 4 gradi che segnava il termometro quel giorno.

“È gennaio” mi disse.

E lì mi si accese una lampadina.

Avevo fatto una cosa stupidissima perché ormai non ero più abituata a pensare al ritmo delle stagioni.

Andai infatti al supermercato ed eccoli là, i pomodori.

Li comprai per una certa ricetta che avevo in mente, ma in me ormai c’era una certa inquietudine.

Un imbarazzo.

Ero stata colta in fallo, nel pieno della mia ignoranza.

Da dove arrivano allora questi pomodori che a gennaio sono così reperibili?

Sono modificati? Sono stati messi a maturare nei frigoriferi? Vengono dalla parte opposta del globo? E quanto ci costa – in termini di inquinamento – trasportarli? Hanno davvero conservato tutte le loro proprietà nutritive? E hanno quel sapore gustoso del pomodoro appena raccolto sotto il sole di agosto nell’orto di nonna?

Volevo delle risposte, mi interessai così tanto che alla fine presi perfino un master sull’argomento.

E quando sai qualcosa (purtroppo, a volte mi dico) non puoi più tornare indietro.

Per questo, tornando alla “cena da preparare al volo”, vi dico che la differenza non la fa il tempo a disposizione ma quello che vi trovate in frigo e dispensa.

Cambiare approccio alla spesa, questo è il segreto

Con qualche verdura fresca e un petto di pollo – senza antibiotici, di fattoria – si possono creare tante ricette veloci e gustose (e qui bisognerebbe aprire un’altra parentesi, perché anche sull’educazione al gusto se ne potrebbe e se ne dovrebbe discutere a lungo).

La spesa per me è diventata un piacere e, se posso, vado con la mia bambina.

C’è un mercato di produttori vicino casa (Mercato Contadino dei Castelli Romani, con varie sedi e orari) dove trovo praticamente di tutto: frutta, verdura, uova di giornata, formaggi, carne, salumi, farina, pane e dolci, conserve, miele, vino, birra artigianale, yogurt, olio, pasta e perfino detersivi.

Moltissime aziende hanno scelto la strada del biologico o del biodinamico e, sinceramente, questo mi fa stare tranquilla su quello che metto nel piatto.

Al di là di questo – neanche ve lo dico – è tutto buonissimo.

I prezzi non sono spaventosi come a volte si pensa, anzi, per la carne ad esempio sono nella media di qualsiasi catena di supermercati. Però posso parlare con chi (lo so, è brutto dirlo ma lasciatemelo passare) quella bistecca l’ha vista crescere.

Chi non ha la fortuna di avere un farmer’s market vicino casa o non riesce a incastrare la spesa con gli impegni di lavoro, potrebbe prendere in considerazione le tante aziende biologiche che ormai spediscono a domicilio un po’ ovunque.

Però il mio consiglio è: quando potete, andateci di persona! Anche di domenica, al mercato o a fare una passeggiata nelle Fattorie.

Io ho scoperto la meraviglia della stagionalità, i campi e i banchi che cambiano colore a seconda dei mesi.

Il valore del Km 0.

Ho scoperto varietà di frutta di cui stiamo perdendo memoria… Perché i prezzi scontatissimi al supermercato li troverete sempre, ma la biodiversità quella no, ed è una ricchezza inimmaginabile.

Ho scoperto agricoltori che amano il loro lavoro, sempre pronti a darti una ricetta o un consiglio. Ad esempio, mi stanno insegnando a riconoscere quei difetti della frutta che magari a prima vista ci respingono, ma sono solo indice di quanto quel prodotto sia assolutamente sano e del tutto naturale.

E quindi buono.

Tutto questo lo sto imparando perché lo voglio trasmettere a mia figlia.

Stiamo anche allestendo insieme un piccolissimo orto.

Voglio che sappia cosa sia una gallina, che mangi dieci varietà di pesche diverse e che sappia da dove arrivino i pomodori.

E in che periodo, soprattutto.

Almeno su quello, ormai non mi sbaglio più!

“e sopra/il tavolo,/ nel mezzo/ dell’estate,/il pomodoro” (P. Neruda)

 

 

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