Aiuto, i pidocchi! Cronaca di un’invasione

Sbarcati da un pianeta alieno per popolare i miei incubi, i disgustosi parassiti sono arrivati anche a casa nostra. Sconfiggerli si può, con i prodotti giusti. Ma continuerete lo stesso a vederli dappertutto

Quando diventi mamma superi tanti livelli di schifo. Così tanti che non avresti mai immaginato. Ispezioni pannolini, accogli con amore rigurgiti di latte rancido, non scappi urlando quando qualcuno ti vomita a spruzzo sui capelli appena lavati, pulisci mocciolo a mani nude, scrosti sederini mefitici.

Ogni ondata di nausea che reprimi è una medagli aal valore. La vecchia te piano piano scompare rimpiazzata da una te coriacea, indurita dalla vita, immune alle puzze, che riesce a cambiare un pannolino strabordante e tornare a tavola a cenare come se niente fosse.

Superi anche La Prova: influenza gastrointestinale in doppia combo (due bambini su due) che ovviamente si manifesta di notte, nel tuo letto.

Ma c’è una cosa che per me ha un indice di schifo talmente alto che speravo non sarebbe mai accaduto. E invece dopo due gloriosi anni di nido e uno di materna passati sempre indenni, ecco che arrivano: i pidocchi. Nonostante la prevenzione, i controlli a gorni alterni, il tea tree oil spruzzato su capeli e vestiti, lo chignon da signorina Rottermeier con cui mandi in giro quella povera bambina. Arrivano. Come gli omini verdi in un film di invasori alieni, prima o poi arrivano. Pidocchi.

Ti chiamano da scuola a ora di pranzo: tua Figlia si sta grattando furiosamente la testa.

Pidocchi. Inizi a sentirti a disagio.

Vigliaccamente mandi avanti il papà a recuperarla, mentre, e distanza, il prurito si diffonde. Ti basta solo sentire la parola, ma che dico? Ti basta pensarla, ed ecco che la testa prude. Oddio, li avrò anch’io? Poi il prurito si diffonde. Fronte. Sopracciglia. Collo. Sei al lavoro, provi a darti un contegno. Braccia, gambe, schiena. E’ solo suggestione, è solo suggestione. Il prurito arriva anche fra le dita dei piedi.

Scopri che tuo marito non se la sta passando meglio. Mentre sale in macchina per andare a recuperare la prole infestata ti chiama

“Sento prurito, sarà mica che li ho anch’io?”

“Ma dici che si attaccano alla barba? perché mi prude anche la faccia”

Lasci a lui intanto l’ingrato compito di comprare tutti i prodotti esistenti in farmacia e provvedere al primo trattamento. E alla prima pettinata con pettinino a denti fitti. Le bestiacce sono lì. Tramortite, ma sono lì. Alcune agitano le zampette. Io fuggo grattandomi furiosamente braccia e schiena. Lui sembra infestato da un milione di formiche. Solo la bimba, ora, non si gratta più. Ci guardaimo negli occhi: dobbiamo farlo.

E così anche per noi adulti (e per il piccolo di casa) scatta il trattamento antipidocchio. Oleoso, non troppo puzzolente, impossibile da sciacquare. Dopodiché la tortura del pettinino a denti fitti tocca anche a noi. E non so se avete visto i miei capelli…

Ci spulciamo a vicenda che se ci vedesse Jane Goodall girerebbe un documentario su di noi. Nulla. Ma non siamo convinti. Tiriamo fuori torce da interrogatorio ed esaminiamo ogni cm di cuoio capelluto.

Ecco lo sapevo! Vedo qualcosa! Ah no, è solo forfora

Alla fine di una lunga serata, con qualche ciocca di capelli in meno – cadute sotto le sferzate del pettinino, la testa irritata e pruriginosa per il tanto scrutare, grattare, ispezionare con i denti metallici del suddetto strumento di tortura, Ci sediamo finalmente sul divano. Non senza prima averlo spruzzato abbondantemente con insetticida per tessuti. Proviamo a distrarci con una serie tv, ma il pensiero è sempre lì. Ci grattiamo. Senza sosta.

Basta il pensiero. Il ricordo degli orridi animaletti. E la consapevolezza che abbiamo vinto una battaglia, ma la guerra sarà lunga. Il nemico sempre in agguato. Da domani bisognerà raddoppiare la guardia. Cospargersi di spray preventivo. Inondarci di tea tree oil. O forse basterà semplicemente rasarci a zero, tutti e 4. Anzi, facciamo pure 5: sia mai che siano una forma anomala che si attacca pure al cane…