Piccola Otaria ha compiuto un anno. E io ho impiegato esattamente un anno per capire che…

Un mattino ti svegli e ti accorgi che tua figlia ha già un anno… Incredibile, eh? Eppure sembra ieri che tu uscivi dalla clinica. O meglio che lei usciva dalla tua pancia, gracchiando come una forsennata. In questi 12 mesi, lei ha imparato a fare circa un milione di cose. E tu che cosa hai imparato?

mio figlio compie un anno

Prima sei incinta. Nausee. Insonnia gravidica o letargia come nemmeno un bradipo il lunedì mattina. Caviglie elefantiache. Sbalzi d’umore che Dottor Jeckill e Mister Hyde ti spicciano casa.

Loro ti dicono: “Incinta? Goditela”.

Tu alzi gli occhi al cielo, sbuffi e imprechi silenziosamente (o non così silenziosamente, dipende se sei in fase Jeckill o Hyde, appunto…).

I mesi passano. Ormai non sei più una donna con una pancia, ma una pancia con una donna. Non cammini: ballonzoli.

I piedi a papera, le mani sui reni, signora mia, ma quanto manca??

Loro ti incontrano per strada. Nemmeno ti conoscono, ma allungano la mano, ti toccano la pancia che sta per esplodere e ti dicono: “Ma che bella pancia, ormai ci siamo! Goditi questi ultimi giorni che poi vedrai…”

Tu alzi gli occhi al cielo, sbuffi e imprechi silenziosamente…

Poi il parto. E nasce Lei.

Una bomba a mano esplode nella tua vita. Non sai più chi sei, cosa vuoi, che ore sono… Ditemi che c’è una luce in fondo a questo tunnel!!

Loro vengono a trovarti in clinica. Tu sei semisvenuta sul letto, magari – come nel mio caso – con i postumi del cesareo.

Loro ti dicono: “Un neonato, ora sei mamma! Goditelo!”

Tu alzi gli occhi al cielo, sbuffi e imprechi silenziosamente…

Poi, l’allattamento.

… e tu che pensavi che la gravidanza fosse complicata! Che dopo il parto il difficile fosse superato, archiviato, vedrai, ora inizia il bello, vai col disco…

La verità è che l’allattamento sarà anche la cosa più naturale del mondo: ma tante cose se non te le dicono non le sai.

E mentre tu sei lì che non riesci a far attaccare tua figlia, che ti senti inadeguata, incapace, Loro ti si affastellano intorno: “Che meraviglia, sembri una madonna col bambino. Mi raccomando, goditelo!”

Tu alzi gli occhi al cielo, sbuffi e imprechi silenziosamente…

L’allattamento, alla fine, parte.

E inizia l’era del beige, e dell’umidiccio.

L’uno (il primo) conseguenza dell’altro (il secondo).

Se allatti al seno e a richiesta i tuoi abiti sono un campo minato.

La mattina quando ti svegli, ti guardi allo specchio e immancabilmente ci sono macchie di tutte le sfumature immaginabili di giallo.

Rigurgito. Latte esondato. Sbavatura varie. Chi più ne ha più ne metta. Il beige è l’unico colore che riesce – almeno è quello che credi tu – a mimetizzare lo sfacelo in corso.

E mentre tu ti domandi decine di volte al giorno: “Ma perché questa roba è bagnata?”, Loro ti vengono a trovare a casa, ti portano i pasticcini e dicono: “Che bello, guarda come stai bene! Eh, questi primi mesi sono magici, goditeli!”.

Tu alzi gli occhi al cielo, sbuffi e imprechi silenziosamente…

Le settimane e i mesi si rincorrono, la tua vita è preda di un frullatore impazzito. Da questa giostra non si scende, devi imparare a surfare sul caos per non esserne travolta.

Appena osi pensare che forse – forse! – inizi ad avere tutto sotto controllo, la bambina comincia a  gattonare.  In preda all’eccitazione del momento, ti senti come Galileo, “Eppur si muove!”

Poi la bambina punta dritta allo straccio che hai lasciato sul pavimento in cucina e tenta di dare una leccatina orientativa. Lì capisci che, proprio come ha fatto tua figlia, ora anche il tuo livello di attenzione deve fare uno scatto in avanti.

E mentre tu nascondi i detersivi in cassaforte, sigilli tutti i cassetti con metri scotch tanto che tuo marito sarà costretto a indossare gli stessi calzini per tre giorni di fila prima di riuscire ad aprire il cassetto della biancheria, e sposti lo scovolino del water in cima all’armadietto delle medicine per evitare che tua figlia ci si possa fare un aperitivo, Loro ti telefonano.

“Uh, abbiamo visto il video, la bambina gattona! Un ragnetto che zampetta per casa, che amore, goditelo!”.

Tu alzi gli occhi al cielo, sbuffi e imprechi silenziosamente…

Poi una mattina succede che ti svegli e ti accorgi che domani tua figlia compirà un anno.

Un anno.

Da non credere.

Il tuo fisico si è ripreso dalla gravidanza.

L’allattamento è finito. Il panico da neonato, pure.

La bambina gattona in tutta casa, ogni tanto lecca il pavimento, è vero, ma in fondo sono tutti anticorpi. Da tempo hai smesso di indossare informi maglioncini beige, una camicia bianca non è più un sogno proibito.

Ormai tutte le mattine tua figlia va al nido e la sera, quando vuoi uscire, la lasci con una babysitter. Non siete più una cosa sola: l’ha capito lei per prima e ora lo stai realizzando pure tu.

E mentre nella luce del mattino la guardi nel suo lettino dove – incredibilmente – dorme ancora, capisci all’improvviso una cosa davvero importante.

Il tempo non scorre mai così veloce come quando si ha un figlio.

Ma soprattutto: il tempo non torna indietro.

Le prime settimane. I mesi dell’allattamento. Il primo sorriso. Il primo dentino. Il primo, incerto: Ma-ma. Ogni giorno c’è qualcosa di nuovo, e qualcosa che si perde per sempre.

E allora, con sconcerto, realizzi che avevano ragione Loro.

Un figlio è una cosa straordinaria. E allora goditela, goditela, goditela.

 

(ps. tanti auguri, amore mio…)