Come si fa a mantenere un hobby quando si diventa mamme?

Essere mamma e avere tempo libero per seguire una passione. Una missione impossibile? No se mettiamo in campo tutte le nostre capacità organizzatrici!

Qualche anno fa, prima di sposarmi, prima di avere una figlia, prima ancora di avere una casa da gestire, ho iniziato un corso di teatro.

Non era difficile uscire la sera e tornare a casa all’una.

Non c’erano problemi se avevo il sabato e la domenica interamente occupati.

Mi piaceva, lo avevo desiderato per moltissimi anni, e l’ho fatto.

Poi sono iniziati i primi lavoretti e la sveglia suonava troppo presto.

Ma ho continuato ad andare.

Poi è arrivata la casa e il matrimonio.

Ma ho continuato ad andare.

Poi sono rimasta incinta.

Ma ho continuato ad andare.

Poi ho avuto una bambina.

“E lì ti sei fermata” – direte voi.

No, ho continuato ad andare.

Come si fa a mantenere un hobby quando si diventa mamme?

All’inizio è un miraggio anche solo l’idea di farsi una doccia, me lo ricordo bene!

Ma i mesi passano, e per sopravvivere all’uragano che ha sconvolto la tua vita, devi aggrapparti a qualcosa di solido.

Altrimenti te ne vai alla deriva, ti perdi.

C’è stata una fase in cui ero talmente immersa nel ruolo di mamma che non mi riconoscevo più.

Ero diventata una Marta sbiadita, annacquata, inconsistente.

La stanchezza mi mangiava pezzettino a pezzettino.

E lì ho capito che era il momento giusto per tornare a teatro.

In primo luogo perché volevo davvero tantissimo farlo.

Mi mancavano le prove, gli spettacoli e la mia compagnia.

In secondo luogo perché mi serviva uscire di casa.

Staccare la testa, ignorare i piatti da lavare, le lavatrici da fare, i ciucci da sterilizzare, i pianti da calmare.

I pianti.

Eccolo l’unico vero grande ostacolo.

Non è stata l’organizzazione generale (anche se mentirei se dicessi che è stato semplice), non è stato neanche mio marito, molto disponibile invece a lasciarmi il mio spazio.

Non sono state neanche le mille e mille critiche che mi sono sentita rivolgere, del tipo:

“Un hobby?? Ma sei mamma! Non ti basta?”

“E la lasci sola con il padre?”

“Hai del tempo libero? E non lo passi con tua figlia?”

Sono stati i pianti l’unico vero scoglio su cui all’inizio continuavo a sbattere.

Lei piangeva quando andavo via. E io piangevo più di lei. Poi mi facevo forza e uscivo. E continuavo a piangere in macchina.

Sensi di colpa?

Impossibile non averne.

Anche perché, a differenza del lavoro, sai che è solo una tua scelta.

Che potresti rientrare in casa, metterle il pigiama e farla addormentare tra le tue braccia.

Ma non potevo e non volevo farmi travolgere.

Ci sono le altre sere della settimana per coccolarla.

E poi non è sola, è con il papà.

Che le vuole altrettanto bene.

Comunque, dopo le prime volte, non ha pianto più, quindi, a posteriori, posso dire che è servito a prepararci per distacchi più lunghi.

Ora è cresciuta e sa che quando mamma esce la sera va a “teato”.

Non sa cosa sia, ma lo accetta come parte integrante della routine settimanale.

Quali che siano i nostri “hobby” (uno sport, la palestra, dipingere, recitare, suonare uno strumento ecc.), chi dice che dobbiamo smettere solo perché siamo mamme?

La fatica è tantissima.

Il tempo libero, se non esiste, va creato e per crearlo a volte c’è un unico – crudele – sistema.

Sacrificare (ancora di più) le ore di sonno.

E poi essere sempre pronti a cogliere le occasioni… Per me, ad esempio, significa studiare il copione nei momenti e nei posti più impensati…fuori la scuola, mentre si prepara la cena, durante una qualsiasi fila (alla posta, al supermercato, dalla pediatra).

E di notte, ovviamente.

Ripetere le battute in macchina mentre guido.

Provare i movimenti mentre vado dalla camera da letto al salone.

Con buona pace di mio marito che ormai è abituato a vedermi compiere strane giravolte in casa brandendo oggetti immaginari.

O sentirmi dare risposte insensate.

“Amore, che facciamo stasera?”

La nostra roba è qui

“Quale roba? No, io dicevo per cena. Che facciamo?”

Eccole le sardine

“Le sardine?? Per cena?? ma non le voglio!”

Ma è la polizia? vuoi che la polizia venga qui e mi trovi in mutande?” (cit. Rumori fuori scena, di M. Frayn)

“Ah, ho capito. Il copione. Va bene, ordino dal cinese pure stasera.”

Insomma, vale sempre il detto che se vuoi, puoi.

Personalmente, non vedo l’ora di scoprire quale sarà la grande passione di mia figlia e di supportarla in tutti i modi possibili.

Anche dandole l’esempio che con forza di volontà (e tanta organizzazione!) potrà fare ed essere tutto ciò che vorrà.

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