In alto i calici: sono sopravvissuta alle feste con mia figlia!

Al secondo round di festeggiamenti da mamma, lo dico ad alta voce: le feste con i figli sono una croce! Su, dai: non fate quelle facce sconcertate… Ma sopratutto: prima di segnalarmi ai servizi sociali, leggete qui…

Natale con i figli

…e poi arriva l’Epifania che tutte le feste porta via…

Insomma, in altre parole:

anche quest’anno siamo sopravvissute alle feste con i figli (e con tutti gli altri parenti, ma questo sarà un altro post…).

Al mio secondo round di festeggiamenti da mamma, lo dico a voce alta, a costo di sembrare un mostro:

le feste con i bambini sono una croce.

Ahhhh… Ora non mi guardate così!

Lo so che adesso pensate che io sia una brutta persona.

Ma prima di segnalarmi ai servizi sociali, statemi a sentire.

Perché di quello che affermo ho le prove.

Prove inconfutabili, incontrovertibili.

E sono sicura che tante di voi – a parte le solite mamme perfette di figli perfetti, che finora ho incontrato solo online, ma alla cui esistenza in carne e ossa dò ancora il beneficio del dubbio – sanno bene di cosa sto parlando…

Si comincia l’8 dicembre con le decorazioni.

Tu t’impegni, fai l’albero, disponi fiocchi e ghirlande.

Gli angioletti pendono dal soffitto, le palle di natale sono ovunque…

Mentre annodi e appendi canticchiando All I want for Christmas is you (rigorosamente nella versione di Mariah Carey), nella tua testa già immagini il meraviglioso quadretto di te, il chioccio e piccola otaria che scartate pacchetti nel vostro salotto trasformato nel soggiorno di Babbo Natale a Rovaniemi.

Una cartolina vintage direttamente dagli anni Cinquanta.

Natale anni Cinquanta

Ma commetti un errore da principiante.

Volti un attimo la schiena, forse per rispondere al citofono, o magari per dare una girata alla cena che cuoce sul fuoco…

Una distrazione che dura una manciata di secondi appena e…

BOOM! CRASH!! BANG!!!

Altro che Lapponia: pare di essere finiti dentro un film di Bud Spencer, uno di quelli girati negli anni Ottanta in cui le risse avevano effetti sonori da fumetto.

Ti lanci verso il salotto: ma l’orrida verità di quello che è successo, dentro di te, già la conosci.

La scena che ti si para davanti non è che una conferma.

Il tuo abete lappone di un metro e ottanta è riverso e agonizzante sul pavimento.

Tua figlia è il killer, ed è più spietata di Jean Réno in Léon.

Lui almeno alle piante ci teneva.

jean reno

Lei invece saltella tra le frasche e rimira con evidente soddisfazione il nostro albero destrutturato.

Le successive tre ore le passi a raccattare frammenti microscopici di palline e lucine schizzati ovunque.

Ramazzi come se non ci fosse un domani, ramazzi che in confronto la Befana nella notte del 5 gennaio è una lavativa.

Perché tua figlia l’assassina di abeti gattona dappertutto e inghiotte tutto quello che incrocia al suo passaggio, e ci manca solo la corsa natalizia al pronto soccorso per indigestione di decorazioni…

La sera, tuo marito, debitamente avvisato dello sfacelo, torna a casa con un orrido alberello di 30 cm comprato dal cinese all’angolo.

Una specie di Spelacchio affetto da nanismo, tanto per rendere l’idea.

E quello sarà il vostro albero di Natale, peraltro piazzato in cima alla libreria.

L’unico posto in tutta la casa dove le manine paffute e impietose di tua figlia non riescono (ancora) ad arrivare. Certo: la conseguenza collaterale è che chiunque entra in casa ti chiede stupito:

Ma come, quest’anno non l’avete fatto l’albero?

Per fortuna il cenone del 24 non lo fate a casa tua, ma dai tuoi genitori.

Loro – che ormai i figli ce li hanno belli e cresciuti e fuori casa – hanno un albero che sembra uscito da una rivista d’arredamento, addobbato con palline in vetro di Murano soffiato e avvolto da metri e metri di festoni argentati.

Tu arrivi, sei in ritardo (ma perché i bambini scelgono sempre il momento in cui siamo tutti pronti e profumati con un piede fuori dalla porta per dare sfogo alla creatività dei loro intestini??), ti scusi, baci tutti, auguri, auguri e, finalmente, ti siedi.

Inizia il cenone.

La tavola è una cornucopia: salmone, aringa, olive, baccalà mantecato, chi più ne ha più ne metta. E siamo solo all’antipasto.

Ma mentre stanno per passarti il vassoio con le tartine al caviale, la tua figlietta, che fino a cinque minuti prima rideva come una matta assieme ai cuginetti, arriva gattonando da te.

Alza le braccine per essere presa: ha una faccia mogia mogia, l’occhietto improvvisamente lucido…

…e 39.5 di febbre.

Il resto della serata la trascorrete core a core sul lettone dei tuoi genitori, lei che sui lamenta e suda, tu in preda ai sensi di colpa per non esserti accorta prima che stava male e averla fatta uscire di casa.

In un modo o nell’altro, ‘a nuttata passa.

Arriva il giorno di Natale.

Tu: uno straccio, grigia in faccia, occhiaie.

Lei: un palletta rosa e fresca e contenta, come se avesse dormito nove ore di fila.

Insomma: la creatura ha sfebbrato, olé!

Di ottimo umore – anche perché pure oggi sei ospite e non padrona di casa – ti prepari e la prepari. Nemmeno gli intestini nuovamente creativi e il loro micidiale tempismo riescono a scalfire il tuo stato d’animo finalmente intonato al Natale.

Arrivi a casa della zia, quella che cucina bene, pronta alla grande abbuffata, alle battute, alle chiacchiere in famiglia. Mentre girano i cocktail di benvenuto, anche tua figlia è di umore celestiale. Assaggia un po’ di parmigiano, gorgheggia, sorride a tutti e poi si fa mettere al letto per il pisolino senza protestare.

Evviva, i pianeti si sono finalmente allineati! Ora sì che puoi goderti il tuo Natale!!

Ma mentre sei lì che indugi sullo sformato di carciofi, ti rendi conto che stai tremando. Però: fa freddo qua dentro, possibile che nessuno se ne accorga? E pure queste voci, questo caos, ma perché strillano tutti? Ogni risata ti rimbomba nella testa e poi…

…etciù, etciù, ETCIÙ!!

Inaspettata, la sfilza di starnuti che produci ha effetto immediato sul naso, che inizia a colare. La gola ti pizzica, gli occhi lacrimano e percepisci distintamente quel brividino inconfondibile nelle ossa…

Insomma.

Tua figlia non è solo un’assassina di abeti: è pure un’untrice. E come un cecchino fa sempre centro. Anche oggi, anche a Natale.

Il resto della giornata lo passi nella camera di zio e zia.

Sdraiata sul letto con un plaid buttato addosso, una tazza di Tachiflu sul comodino, le tempie che pulsano e un febbrone da cavallo che galoppa veloce…

Ma non ti preoccupare: ti assicuro che ti rimetterai proprio quando dovrai tornare al lavoro dopo le ferie (?) natalizie. Del resto succede sempre così… 

Dunque, lo ribadisco: le feste con i bambini sono una croce. Non provate a convincermi del contrario.

Però, però…

Mentre tra un sorso di Tachiflu e una soffiata di naso a trombetta lo spirito dei Natali passati – quelli in cui le feste te le godevi davvero – ti fa marameo dal tuo ieri, lo spiritello del Natale presente è lì che gattona ai tuoi piedi e lecca il pavimento. 

E sì: ti stressa, ti stanca, ti sfinisce, ti contagia e si succhia pure tutte le tue ferie.

Eppure, incredibilmente, non vorresti mai tornare indietro.

È forse questa la magia del Natale?

No, non lo è.

Perché questa, di magia, dura tutta la vita…  

(Buon 2018 a tutte voi!)