Quando papà (o mamma) va fuori per lavoro…

Cosa succede quando un genitore è costretto ad andare in trasferta? Cosa prova il bambino? Come aiutarlo a gestire al meglio il distacco?

Gennaio 1987

Una bambina triste osserva il papà fare la valigia.

Non è la prima volta, non sarà l’ultima.

Sa già che non lo vedrà per molto tempo.

È troppo piccola per capire il perché.

Gli infila nella borsa un suo giochino.

Così – pensa – dovrà ritornare per forza per riportarglielo.

 

Gennaio 2017

Una bambina triste osserva il papà fare la valigia.

Non è la prima volta, non sarà l’ultima.

È troppo piccola per capire il perché.

Le spiego con pazienza che lui presto ritornerà a casa, ma so anche quanto le mancherà.

Quel groppo in gola che sente, lo conosco bene.

Mio padre era militare e per anni è stato un continuo partire.

La tristezza infinita nel vederlo uscire di casa, la gioia incontenibile quando ritornava.

Ora rivedo quelle stesse emozioni in mia figlia, ogni volta che mio marito deve assentarsi.

Fortunatamente non sono mai periodi lunghissimi.

Il massimo, fino ad oggi, è stato un mese.

È una realtà che tocca molte famiglie.

A volte deve assentarsi il papà, a volte è la mamma a dover andare fuori per lavoro o per altri impegni.

E chi resta a casa deve fare il possibile per mantenere la serenità.

Anche se è un po’ triste anche lui/lei.

Inutile fingere il contrario, tanto il bambino lo intuisce.

L’importante è che la tristezza non si protragga per giorni.

Mi sento ormai un’esperta nel gestire la situazione.

Avendola poi sperimentata sulla mia pelle, riesco ad intuire e prevenire crisi di pianto e nostalgia.

Intanto, a differenza degli anni Ottanta, oggi abbiamo gli smartphone.

E minuti illimitati.

Messaggi illimitati.

La possibilità di inviare foto.

(Se penso che papà chiamava ogni due giorni da una cabina a gettoni!)

Quindi la sera, dopo cena, sul lettone, una lunga videochiamata fa tornare il sorriso e accompagna al sonno con serenità.

E poi, visto che la situazione è particolare, è bene viziarsi un po’!

Io credo tantissimo nel potere consolatorio del comfort food.

E del junk food.

E se di norma le nostre scelte alimentari sono ben diverse, in quei giorni faccio saltare tutti i miei principi.

Avendo poi una figlia piccola ma vanitosa, le concedo anche qualche coccola in più e uno strappo alle regole consuete.

Lo smalto insieme.

Il vestito di carnevale da principessa anche se fuori stagione.

Film Disney come se non ci fosse un domani (che è una scusa pure per me per rivederli).

Serata mamma e figlia – starter pack

In genere, riusciamo a distrarci abbastanza.

Anche se papà ci manca.

Tantissimo.

E ci sono sere che neanche rivedere La Sirenetta mangiando sul divano può farci dimenticare che a tavola o nel letto c’è un posto vuoto.

Personalmente, quando mio marito sta fuori per qualche giorno, capisco quanto conti su di lui nella quotidianità, nelle faccende di tutti i giorni.

E provo un’immensa stima per le mamme single, quelle che ce la fanno da sole, sempre.

In genere, quando lui torna, non gli lascio neanche il tempo di posare la borsa a terra.

Gli lancio letteralmente la bambina.

Perché dopo essere stata per giorni da sola con lei sono (come dire…?) prossima all’esaurimento nervoso leggermente stanca.

E la bambina, d’altra parte, è ben lieta di tuffarsi tra le sue braccia.

Mio padre, di ritorno dai suoi viaggi, mi portava sempre qualcosa (un gioco, un dolcetto…).

Ma credo che se mio marito tornasse con un unicorno alato a dimensione naturale, lei neanche se ne accorgerebbe.

In genere va così:

Lei, con occhi scintillanti, gli dà mille baci e ripete infinite volte “Papà, sei tonnato”.

Lui la guarda come se non la vedesse da anni. “Come sei cresciuta, quante cose mi sono perso” (anche se era via da tre giorni).

Si abbracciano e si raccontano tutto, parlandosi l’uno sull’altra.

Io, dopo un bacio e un abbraccio rapido, mi concedo una lunghissima doccia.

Poi preparo la cena.

E apparecchio finalmente per tre.

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