Come scegliere l’asilo giusto? Due mamme confrontano privato e pubblico

Scegliere l’asilo per i nostri figli: difficile, difficilissimo… O no? Lo yoga, l’inglese, la mensa biologica servono davvero? O basta che la maestra non sia la strega di Hans e Gretel?

come scegliere l'asilo nido

L’esperienza di Marta, mamma di Tea: “Noi abbiamo optato per l’asilo privato”

Asilo nido e materna
L’asilo di Tea: yoga, musica, Montessori, inglese.

All’inizio, niente nido.

L’ho mandata dai nonni.

Ci è stata due anni. Poi le esigenze, d’un tratto, sono mutate.

I motivi sarebbe lungo spiegarli. Solo che, fuori tempo massimo per le iscrizioni al comunale, siamo finiti in un privato.

La scelta l’ho fatta in 24 ore.

Dopo essermi documentata a tempi di record su tutto quello che c’era nel mio paese e in quelli limitrofi, alla fine ho optato per quello situato in posizione strategica tra casa mia e casa, appunto, dei nonni.

E diciamo che, una volta tanto nella vita, ho avuto quella che si chiama una grandissima botta di… fortuna.

Asilo bilingue, metodo Montessori.

Mensa bio, yoga e musica una volta la settimana, orario flessibile, pediatra, logopedista e psicologa a disposizione in caso di necessità, aperture serali per consentire ai genitori di uscire e, soprattutto, al primo posto, maestre eccezionali di cui mi sono pazzamente innamorata. E di cui mia figlia è pazzamente innamorata.

Mai un capriccio per andare a scuola, in un anno non ha mai pianto una volta.

E io, che ero tanto preoccupata di mandarla fuori dalla famiglia, mi sono tranquillizzata.

Complice il numero piccolo (8 bambini circa a classe) è seguitissima.

Però, con l’avvicinarsi dei 3 anni, dovevamo scegliere la materna.

Fermarci qui o andare in un asilo comunale?

Ci abbiamo pensato e ripensato.

Per motivi logistici, avremmo dovuto scegliere un paese diverso dal nostro di residenza, dove avremmo pagato comunque una retta. Una cifra inferiore, è vero, ma confrontabile.

E allora perché spostarci?

Le serve davvero lo yoga, la musica, l’inglese? Sono sincera, non lo so.

Non so se, nel tempo, porterà dei risultati investire sulla sua formazione già in così tenera età. Ma adesso sta funzionando, sta imparando tantissimo.

In pochi mesi ci hanno restituito una bambina diversa.

Collaborativa, serena, ordinata, socievole, che canta (e conta!) sempre in inglese.

E poi autonoma, con tanta voglia di fare tutto da sola.

No, quest’incantesimo non posso rischiare di spezzarlo!

L’esperienza di Flaminia, mamma di Matilde e Tommaso: “Trovare l’asilo giusto? Serve un po’ di sano fatalismo”

come trovare l'asilo giusto
Matilde e Tommy: per loro asilo comunale

La prima volta che sono rientrata al lavoro dopo la nascita di Matilde (un lavoro da dipendente, non da freelance casalinga con nonni d’appoggio e riunioni fatte con la carrozzina parcheggiata al lato della sedia) è stato tutto piuttosto rapido.

Un contratto – a termine -, un lavoro su turni, data di inizio: luglio 2014.

A metà maggio quindi mi sono trovata di fronte all’esigenza di collocare in qualche modo mia figlia senza gravare troppo sui nonni e sul papà.

Era un periodo logisticamente complesso, per me perché non avevo mai affrontato il distacco, e poi c’erano questioni familiari che rendevano i nonni non sempre immediatamente disponibili (non per loro volontà).

Matilde aveva poco più di un anno, ed era già molto indipendente.

Mi sarebbe servito un nido che la accogliesse 3 giorni a settimana, potendo io gestire gli altri due con i turni e lavorando il weekend, quando a casa con lei ci sarebbe stato mio marito. 

Non ho dovuto cercare a lungo.
Al piano terra del palazzo dei miei genitori aveva aperto la filiale di un rinomato asilo nido trilingue. Il primo colloquio con la coordinatrice mi aveva lasciato una bella sensazione.
Oltre tutto avrebbero potuto adeguarsi ai nostri ritmi senza problemi, con una retta esorbitante ma più bassa degli altri nidi privati di quartiere. E no, non sono andata a vederne altri.
Flash-forward, un anno dopo…

Compilo a dita incrociate la domanda per il nido comunale (con la speranza di ammortizzare un po’ l’esborso per la retta).

Un’amica mi suggerisce: “Metti come scelta una sezione ponte, sono poco richieste e magari rientrate”.
Nel frattempo era un ***momento di riflessione*** tra un contratto a tempo determinato e un altro (brutto dire disoccupazione, però è quello che era) e nella domanda del nido il fatto che io non lavorassi ci toglieva una quantità di punti significativa.
Ci provo, mi dico, ci diciamo.
E segniamo tra le preferenze la sezione ponte (un “nido avanzato” per i bambini tra i 2 e i 3 anni) del plesso che idealmente avremmo voluto per Matilde fino alle medie.
Geograficamente comodo per tutti, in un bel quartiere, con ottime recensioni dal passaparola fra genitori. E che anch’io avevo frequentato, eoni fa.
la materna negli anni 80
Interno classe, anni 80: io sono quella col vestito bianco, secondo banco a destra
Niente, non l’hanno presa.
Così confermiamo l’iscrizione cautelativa a un altro nido privato.
Quello dell’anno precedente aveva cambiato gestione e condizioni economiche diventando un tantino proibitivo.
Se fosse stata l’istruzione da cui dipendeva il futuro scolastico e professionale di Matilde, avremmo anche fatto il sacrificio, ma che imparasse a dire bonjour e lapin passando del tempo con una maestra francese non valeva la spesa.

Il nuovo nido lo abbiamo scelto in base a tre criteri: vicinanza, pulizia e “non ci sembrano torturatori di bambini e poi hanno la sabbiera e l’angolo dei travestimenti”.

Il 13 agosto eravamo tranquilli a fare colazione al mare quando arriva La Chiamata: ripescati!

Così è iniziata l’avventura della mia primogenita nella scuola pubblica.

Ora è toccata al piccoletto, e se possibile siamo andati ancora più sereni.
Nemmeno un open day per il nido, ma abbiamo messo primo in lista quello già frequentato da figli di amici che sembravano essere sopravvissuti egregiamente e senza traumi visibili.
Impressione confermata dopo 8 mesi di frequenza.
Adesso l’obiettivo e ripetere il “colpaccio sezione ponte” e averli finalmente entrambi nello stesso edificio scolastico. Senza troppe ansie, senza crearsi dilemmi da troppa scelta.

La scuola pubblica italiana è eccellente, i problemi ci sono ovunque e non sono mai insormontabili.

In fondo ciò che conta di più sono le basi che forniamo noi a casa.
La curiosità, l’educazione, la gentilezza, l’empatia, l’amore per la lettura: si imparano dalla famiglia. E poi si mettono alla prova nel mondo esterno.