Regalo di fine anno alle maestre. Io scelgo l’elogio dell’imperfezione.

Il pensierino di fine anno è come La Cosa. Puoi correre, ma non puoi sfuggirgli. E allora basta cornicette, foularini e gingilli più o meno dimenticabili. Scegliamo qualcosa che abbia davvero un valore aggiunto.

pensierino di fine anno

Ah, la bella stagione.

Il sole che torna a farsi vedere.

Le calze che gradualmente se ne vanno in letargo nell’angolo più recondito del cassetto.

Le vacanze che già iniziano a titillarci, facendoci sognare mojito sorseggiati al tramonto, solo noi e una palma da cocco, mentre le onde del mare ci fanno il solletico alle caviglie… (anche se poi finiremo nello stabilimento per famiglie, con Rovazzi a palla e un’imbarazzante prossimità con la panza protundente del nostro vicino di ombrellone. Ma va beh, sognare non è mica vietato.)

C’è però un interrogativo da sciogliere prima di partire.

Una domanda che assilla da aprile ai primi di giugno tutte noi mamme con figli inseriti in una struttura scolastica di qualsiasi ordine.

Asilo, materna, elementari, medie.

Forse si salvano solo quelle che i figli ce li hanno ormai al liceo. Forse.

Il punto interrogativo che ci rotola nella testa, che agita chat di classe, che rimbalza nei gruppi su Facebook, la domanda capace di spaccare il gruppo genitori in guelfi e ghibellini è sempre la stessa:

Che cosa regaliamo alle maestre a fine anno?

L’usanza del regalino alle maestre è una di quelle liturgie a cui, volenti o nolenti, ci sottoponiamo ogni anno.

Possiamo sbuffare.

Possiamo procrastinare.

Possiamo sognare che, solo per una volta, la questione del “pensierino di fine anno” finisca in cavalleria.

Ma in realtà sappiamo già che è statisticamente più verosimile riuscire a sorseggiare quel mojito di cui si parlava prima (che già di suo ha grado di probabilità pari allo 0,000001%), piuttosto che riuscire ad arrivare a giugno senza che nessuno sollevi l’argomento e si autoincarichi di far partire la raccolta dell’obolo.

Di solito avviene poco dopo Pasqua. Mentre tu sei in ufficio o magari in fila alla posta o ancora a casa che imposti il pranzo.

Ping! 

“Mammine, buongionissimo!! È ora di iniziare a pensare al regalo della maestra Bianca e della maestra Alice. Se volete, posso occuparmi io di raccogliere le quote (smile, cuore, bacio e tutti gli altri emoji del caso)”.

E come direbbe Luigi XV: après ça, le déluge…

Perché dopo questo ferale messaggino, per almeno una settimana il ping! di WhatsApp scandirà le tue giornate (e nottate).

Intanto c’è da decidere l’entità della quota: e qui partono negoziazioni degne di un tavolo sindacale da Inghilterra degli anni Ottanta, con tanto di spericolate citazioni dal “Capitale” di Marx (come sei caduto in basso, Carletto…).

Poi c’è la mamma che ha due figli gemelli che chiede se lei deve mettere quota doppia e fa una cagnara quando le dicono di sì.

C’è quella che ce l’ha con la maestra Alice e che partecipa solo al regalo della maestra Bianca.

E quella che fa la rappresentante di Herbalife e prova a spacciare i suoi beveroni come regalo “originale e salutare”…

Insomma: il regalo di fine anno è come La Cosa. Puoi correre, ma non puoi sfuggirgli.

E allora, rassegniamoci: e che regalo di fine anno sia!

Ma anziché la centesima cornice con la foto di classe (abbiate pietà di queste povere maestre!), la borsetta di Carpisa che inizia a sfarinarsi dopo tre settimane di utilizzo o la fagioliera perché pensate di voler fare un regalo originale – giuro che anche questa è tratto da una storia vera… -, utilizziamo questa occasione per regalare qualcosa che abbia davvero un valore aggiunto.

Non sto parlando di una donazione ad Amnesty o ad altre cause a nome delle maestre.

La beneficienza ognuno la fa a chi crede, è qualcosa di estremamente personale.

Io sto parlando di regalare alle maestre (o maestri, mica siamo negli anni Cinquanta) accessori di pelletteria realizzati con pelli pregiate e finiture artigianali. E, al contempo, di regalare un’opportunità di riqualificazione sociale alle detenute del carcere di Verona.

In altre parole: sto parlando di Progetto Riscatto.

Nel 2014 Mario Gastaldin, artigiano veronese e titolare di Cordovano, bottega di pelletteria di lusso nel cuore della città scaligera dal 1976, entra casualmente in contatto con il Carcere di Verona

 

Nell’incontro con i detenuti, percepisce subito il desiderio di avere qualcosa da fare nelle lunghe giornate di detenzione, insieme all’esigenza di favorire il loro reinserimento sociale e lavorativo una volta scontata la pena in carcere.

 

Progetto Riscatto nasce con la volontà di ridare nuova speranza a chi ha sbagliato. Attraverso le attività nel laboratorio di pelletteria creato all’interno della Casa Circondariale di Verona, i detenuti hanno la possibilità di mettersi in gioco in una nuova opportunità, imparando un mestiere, affinando competenze e tecniche necessarie per la produzione di accessori di alto livello qualitativo.

Ho ricevuto il bracciale Riscatto dal signor Gastaldin: e me ne sono innamorata.

Ogni dettaglio è curato ed elegante, a partire dalla confezione.

pensierino di fine anno

E quando la apri poi si sprigiona quel profumo, inebriante e inconfondibile, che solo la pelletteria di qualità ha…

Il dettaglio che fa la differenza è l’incisione. Io ho chiesto di personalizzare il mio bracciale con le lettere V e R, iniziali mia e di mio marito.

regalo fine anno maestre

Per le maestre può invece essere carino incidere la classe: 3B, 1C… Un piccolo memento d’affetto, che non ingombra, non impegna, non prende spazio, ma fa il suo dovere.

Regalare in un contesto collettivo – come appunto il pensierino di fine anno alle maestre – un oggetto con un impatto sociale significa che ai nostri bambini vogliamo insegnare quello che davvero conta.

La solidarietà.

La tolleranza.

La comprensione verso il prossimo.

L’importanza di dare a tutti una seconda chance.

Insomma, mammine…

Quest’anno se volete, le quote per il regalo della maestra Bianca e della maestra Alice le raccolgo io.

Buongiornissimo!!!