La prima volta che lasci i figli. Ovvero: Mamma Pinguino e il Chioccio vanno a Pantelleria.

Un invito a un matrimonio. Una cassata nuziale da 30 chili. Un’isola lontana da tutto e tutti. E i nonni pronti a fare da babysitter…

Lasciare i bambini a casa

L’invito era arrivato all’improvviso, qualche mese prima, via email.

L’amico siciliano aveva dato l’annuncio: “A fine giugno mi sposo a Pantelleria. Venite?”.

La prima reazione di Mamma Pinguino era stata: “Congratulazioni e grazie. Ma no, non possiamo venire a Pantelleria“.

Isola bellissima, per carità: un paradiso selvaggio di pietra lavica, uno scoglio pieno di capperi e passito in mezzo al mare.

Lontanissimo da tutto e da tutti.

L’ideale, insomma, per una fuga romantica.

Molto meno ideale per portarci una bambina di un anno e mezzo.

Mamma Pinguino si apprestava a scrivere un garbato e rammaricato rifiuto, ma il Chioccio l’aveva fermata.

Con una strana luce negli occhi, l’aveva buttata là: “E se…”

“E se cosa?”

“E se lasciamo la bambina con i nonni?”

“Da sola?”

“No, amore. Con i nonni”

“Sì, ma senza di me”

“Esatto”

“E senza di te”

“Esatto, amore. Con i nonni. Hai presente i nonni? Che poi sarebbero i tuoi genitori”

“Senza di me, quindi”.

“Sì, amore”

“E senza di te”

“Ma che ricominci?!”

“Scusa, scusa. Solo che non l’abbiamo mai lasciata…”

“Appunto. Ormai Piccola Otaria ha un anno e mezzo, amore”

“Appunto lo dico io. E’ piccola”

“Mica tanto. Ha tutti denti, cammina, mangia qualsiasi cosa. L’altro giorno in cascina si è fatta fuori un risotto barbabietole e gorgonzola”

“Che c’entra il gorgonzola”

“C’entra. Direi che una bambina che riesce a mangiare una roba del genere è abbastanza grande per restare dai nonni tre giorni senza rischiare di morire d’inedia. E poi…”

“E poi che?”

“E poi non hai voglia di passare un finesettimana io e te, te ed io?”

“Beh…”

“A Pantelleria?”

“In effetti…”

“La torta nuziale sarà una cassata da 30 chili”

“OK. Prenoto il volo”

“Bene, amore. Sapevo che con te basta toccare le corde giuste”

E così, il volo fu prenotato. L’hotel (con piscina a filo vista mare) pure.

I nonni impazziti di gioia all’idea di avere Piccola Otaria tutta per loro per qualche giorno.

Mamma Pinguino e il Chioccio chiusero il loro microscopico trolley (ah, la sensazione dimenticata di partire per il mare con solo due costumi e un paio di pareo in borsa!) e s’imbarcarono sull’aereo.

Mamma Pinguino: “Che dici, chiamo i miei prima di decollare?”

Il Chioccio: “Ci hai parlato due minuti fa”

“Sì, ma se Piccola Otaria chiede di me?”

“Le diranno che la mamma torna presto”

“E se piange?”

“La consoleranno”

“E se non riesce ad addormentarsi senza di me?”

“Prima o poi dormirà”

“E se non mangia per la tristezza e la nostalgia della mamma?”

“Direi che è altamente improbabile. Ricordati: barbabietole e gorgonzola”

“Sì, OK. Ma se mangia di meno per la tristezza e la nostalgia della mamma?”

“Direi che anche questo è altamente improbabile”

“E se io non mangio per la tristezza e la nostalgia?”

“Amore. Tesoro. Hai gli occhi a forma di cassata da quando hai prenotato il volo”

“Ma a te non manca?”

“L’abbiamo salutata mezz’ora fa, al check-in”

“E che c’entra? Ti ricordo che è nostra figlia”

“Grazie, amore. Rischiavo di scordarlo, in effetti”

Mamma Pinguino accusò il Chioccio di essere un bruto insensibile. Trascorse le successive ore di volo guardando sul cellulare foto e video di Piccola Otaria.

Appena atterrarono, chiamò i nonni.

Poi chiamò di nuovo.

E poi ancora una volta.

Così, tra una telefonata e l’altra, giunse la sera a Pantelleria. Mamma Pinguino andò a dormire agitata; pensava a Piccola Otaria, per la prima volta lontana centinaia di chilometri dai suoi genitori…

Comunque, alla fine, Mamma Pinguino si addormentò.

L’indomani si svegliò bella riposata; riposata come non ricordava di essere mai stata.

Ah, la prima notte senza figlia dopo un anno e mezzo!

Si stiracchiò, infilò un costume e un pareo, scese a colazione. Mentre si gustava con calma il suo cappuccino e cornetto, un’improvvisa euforia la pervase. Un pensiero prese forma nella sua mente:

Sono libera. Senza figlia.

Un brivido le scese lungo la schiena.

Un brivido di piacere.

Realizzò che poteva leggere riviste. Che poteva scendere alla spa dell’hotel a farsi fare un massaggio. E che poteva passare le successive 72 senza ascoltare – nemmeno una volta! – la Bella Lavanderina.

Addentò il secondo cornetto per festeggiare. Attese che il Chioccio la raggiungesse nella sala colazione.

Dieci minuti.

Un quarto d’ora.

Mezz’ora.

Mamma Pinguino tornò in camera. Il Chioccio era lì, cellulare in mano.

“Amore, ti aspettavo per colazione”

“Sì, scusa”

“Non mi dire che stai lavorando!”

“No, macché lavorando”

“E allora, dài, su. Diamoci una mossa! Andiamo al mare, prendiamo una barchetta, facciamo un tuffo in piscina…”

“Sì, sì. Solo che…”

“Solo che?”

“Ma tu…”

“Ma io che?'”

“Ma tu non hai nostalgia di Piccola Otaria?”

“Beh, un po’, però l’abbiamo salutata appena ieri”

“Sì, certo… Però…”

“Però?”

“Sta con i nonni! Senza di me! Senza di te!”

“Lo so, lo so! Avevi ragione tu! Era ora di lasciare la bambina per qualche giorno, è grande abbastanza ormai”

“…”

“… che?”

“Senti. Tra un po’ ci andiamo, in piscina. Poi pure al mare. Prendiamo anche la barca, se vuoi. Ma adesso…”

“Adesso?”

“Adesso ci guardiamo un po’ le foto di Piccola Otaria???”

 

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