In vacanza con i nonni

Non andavo in viaggio con i miei genitori da anni, ma poi mi hanno proposto una settimana al mare tutti insieme per godersi la nipotina. Sarebbe stato un incubo o una meravigliosa sorpresa?

Erano passati 15 anni dall’ultima, catastrofica, vacanza con i miei.

Ero da poco all’università, ero fidanzata con quello che ora è mio marito, e l’unica cosa che desideravo era andarmene al mare con lui e il nostro gruppo di amici.

E invece mia madre mi aveva trascinato (non riesco ancora a spiegarmi come) in un viaggio in macchina Roma-Budapest tutti insieme.

Io, mamma, papà e il mio fratellino di 11 anni.

Lo ricordo come un vero incubo.

Le discussioni, la città che ho detestato fin dal primo istante (perdonami Budapest, forse un giorno faremo pace!) i cellulari e le tariffe dell’epoca che mi facevano spendere 20 euro ogni volta che chiamavo il mio ragazzo in Italia per pochi minuti…

E niente.

Avevo giurato che MAI PIÙ nella vita sarei andata in vacanza con loro.

Ma poi le cose sono cambiate, noi siamo cambiati.

E quest’anno quando mi hanno proposto una settimana al mare insieme, solo noi con la bambina (mio marito lavorava), mi sono detta

“perché no?”

Vacanza con i nonni. Croce o delizia?

Poteva succedere di tutto a ritrovarsi a condividere lo stesso tetto dopo anni di pacifica distanza.

Poteva andare benissimo o malissimo.

Una vera scommessa.

Ma la vita – ogni tanto! – ci sorprende in positivo.

Me ne sono accorta fin dal primo giorno.

Arrivo in spiaggia e seguo il rituale che ogni mamma conosce alla perfezione.

Spalmo crema solare su figlia ridotta a cotoletta dopo soli 100 metri di camminata sulla spiaggia (sì, lo so. La crema andrebbe messa prima di uscire. Ma io mi dimentico sempre), cerco di fissarle in testa un cappello che tanto volerà ogni due minuti, stendo asciugamano suo, predispongo secchiello, paletta, rastrello, formine e quant’altro, gonfio i braccioli, l’immancabile unicorno, e mi preparo a ore interminabili di:

“mamma, andiamo a riempire il secchiello al mare”

“mamma, pipì”

“mamma, andiamo ai giochi”

“mamma, ho fame”

“mamma, ho sete”

“mamma, voglio biscotto-banana-patatine-gelato-coccobellococcofresco-acqua-coca-birra”.

Insomma, la solita sfinente giornata al mare di tutte quante.

E invece no.

Non succede niente di tutto questo.

Perché a ogni lagna richiesta della dolce creatura arriva pronta una risposta magica, una dolce musica… come un coro d’angeli:

Amore di nonna/o ci penso io.

Per un attimo penso che forse la stanno viziando un po’ troppo, ma è solo un fugace pensiero.

Non hanno fatto lo stesso i miei nonni con me?

Mentre se ne vanno allegramente a costruire un castello di sabbia sulla riva del mare, io mi ritrovo sola.

Sola.

Seduta sul lettino.

In silenzio (ok, non proprio in silenzio. Si staglia sullo sfondo, come sempre, l’adorabile colonna sonora di ogni estate. La baby dance. Ma stavolta nessuno mi dice “mammandiamoandiamoandiamo“)

Fermi tutti.

Vuol dire che posso davvero sdraiarmi??

Che posso leggere quel libro che porto in giro da mesi e ha il segno a pagina 4?

Lo apro piano, un po’ dubbiosa.

Intanto la mamma vicino a me, con due bambini, un cane e un marito addormentato al sole, sta passando tutto quello di cui sopra.

Lì per lì mi sento in colpa, eh.

Non so bene cosa fare.

Mi sembra di approfittarne.

Allora vado a fare una ricognizione sul bagnasciuga per vedere se sono già impazziti (mia figlia è un po’ vivace).

Invece no.

Mio padre ha costruito già un castello con 4 torri, un fossato, un ponte levatoio. Ci sono anche le finestre. Mancano solo i giardini e la sala da ballo (ma ci sta lavorando).

Mia madre sta decorando il tutto con le conchiglie e vorrebbe iniziare a occuparsi anche della tappezzeria.

Questo è invece il massimo che so fare io

Mia figlia, beata e panata, ride di gusto.

So che questi, un giorno, saranno per lei i ricordi più preziosi della sua infanzia.

A tutti e tre scintillano gli occhi.

E chi sono io per rompere tale incantesimo?

Zitta, zitta sgattaiolo via.

Torno sul lettino, mormoro sottovoce preghiere di ringraziamento e guardo con simpatia la mamma dell’ombrellone vicino.

Tanto, tra una settimana toccherà anche a me la vacanza senza nonni.

Ma per il momento me la voglio godere fino in fondo.

E apro il libro a pagina 4.